Il racconto di Natale di Mad Dog: Il Meraviglioso Mondo di Oz

Ecco qui il nuovo racconto di Natale di quest’anno, purtroppo mi scuso se molti miei amici e amiche non sono “entrati” nel racconto, ho dovuto scorciare alcune parti, togliere alcuni personaggi, perché era già troppo lungo questo nuovo racconto. Quindi vi lascio alla lettura augurandovi Buon Natale! Ah, non ve la prendete se siete i cattivi, a Natale non bisogna sempre essere buoni! XD

MUAHAHAHAHAHAH sono Mad Dog il demone ribelle. Se siete qui vuol dire che siete stati taggati da quello spammatore disonesto di Impo per leggere il nostro racconto di Natale di quest’anno! Probabilmente starete già chiamando il vostro avvocato per denunciarmi per la parte che avrete in questa nostra nuova avventura… ma non fatelo, la vostra vita è breve, perché sprecarla nelle aule dei tribunali italici? E dico che la vostra vita è breve perché quest’anno c’è la fine del mondo e non parlo di quei Maya, no, no, io parlo del virus zombie che ho rilasciato mesi fa. Ci sta mettendo un po’ di tempo ma, se ho fatto i calcoli giusti, allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre sarete tutti zombi! Voi, io no. Salverò pochi eletti e mi rifugerò sulla Luna a procreare senza problemi. Comunque dicevamo, il racconto di Natale di quest’anno… dovete sapere che nella città italiana famosa per la magia e per la squadra più scudettata d’Italia c’era una ragazza che lavorava in una radio…

Mad Dog presenta:

Il meraviglioso mondo di Oz

C’era una volta, nella città di Torino, nota per un antico lenzuolo sudato e per la squadra di calcio più famigerata del Bel Paese, una radio nota come Radio Onda Medievale. In questa radio lavoravano oscuri esseri, che spesse volte si vedono morire nei film horror… sto parlando dei nerd. Per la precisione, i conduttori erano molto nerd, ed erano famosi per la loro nerdaggine. Questa particolare radio trattava, quindi, argomenti da nerd e di fantasia come il fantasy, i fumetti e la chiesa cattolica. C’era anche la rubrica di tortura medievale, che era la più gettonata, per questo nel nome della radio c’era la parola “medievale”. Ora dovete immaginarvi un giorno freddo come pochi altri, il 21 dicembre 2012. Da giorni i dotti meteorologi di il meteotelomettolì.it avvertivano che stava arrivando la più grande tempesta di aria fredda formatasi dalla combinazione di due precedenti perturbazioni che provenivano, la prima Fafnir, dal Polo Nord, e la seconda, Ymir dalla Siberia. Insieme formarono il terribile ciclone chiamato scientificamente come “Boiafaus ca frid” (visto che la vicenda è ambientata in parte a Torino, si parla torinese. Spero.). La fine del mondo era più vicina se anche i meteorologi di il meteotelomettolì.it non trovavano più nomi sensazionali da dare alle correnti atmosferiche. Faceva così tanto freddo a Torino quel giorno che persino gli orsi bianchi dello zoo avevano iniziato la migrazione verso la Sicilia. C’erano raffiche di vento che portavano via le carrozzine con i bambini urlanti e che aveva fatto finire il sindaco Fassino sulla cima del Monte Bianco e c’era così tanta neve che i pupazzi di neve erano diventati giganti del ghiaccio. Nel frattempo, in previsione dello spostarsi della perturbazione verso la Capitale, Alemanno aveva già riparato in Tunisia. Anche se tutto il sistema atmosferico congiurava contro di loro, gli intrepidi, e nerd, conduttori della Radio erano al lavoro nel bellissimo edificio che ospitava Radio Onda Medievale. L’edificio costruito subito dopo il secondo dopoguerra aveva la tipica forma di un capretto sgozzato e squartato. Sopra questa bellissima costruzione c’era la gigantesca antenna che trasmetteva su tutte le frequenze dell’etere tale e quale alla radio dei Simpsons. Nessuno a Radio Onda Medievale aveva pensato che, trasmettendo sul web, l’antenna fosse superflua. I nostri tre conduttori si chiamavano Laura, che era alta un metro e tre mentos, Claudia che non si separava dalla sua macchina fotografica manco quando andava al bagno e Fab, noto per avere un lavoro nel design e fumettista. Cioè forse. Non ho mai capito che cazzo di lavoro facesse Fab, non so cosa significhi designare… fare il designaer… designaers… desistocazzo! Insomma era una specie di artista, uno di quelli che non capisci mai cosa fa. I tre conduttori stavano per iniziare la trasmissione del loro programma di punta Medieval Torture on the Air quando tutto l’intero edificio tremò violentemente. Profonde e serpeggianti crepe si crearono nei muri, l’ululato del vento e il freddo glaciale penetrarono in ogni dove. Una sirena, acuta e profonda, faceva sentire il suo lamento sanguinolento.

“Fab e spegni quel cazzo di cellulare!” disse, con la sua solita soavità, Laura.

