Era da un po’ di giorni che volevo scrivere questo post ma a causa di vari impegni lo faccio solo adesso. Ho finito di leggere “Il Burattinaio” di Francesco Barbi la settimana scorsa, è il sequel di “L’Acchiapparatti” ma può essere letto anche come da solo, senza aver letto il libro precedente. Ed ora vi dico le mie impressioni su questo libro. Come il primo libro di Francesco anche questo può entrare nel genere del “low fantasy” anche se, e chi legge il mio blog lo sa bene, a me non piacciono queste divisioni rigide dei generi. Diciamo che è un libro di genere fantastico e facciamo prima. “Il Burattinaio” è un libro particolare ed originale così come lo era “L’Acchiapparatti” sia per la storia, sia per la scrittura, sia per i personaggi. Come e di più del primo libro i protagonisti sono i folli e gli emarginati. Ritornano tante figure che abbiamo apprezzo nella precedente avventura, c’è Zaccaria, Orgo, Guia, Gamara, Steben, Frida e… un personaggio che credevamo defunto… che torna alla ribalta… Ci sono anche tanti personaggi nuovi come l’Indice di Olm, i due fratelli Nodo e Tino, Fulciero, Medoro e Gogloc. E poi c’è il protagonista di questo libro il misterioso Burattinaio che guida i fili di tutta la vicenda. Come nel libro precedente, Francesco riesce a creare (e a “riportare in vita” anche) dei personaggi “veri”, a tutto tondo, reali, tutti con una loro personalità e non mere macchiette. I due mattatori di questo libro sono sicuramente Zaccaria e il Burattinaio ma anche Gamara e l’Indice, con la sua particolare pronuncia di certe parole, ci regalano bei momenti. E proprio Gamara e l’Indice sono i miei personaggi preferiti di questo libro. La storia mi è piaciuta molto coinvolge nuovamente soprattutto i folli, siano essi matti come Zaccarai o esaltati religiosi come l’Indice di Olm, gli emarginati come le puttane,  gli orfani e i poveri. Ci sono molte sorprese e colpi di scena, di cui non vi parlerò, c’è una gestione assai saggia dei personaggi e c’è una porta aperta, una porticina, nel finale che mi è veramente piaciuta, come mi è piaciuto il finale in se stesso. Un punto di forza della scrittura di Francesco, che è migliorata notevolmente dal primo libro (ed era già bravo!), è la descrizione dei luoghi, delle Terre di Confine e del Regno di Olm, tutto estremamente reale e poco fantasy (una cosa che posso rivedere nei telefilm di cui parlato nei post precedenti come Homeland e Boss, questa ricerca del realismo… mi piace molto!). A questo si ricollega, almeno per come la vedo io, anche la scelta dei nomi dei luoghi e dei personaggi, che mi sembra molto legata alla toponomastica medievale della Toscana, ma potrei anche sbagliarmi, è giusto l’impressione che ho avuto leggendo il libro. Come ho già scritto c’è un netto miglioramento nella scrittura di Francesco, un evolversi in uno stile più adulto, più maturo. In conclusione un libro che mi è piaciuto davvero molto, che ti prende come pochi, da cui fa fatica a staccarti perché vuoi sapere come andrà a finire. Un libro che ovviamente vi consiglio di leggere, semmai prima leggetevi “L’Acchiapparatti” così avrete più soddisfazioni nel leggere “Il Burattinaio”.