L’Età Sottile

Qualche giorno fa ho finito di leggere “L’Età Sottile” l’ultima fatica di Francesco Dimitri. Mi è piaciuto molto questo libro più del precedente cioè “Alice nel paese della vaporità“. L’Alice di Dimitri aveva alcuni problemi, era soddisfacente in pieno come “Pan“, il primo libro che abbia mai letto di quest’autore. (Se deve fare una classifica dei romanzi di Dimitri, Alice è all’ultimo posto). Invece questo nuovo tomo ha tutte le carte in regole per essere un libro degno di Pan e, anzi, in qualche modo gli è anche superiore, di poco. “L’Età Sottile” è una storia poco convenzionale sull’apprendistato di un giovane mago. Non è il solito urban fantasy e non è la solita storia di formazione (per quanto queste ormai siano diventante frasi trite e ritrite), è un’opera molto originale e nuova, almeno per come la vedo io. C’è un che di Gaiman e forse di Stroud ma si vede chiaramente che questo libro proviene da quella stessa immaginazione che ci ha regalato “Pan“. Ho apprezzato sia la storia che i personaggi, sia il protagonista che Levi difficilmente si dimenticano, come anche gli altri apprendisti del vecchio mago. Sono personaggi veri calati in una realtà vera, autentica, come per il Muro. Ecco se c’è un pregio particolare di questo libro è che è vero o meglio la magia viene trattata con realismo in maniera assai verosimile. Se la magia esistesse realmente probabilmente sarebbe la magia di questo libro, non è la sua versione di Hollywood per intenderci. Mi è piaciuto molto, quindi, come viene presentata la magia, come avviene l’apprendistato di Gregorio, il protagonista del libro. La magia comporta sacrifici, come tutto nella vita se vuoi farlo bene, e si vede, Gregorio sacrifica molte cose. Mi sono piaciute le descrizioni sia degli ambienti “magici” sia della realtà, per esempio della cittadine del Sud Italia dove va in vacanza ogni estate Gregorio. Francesco riesce a descrivere benissimo sia il mondo “immaginario” che quello “reale”, così bene che mi sembrava di essere lì con i protagonisti mentre erano nel piano astrale o per le vie di Roma. Non è uno di quei fantasy tarallucci e vino in cui si possono sparare palle di fuoco senza tanti complimenti e in cui alla fine il mago eroe conquistare la fanciulla. No, per niente. Il finale è giusto e completo e fa venire voglia di avere un secondo libro da leggere con il continuo della storia di Gregorio. I punti di forza di questo libro, almeno per me, sono la descrizione della magia e dei vari rituali magici, i personaggi, la crescita di Gregorio e la storia. Poi il titolo è decisamente azzeccato. Insomma non c’è niente che cambierei e che vorrei diverso, è un bellissimo libro che ho divorato in poco tempo. E’ un libro che vi consiglio assolutamente, che mi è piaciuto davvero molto, uno dei migliori che abbia letto ultimamente e che metterei vicino a “Godbreaker” di Luca Tarenzi per tematiche e ambientazione e non solo perché, come vedete nella foto, sono vicini di libreria! (Spero che prima o poi quei due pazzi facciano un libro a quattro mani). Infine spero che vedremo presto un seguito ambientato sempre nel Dimitriverso (e non mi dispiacerebbe se ci fosse un cameo dello Sciamano di Roma, non so se intendo!).

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