“Se lo spengo come faccio a sapere quanto piacciono le mie foto di Instagram?” rispose il povero Fab che non sapeva che presto sarebbe morto in modo orrendo.

Nel mentre Claudia scattava varie fotografie per immortalare questi momenti di drammatica vita vissuta alla Radio. Poi una voce disse:

“C’è una tromba d’aria bisogna andare al rifugio…” ma il povero uomo, di cui non conosciamo l’identità ma che sappiamo faceva parte dello staff della radio venne schiacciato dal crollo di un muro che lo seppellì.

I tre dj… no, aspetta non erano dj…, si ecco i tre conduttori si recarono veloci verso il rifugio anti-atomico costruito per paura che i comunisti prima o poi decidessero di bombardare quei ladri della Juventus. Le due ragazze entrarono leste dentro ma Fab all’ultimo momento si fermò e disse:

“Ho lasciato il disegno che mi aveva fatto Jim Lee nell’ufficio, torno subito lasciate la porta aperta!”

Scattante come una gazzella nella savana africana Fab raggiunse il suo ufficio e prese il disegno che aveva estorto con le minacce a Jim Lee all’ultima Lucca. Ancora doveva rimandargli il gatto che aveva rapito per farsi fare il disegno. Gli altri li teneva in cassaforte a casa per tirarli fuori e rivederli su ebay solo quando il grande disegnatore di comics americani fosse passato a miglior vita. Fab, correndo, tornò davanti al rifugio. Notò, con sollievo, che le ragazze l’avevano aspettato e che avevano lasciata aperta la porta. Proprio mentre stava per entrare l’intero palazzo venne spazzato via da un uragano gigantesco. Prima di essere strappato via dalla furia degli elementi, le due conduttrici della Radio sentirono Fab gridare:
“Ricordatemi perché ero celiaco!”

Poi la porta del rifugio si chiuse da sola di botto lasciando le due nostre protagoniste di questo racconto al buio. Per ora due, una farà una fine poco carina e diventerà poco importante ai fini della trama. Purtroppo le due ragazze non capivano bene cosa stava succedendo. Infatti, i muri tremavano come non mai, come se una forza immensa stesse spingendo il palazzo, o quel che ne rimaneva, da una parte e dell’altra. Sembrava di stare sulle montagne russe e l’effetto durò per alcune ore quando, con un tonfo sordo, il rifugio smise di muoversi. Dalla botta si ritrovarono a terra doloranti. Inoltre nel rifugio non c’era un buono odore, provateci voi a stare in una montagna russa perenne… anche i più forti di stomaco si sarebbero sentiti male! Le due ragazze uscirono, frastornate, dal rifugio anti-atomico per ritrovarsi in una landa che le lasciò, letteralmente, a bocca aperta. Davanti a loro videro colline ondulate ricche di campi verdeggianti e di boschi rigogliosi e case variopinte dalle strane fogge e colori. Alcune sembravano simili a quelle del villaggio dei Puffi, dalla forma a fungo, altre erano simili alle case dei villaggi giapponesi che si vedevano nei manga. Su tutta questa città incombeva un grande palazzo, uguale ai templi che si possono trovare nel Giappone. Una folla, di strani personaggi, si era radunata vicino a loro, a debita distanza. La cosa strana, per le nostre due eroine, era che tutti questi personaggi portavano i costumi dei personaggi dei manga, degli anime, dei videogiochi e così via dicendo. Dalla folla si fece avanti una donna, vestita interamente di nero, con un capello a punta lungo ed un bastone nodoso in mano.

“Avete distrutto la statua che mi ritraeva, brutte disgraziate! Ma ve la farò pagare, nessuno, infatti può scampare a me Liciadhora la temibile Strega dell’Est signora di tutti i draghi del Mondo di Oz!” urlò la strega che puntò il bastone verso Claudia che con un lampo colorato divenne un cagnolino. Bisogna dire che la povera Strega dell’Est era reduce da una brutta esperienza, infatti, si era recata alla Fiera dell’Est ed aveva comprato un topolino per fare un suo perfido incantesimo. Purtroppo l’aver comprato quel topolino aveva innescato tutta una serie di vicende che aveva coinvolto, tra gli altri, un gatto, del fuoco, un macellaio e l’Angelo della Morte. Insomma, era naturale che reagisse in questo modo… poi era cattiva. Laura guardò la sua amica che era stata trasformata in un chihuahua e l’orrore l’avvolse. La sua amica canide le aveva fatto la cacca sulle scarpe poi Laura si ricordò della strega e si mise ad urlare perché non voleva diventare un prendi-pulci ambulante.

“A te, invece” disse la strega malvagia “ti farò diventare qualcosa di viscido… tipo una” Splat. Liciadhora non poté finire la sua frase perché l’antenna della radio la spiaccicò e la ridusse in una poltiglia rossastra. Tutte queste emozioni fecero svenire Laura che cascò a terra e per poco non schiacciò la sua amica ora canide, Claudia. Quando si risvegliò la conduttrice di Radio Onda Medievale era attorniata da strani personaggi. Uno di loro, un ragazzo l’unico vestito in una maniera più o meno normale, la aiutò ad alzarsi in piedi.

“Ti ringraziamo per aver salvato il nostro paese, Cosplayland, dalla perfida Strega dell’Est e dai suoi draghi! Mi presento io sono il Borgo-Mastro del nostro villaggio che si chiama Lussuria del Cosplay. Queste due con me sono Noemi la nostra stilista ufficiale e Sbabby la migliore spadaccina di tutto l’est di Oz!”

Laura squadrò le due ragazze. La prima Noemi aveva dei capelli verdi, molto lunghi, ed un vestito nero molto elegante, mentre Sbabby aveva i capelli rosa, un vestito molto sexy e delle katane attaccate alle cosce. Ah si e poi erano due gnocche. Il primo pensiero di Laura non fu “Come posso far tornare normale la mia amica?” ma “Come posso tornare a Torino che a Natale c’è il nuovo episodio del Doctor Who?”, la nostra eroina lo chiese al Borgo-Mastro.

“Torino? Natale? Doctor Who? Non so di cosa tu stia parlando, ma vieni salvatrice della nostra patria, siediti a questo tavolo e mangia un po’ delle nostre leccornie. Aspettiamo che arrivi Giulia la Strega del Nord. Lei è buona e forse puoi aiutarti!” disse il Borgo-Mastro pulendosi i suoi occhiali da sole assai costosi. Le due cosplayers, così si chiamavano infatti gli abitanti di quella contrada, fecero sedere Laura davanti ad un tavolo imbandito con dei cibi tipicamente giapponesi. Lo stress del viaggio e dello scontro con la Strega dell’Est aveva fatto diventare la nostro protagonista assai affamata ed in poco tempo finì tutto ma si ricordò di dare qualcosa anche a Claudia. Quando Laura ebbe finito di mangiare si avvicinò una ragazza, dai capelli scuri e che vestiva uno strano vestito rosso che riconobbe essere “steampunk”. La strega sembrava minacciosa, aveva uno strano affare attaccato al braccio, fatto di vari tubi e da siringhe ben poco invitanti.

“Sono la Strega del Nord, Giulia ma qui mi chiamano anche come Doc Astaroth Menghele. Ho saputo dal Borgo-Mastro quello che hai fatto per la mia gente. Ti ringrazio, da sola non avrei mai potuto sconfiggere la Strega dell’Est e i suoi temibili draghi. Cosa posso fare te?”

“Vorrei tornare a casa e la mia amica è stata trasformata in un cane dalla Strega dell’Est… cosa devo fare?”

“L’unica cosa che puoi fare è andare dall’Imperatore di Oz, è un grande mago e sicuramente ti potrà aiutare. Purtroppo la mia magia non è abbastanza potente… sappiamo che altri come te sono venuti qui nel Mondo di Oz nelle ere passate ma non sappiamo come e se sono tornati al vostro mondo. Inoltre, dato che l’hai uccisa tu con la tua magia, ti spettano di diritto le orride scarpe rosse della Strega dell’Est. Inoltre…”

La Strega del Nord, prendendo di contropiede Laura, la baciò in bocca appassionatamente.

“Con questo bacio” continuò Astaroth ad una sorpresa conduttrice radiofonica “hai il mio marchio su di te, l’Imperatore di Oz saprà che la tua storia è vera!” detto questo la Strega del Nord scomparve in una nuvola di vapore e scintille.

“A me il bacio non lo da mai…” commentò acido il Borgo-Mastro che poi continuò dicendo a Laura che ancora non si era ripresa dallo shock “Per andare al Castello di Smeraldo dovrai seguire la strada lastricata d’oro. Non sarà difficile, ti daremo anche da mangiare. Purtroppo non posso darti una scorta, dobbiamo infatti scacciare i draghi e cercare di difenderci anche dal malvagio Stregone dell’Ovest… appena saprà che la sua alleata è morta ci darà addosso!” concluse mesto il Borgo-Mastro che era ancora contrariato per non aver ricevuto un bacio anche lui. La nostra protagonista pensò che doveva raggiungere in pochissimo tempo questo Imperatore di Oz per riuscire a tornare a Torino. Quindi salutò quella strana gente e con il suo cane si mise in cammino per la strada dorata. Passarono alcuni giorni di cammino in quella landa magica e strana, i cui campi non producevano grano o patate ma ramen già pronti e tranci di pizza calda. Ogni notte Laura veniva ospitata da chi aveva la casa a lato della strada, infatti le sue gesta ormai erano ben note e tutti i cosplayers volevano ripagare il debito che sentivano di avere con lei. Erano passati tre giorni da quando la nostra protagonista era atterrata in questo strano mondo, Laura stava camminando per il sentiero dorato quando sentì un lamento provenire da un campo lì vicino. Avvicinandosi si accorse che il lamento proveniva da uno spaventapasseri. Il fantoccio era infisso su un palo e si lamentava di continuo e in maniera assai lugubre. Le parole erano incoerenti ma era evidente che l’essere soffriva molto.

“Liberami da qui, ti prego, ho fame e non posso prendere da mangiare stando qui su!” disse lo Spaventapasseri la cui bocca, formata da una spaccatura rudimentale nel sacco di tela che era la sua testa, era irta di denti appuntiti ma di paglia. Laura scrutò quello strano fantoccio e notò che assomigliava molto agli zombie di Walking Dead. Il suo colorito era cinereo, gli occhi scarlatti e orlati di nero, la vista famelica. Non ci pensò due volte e liberò lo spaventapasseri, le faceva troppa pena e poi era leggerissimo e non fu un grande problema toglierlo dal palo.

“Grazie umana! Ti prometto che non ti mangerò il cervello! Io mi chiamo Marco e sono un spaventapasseri zombi!” esclamò il fantoccio tutto contento.

“Mi chiamo Laura… e quindi tu… mangi i cervelli?” chiese la ragazza che ora provava un po’ di paura.

“Si, purtroppo! Sono stato creato dalla malvagia Strega dell’Est per sorvegliare questo suo campo e mi ha reso uno zombie per rendermi più minaccioso. A me non piacciono nemmeno i cervelli, sono pieni di zucchero ed io sono diabetico! Se ci fosse un modo per liberarmi da questo fardello, lo farei volentieri!” disse lo spaventapasseri che intanto stava misurando mentalmente la grandezza cranica di Laura. Aveva subito scartato l’ipotesi di mangiare il suo cervello, troppo lavoro e poca resa.

“Vieni con me dall’Imperatore di Oz, mi hanno detto che è un potete mago. Io devo andare da lui perché voglio tornare nel mio mondo!” disse la ragazza che sperava di aver trovato qualcuno con cui condividere il viaggio.

“Verrò sicuramente con te, ho un debito con te e forse, poi, questo Oz potrà veramente salvarmi. Spero solo che la Strega dell’Est non venga a cercarmi!” e lo spaventapasseri sembrò davvero preoccupato da quell’ipotesi. Aveva una grande paura della strega. Laura gli spiegò come era arrivata ad Oz e come la strega fosse morta. Lo spaventapasseri quindi, ancora più convinto di prima, decise di seguire la ragazza e quello strano cane che abbaiava di continuo. Quella notte trovarono rifugio in un vecchio capanno nel bosco, lo spaventapasseri non dormì, non ne aveva bisogno, invece Laura dopo un breve pasto si addormentò accoccolandosi insieme al canide che una volta era la sua amica Claudia. Il mattino dopo, di buon ora, il gruppo si stava per rimettere in marcia quando Laura notò qualcosa di strano nella radura davanti a loro. Infatti c’era una sorta di statua, rossastra, che sembrava coperta di ruggine. La ragazza e lo spaventapasseri si avvicinarono e notarono che la statua, se poteva chiamarsi tale, era un essere robotico, seduto sulle ginocchia. Guardava in cielo con un espressione di odio negli occhi. Laura notò che l’essere era un cyborg, metà macchina e metà uomo, in qualche modo simile ai Borg di Star Trek.

“Aiu… ta… te… mi…” disse l’essere cibernetico spaventando assai i due che non si aspettavano che l’essere fosse vivo.

“Usb” disse poi il cyborg con la sua metallica e computerizzata. Laura allora si ricordò di aver visto una cosa fuori posto nel capanno. Cioè una chiavetta usb, che aveva preso e messo nello zaino che si portava dietro con il cibo. Prese quindi la penna e la infilo nel petto del cyborg dove c’era una presa apposita, all’altezza del cuore.

“Reboot in corso. Si prega di attendere.” subito dopo gli occhi dell’essere robotico divennero interamente blu come una certa e nota schermata del sistema operativo di una certa ditta americana.

“Non piantarmi in asso OS!” esclamò quindi il computer-umano per lo stupore di Laura e dello spaventapasseri. Passarono i minuti e sembrò che non fosse successo nulla. Poi all’improvviso il cyborg si alzò in piedi, sgranchendosi le giunture e scrostandosi la crosta rossiccia che lo ricopriva.

“Grazie per avermi salvato. Se non fosse stato per voi sarei rimasto per sempre in questa radura!” disse l’essere porgendo la mano a Laura e allo spaventapasseri e poi continuò “mi chiamo Luca e sono stato trasformato in un cyborg dal malvagio Stregone dell’Ovest, Francesco Falcone!”

Ora Laura guardò meglio questo strano essere che sembrava sbucare da un telefilm sci fi, era alto, magro, le sue parti robotiche spiccavano sul pallore della sua pelle grigia e screpolata, inoltre al posto della mano sinistra aveva una sorta di tronchese gigante.

“Come mai ti ha trasformato in un essere del genere?” chiese lo spaventapasseri ponendo una domanda che avevano in mente sia lui che Laura.

“Perché ero uno scrittore migliore di lui, quindi mi ha trasformato in un cyborg, senza emozioni, senza sentimenti. Sono riuscito a continuare la mia carriera e i miei libri vendevano ancora più dei suoi quindi mi ha mandato contro le sue terribili scimmie volanti urlatrici. Mi hanno uplodato un virus molto potente chiamato “gangnam style”. Solo il disco di ripristino mi poteva salvare ma il virus ha bloccato ogni mia funzione motoria. Prima di soccombere sono riuscito a ferire alcune delle scimmie, ormai sono passati dieci anni. Mi chiedo come vadano i miei libri adesso… il problema è che, per quanto scriva meglio del malvagio stregone, voglio tornare normale. Scrivere libri senza sentimenti è una tortura terribile!” esclamò sconsolato il cyborg.

“Ti possiamo aiutare noi!” disse Laura che continuò dicendo “Noi siamo diretti verso il Castello di Smeraldo dell’Imperatore di Oz. Abbiamo tutti delle richieste per lui, forse può aiutare anche te!”

“Verrò con voi. Per quanto non abbia più sentimenti, devo in qualche modo ricompensare il vostro aiuto.” Ora il gruppo contava quattro soggetti, tutti molto strani, che si avventuravano sul sentiero dorato. Per loro era facile, ma il sentiero dorato non è affatto semplice da seguire, infatti ne sa qualcosa un certo Paul Atreides! Ma torniamo ai nostri eroi, il gruppo adesso formato da Laura, Claudia in forma canide, Marco lo Spaventapasseri zombie, Luca il cyborg, era diretto verso il Castello di Smeraldo dimora dell’Imperatore di Oz. Erano passati alcuni giorni dall’arrivo dell’ultimo membro del gruppo, i campi stranamente coltivati di ramen e pizza avevano lasciato il posto ad un bosco fitto e irto di vegetazione. In certi punti la strada era stata invasa dai rampicanti e da altre piante e solo grazie agli attrezzi del braccio multiuso del cyborg riuscivano a passare e a continuare il cammino. Ormai il cibo per Doro… ehm Laura e il canide stava finendo, la loro era stata l’ultima colazione, poi si sarebbe dovute accontentare delle bacche e dei frutti che avrebbero trovato nella foresta. Laura stava fantasticando su alcune cose che voleva mangiare quando sarebbe tornata a Torino quando, improvvisamente, davanti a lei e al resto del gruppo apparve, spiccando un balzo dal bosco circostante, un leone gigantesco. Il ruggito della belva fece spaventare così tanto il gruppo che tutti si ritrovarono con il sedere per terra. Il leone si apprestò ad avventarsi su Laura ma all’improvviso si fermò e fu scosso da violenti tremori.

“Non posso farlo! Non posso farlo! Non posso mangiare la carne… non ci riesco proprio! Sono vegetariano… e il re della foresta non può essere vegetariano!” esclamò il leone affranto iniziando anche a piangere.

“Mi hai fatto prendere un colpo bestiaccia!” esclamò Laura rimettendosi in piedi.

“Perdonatemi nobile umana, è che se non caccio qualche preda, gli altri animali del bosco hanno detto che non sarò più loro re. E come farò ad allevare i miei figli?” chiese il leone affranto.

“Quanti figli hai?”

“Nessuno, nobile spaventapasseri… ma non si sa mai nella vita! Poi, il colmo della sfortune, sono pure celiaco e quindi la mia scelta di cibi è molto limitata!” piagnucolò ancora il leone. Ormai aveva formato una pozza di lacrime così grande che il cyborg portò in alto Claudia. Poteva ben finire affogata!

“Perché non vieni con noi dall’Imperatore di Oz al Castello di Smeraldo? Ci andiamo tutti per chiedergli qualche cosa di particolare… forse a te ti potrà far diventare carnivoro!” disse Laura che ora aveva preso a cuore questo povero animale. Le ricordava un po’ il suo defunto amico Fab.

“Oh, sarebbe un onore! Io mi chiamo il Leone Fabuloso, ma tutti mi chiamano Fab!” e allungò la zampa che Laura, e poi tutti gli altri, strinsero. Quindi si rimisero tutti in cammino sulla strada dorata, grazie al nuovo arrivato, Laura e il suo canide riuscirono a mangiare qualcosa di meglio delle bacche. Infatti il leone conosceva alcuni tuberi e altri frutti commestibili che era possibile trovare durante la strada. Erano passati tre giorni da quando avevano incontrato il re del bosco, quando il gruppo seguendo la strada dorata si trovò in una strana e tetra radura. Nel bel mezzo di questa radura, ricca di alberi nodosi e ritorti, si trovava un tavolo imbandito per il thè delle cinque del pomeriggio. Non mancava niente, dai biscottini, alla marmellata e al burro. Due loschi individui stavano gustando il thè. Uno era un uovo gigante da cui spuntavano delle braccia e delle gambe umane. Stava seduto sul tavolo e stava mangiando con gusto dei biscottini al cioccolato. L’altro era seduto su una sedia accanto a lui. Apparentemente era un umano normale ed era vestito riccamente, come un nobile. Stava parlando ma sembrava che il suo compagno non fosse molto contento di ascoltarlo. Quando si accorsero del gruppo i due si zittirono e quello vestito da aristocratico fece segno ai nuovi venuti di avvicinarsi.

“Venite avanti popolani, io sono il Duca Barbi e questi è il mio amico Tanabrus! Siamo lieti di avervi qui alla nostra tavola, per quanto non sia nostra ma del compianto Cappellaio Matto. Sedetevi pure e gustate questo thè leggermente allucinogeno che viene direttamente dal Paese delle Meraviglie!”

Il Duca stava continuando a parlare quando venne interrotto dallo spaventapasseri.

“Ma voi… non siete dei personaggi del racconto di Natale dell’anno scorso?” chiese dubbioso.

“Oh si, ma, beh in questo vostro racconto c’è carenza di grandi personaggi e quindi ci hanno mandato qui per dar manforte. Poi, purtroppo, i protagonisti dello scorso racconto sono diventati tutti famosi ed ora sono tutti impegnati in altre produzioni. La crisi, poi, ha tagliato il budget, per questo si riutilizza un set dell’anno scorso!”

Questo volta il Duca Barbi venne interrotto dal leone Fab.

“E tu… Duca… non eri morto? Ricordavo che la Regina di Cuori ti aveva tagliato la testa. Te l’hanno riattaccata con lo spago?” esclamò la belva feroce concludendo con una risata.

“Oh, già, dimenticavo. Sono morto!” urlò il Duca sconvolto. La sua testa si staccò dal corpo e cadde con un tonfo sul tavolo facendo sbilanciare Tanabrus che cascò in terra. Il guscio ormai spaccato, i suoi organi vitali sparsi per tutto il suolo, l’uovo-uomo sapeva di star per tirare le cuoia e sapeva che doveva dire una frase celebre per essere ricordato dai posteri. Quindi disse:

“Ricordatemi perché non mi sono mai piaciuti i libri di Licia Troisi!” e detto questo esalò il suo ultimo respiro, forse.

“Io mi mangiò il cervello dell’uovo… ho una fame da lupi!” disse lo spaventapasseri, che appena aveva visto quel cervello succulento, non aveva potuto far nulla che soccombere alla fame.

“… sono ancora vivo in realtà…..” e queste furono davvero le ultime parole di Tanabrus.

Dopo che lo spaventapasseri, per l’orrore dei suoi amici, ebbe finito di mangiare anche il cervello del Duca Barbi, il gruppo si rimise in cammino e quando il sole stava per calare arrivarono al Castello di Smeraldo. Laura pensava che il castello non fosse veramente di smeraldo, invece era proprio così. La magione scintillava di verde anche alla morente luce solare, se fosse stato pieno giorno probabilmente la sua lucentezza sarebbe stata anche troppo forte da sopportare. Il castello, notò la conduttrice radiofonica, assomigliava molto al famoso castello tedesco di Neuschwanstein in Baviera. Le bandiere garrivano al vento sulle tozze torri che svettavano in cielo. Ad uno dei cancelli vennero fermate da alcune guardie, interamente vestite di verde e quindi poi furono portati nell’ufficio del Guardiano dei Cancelli. L’uomo era un tipo in carne, con una folta barba scura, che stava bevendo un boccale di birra altrettanto scura. Anch’egli era vestito di verde e indossava un panciotto che non nascondeva la sua pancia prominente.

“Mi chiamo Eleas e sono il Guardiano dei Cancelli del Castello di Oz. Cosa ci fate qui?” chiese l’uomo da dietro una piccola scrivania in legno che a confronto con la sua stazza sembrava un banco di un bambino delle elementari.

“Siamo venuti a chiedere udienza al grande Imperatore di Oz, abbiamo tutti un desiderio da chiedergli.” disse Laura a nome di tutto il gruppo.

“L’Imperatore di Oz non riceve la gente normale senza…” stava dicendo Eleas, che però si fermò di colpo quando guardò le labbra della ragazza e quindi riprese “il simbolo della Strega del Nord, quindi siete voi che avete sconfitto la malvagia Strega dell’Est! Potete entrare nel castello senza problemi e farò in modo che domani mattina potrete vedere sua signoria. Siete ospiti nostri. Ma prima di tutto mettetevi questi occhiali protettivi. Qui infatti le pietre sono normale giada, ma all’interno è tutto fatto di smeraldo. Senza occhiali la lucentezza degli smeraldi uniti alla luce del sole vi accecherebbero! Poi se volete comprare qualcosa dell’Apple, di cui sono l’unico rivenditore autorizzato qui ad Oz, mi fareste un favore!”

Così per la prima volta da molti giorni Laura riuscì a dormire in un letto comodo, tra lenzuola pulite, aspettando l’indomani mattina di incontrare questo Imperatore che, forse, l’avrebbe aiutata a tornare a casa.

La mattina successiva, dopo una lauta colazione, Laura, per prima, poté incontrare l’Imperatore di Oz nella sala del trono del castello. La sala del trono era gigantesca, all’inizio c’era una sorta di pronao, come nei templi dell’antica Grecia, poi c’era una lunga stanza con una serie di doppie colonne doriche. Le colonne erano alte almeno venti metri. La luce del sole, che penetrava da delle grandi finestre poste in alto, era di vari colori a causa dei mosaici che ornavano i vetri delle finestre. In fondo alla lunga sala c’era un trono magnifico, sembrava un blocco di smeraldo intero che poi era stato plasmato da delle mani sapienti. Accanto al trono c’era un essere che, anche nella sua più fervida immaginazione, Laura non si sarebbe mai aspettata di trovare. Un diavolo scarlatto, provvisto di corna, artigli, e tutto quello che si può aspettare da un demone sexy e lussurioso come Mad Dog.

“Tu sei la piccola umana… io mi chiamo Mad Dog e sono la guardia del corpo dell’Imperatore di Oz. Adesso si mostrerà ai tuoi patetici occhi mortali! Ammira la potenza del grande Oz!” esclamò con voce assolutamente fantastica e sexy il demone. Che poi si toccò il pacco, giusto per darsi un tono. E dal nulla, al centro del trono, apparve un uomo vestito interamente di verde, con una sorta di completo militare vecchio stile. Uno stile un po’ ottocentesco. Il verde ovviamente era verde smeraldo. In faccia aveva una maschera di porcellana sempre dello stesso colore, completamente liscia. E senza alcuna fessura.

“Vedo che hai lo stemma della Strega del Nord sulle tue labbra. Un onore che viene concesso a poche persone e che Mad Dog si rammarica, ancora, di non aver ricevuto. Hai fatto molto per me uccidendo la malvagia Strega dell’Est, quindi parla e se potrò fare qualcosa per te, lo farò volentieri… ma sappi che ben altri problemi mi assillano, quindi forse non sarò in grado di adempiere alla tua richiesta…” disse l’Imperatore di Oz con una voce neutra e fluida.

“Voglio tornare a Torino e la mia amica Claudia è stata trasformata in un animale dalla malvagia Strega dell’Est… lei mi può aiutare?” chiese Laura vogliosa di tornare finalmente a casa dove poteva mangiare qualcosa di sano e nutriente che le mancava tanto. La Nutella.

“Mi piacerebbe farti tornare a Torino e mi piacerebbe anche a me tornare sulla Terra ma purtroppo non posso aprire portali verso altre dimensioni finché il malvagio Stregone dell’Ovest non viene sconfitto. Sto facendo di tutto per fermarlo e non posso usare la mia magia in altri incantesimi finché lui non sarà sconfitto. Quindi ecco l’accordo… uccidi per me lo Stregone dell’Ovest e portamene la prova ed io poi potrò aiutarti… ora fa venire, uno alla volta, gli altri tuoi amici, così sentirò quali sono le loro richieste.”

Laura uscì sconsolata dalla sala, pensava infatti che la sua avventura nel mondo di Oz fosse finita, invece sembrava che fosse appena cominciata. Quando disse ai suoi amici quanto era successo, gli altri cercarono di tirarla un po’ su di morale e gli dissero che avrebbero fatto di tutto per far in modo di cambiare idea all’Imperatore di Oz.

“Gli mangerò il cervello!” disse lo spaventapasseri.

“Gli toglierò il cuore!” disse, invece, il cyborg.

“Lo mangerò!” esclamò il leone accompagnando il tutto con un possente ruggito.

I tre amici di Laura, infatti, pensavano che, per quanto l’Imperatore di Oz dovesse essere un mago potente, nulla avrebbe potuto contro di loro che erano ben più forti di un normale umano. Quindi fu la volta dello spaventapasseri, che entrò baldanzoso nella grande sala. Già sapeva cosa l’aspettava ma rimase deluso e sotto shock da quello che vide. Il demone cornuto era sempre lì e lo introdusse all’Imperatore di Oz ma invece dell’uomo con la maschera di porcellana c’era sempre un uomo ma era molto più minaccioso. Non si vedeva bene cosa indossasse, c’era come una foschia ombrosa che lo precludeva alla vista. Si capiva che era alto e magro e che indossava qualcosa che aveva una sorta di cappuccio. L’unica fonte di luce ora nella grande sala del trono, perché il sole si era oscurato all’improvviso quando era comparso il potente mago, era una sigaretta che l’Imperatore di Oz, fumava con tranquillità. La sigaretta non finiva mai e non perdeva cenere. Lo spaventapasseri era spaventato come non mai, infatti l’unica cosa che temeva era il fuoco. Una scintilla sola e sarebbe bruciato e morto in pochi secondi. Guardò con terrore l’Imperatore di Oz. Capì che era una persona con cui era meglio non scherzare. L’Imperatore lo guardò e un sorriso sardonico gli attraverso le labbra. A quel punto, una voce gutturale e profonda, che apparteneva al demone cornuto disse:

“L’Imperatore di Oz non vuole parlare con te in questo momento. Non ne ha bisogno, sa già cosa ti serve. Un cervello vero per sostituire la tua fame di cervelli umani. Lo può fare ma dovrai accompagnare Laura nella sua missione di uccidere lo Stregone dell’Ovest. Ora vai e vai a dire al cyborg che lui è il prossimo a dover entrare!”

Lo spaventapasseri era così impaurito che non se lo fece ripetere due volte e tornò volentieri dai suoi amici riferendogli quello che era successo.

“Non mi fa paura” disse il cyborg che continuò “è sempre umano, in qualunque forma lui appaia. Vedrete che riuscirò a farmi dare quel che voglio e che volete anche voi!”

Così anche il cyborg entrò nella sala del trono, ma anche lui non trovò quello che si stava aspettando. C’era si il demone, che faceva sempre la sua porca figura, ma al posto di uomo, in qualunque sua forma, sul trono apparve una ragazza con delle ali nere lucenti. La sua bellezza era indescrivibile, sembrava un angelo ma non un angelo del Paradiso, ma un angelo dell’Inferno, tanto bello quanto letale. I suoi capelli corvini scendeva flessuosi fino alle spalle nude. Gli occhi neri scrutavano il cyborg senza cattiveria ma con compassione. Il corpetto nero e i pantaloni di pelle nascondevano a stento un corpo di estrema bellezza.

“Adesso sono diventato Morte, il distruttore di mondi.” disse la ragazza con una voce angelica ma che scottava le orecchie e faceva male al cervello.

“Ti presento Liz, l’Angelo della Morte, caro il mio cyborg senza cuore… di pure a lei quali sono le tue richieste!” disse il demone cornuto che si divertiva veramente a tormentare questi poveri questuanti.

“Sono stato privato dei sentimenti… è come se non avessi più un cuore, lo rivoglio indietro e solo l’Imperatore di Oz mi può aiutare!” esclamò il cyborg che era impaurito dall’Angelo della Morte. Infatti il povero essere cibernetico aveva paura che, essendo ormai privo di sentimenti, fosse anche privo dell’anima e che quindi quando fosse morto, sarebbe morto per sempre e non ci sarebbe stata una vita dopo la morte.

“Accompagna Laura nella missione che le è stata data e avrai ciò che vuoi.” disse l’Angelo della Morte senza tanti complimenti. Il cyborg andò via dalla stanza a passi lenti, senza avere il coraggio di guardarsi indietro. Ormai le abilità di trasformazione dell’Imperatore di Oz stupivano sempre di più il gruppo di amici ma non il leone che sprezzante disse:
“Sia uomo o donna io gli salterò addosso e lo obbligherò ad esaudire i nostri desideri!” e detto questo entrò nella stanza con un ruggito. Anche lui, se avete capito anche voi l’antifona, non trovò quello che si aspettava. Si c’era sempre il bel demone da una parte che non si curò affatto del ruggito, ormai era annoiato e voleva andare a mangiare qualcosa. Un cane ad esempio. Il leone era pronto a balzare sul trono appena si fosse palesata una forma umana ma improvvisamente comparve una palla di magma ribollente. Il re della foresta non sapeva come comportarsi come avrebbe fatto ad affrontare un nemico del genere?

“Leone so qual è la tua richiesta e la mia proposta è sempre la stessa, aiuta Laura ad uccidere lo Stregone dell’Ovest ed io esaudirò il tuo desiderio. Ora va via e portate la vostra risposta domani mattina a Mad Dog!” e detto questo la bolla di magma ribollendo scomparve. Per tutto il resto del giorno il gruppo di amici parlò su cosa fare, alla fine l’unica opzione che gli rimase era di accettare l’offerta dell’Imperatore di Oz e di partire per fare la missione che gli aveva assegnato. Decisero di partire subito l’indomani mattina appena dopo aver parlato con il demone. Mad Dog li ricevette direttamente nella grande sala stravaccato sul trono.

“Abbiamo deciso… andremo ad uccidere lo Stregone dell’Ovest.” disse Laura un po’ sconsolata, infatti dal giorno prima non trovava più Claudia. Chissà dove si era cacciata! Proprio in quel momento, mentre il demone si rialzava, sentì il guaito che ormai conosceva benissimo. Quello di Claudia in forma canide. E sembrava provenire dalla pancia di Mad Dog.

“Hai mangiato la mia amica?” chiese, bellicosa, Laura.

“Mangiato, che parolona. Attualmente l’ho dislocata nel mio stomaco. Si troverà bene. Due giorni fa ho mangiato un altro cane, forse è ancora vivo. Faranno amicizia!” esclamò il demone cornuto che però poi dovette stravaccarsi di nuovo sul trono.

“Sapete dopo aver… dislocato il tuo cane nel mio stomaco… ho un certo mal di pancia…”

Poi la situazione divenne sanguinolenta, con un rumore di ossa rotte e di carne lacerata, come un novello Alien, il cane in cui Claudia era stata trasformata, emerse dalla pancia del demone cornuto urlante.

“Oh no, non di nuovo!” esclamò Mad Dog. Infatti non era la prima volta che del cibo mangiato dal famoso demone cornuto si rifiutasse di venir mangiato e si scavava la sua via verso la salvezza. Dopo che ebbero superato questo piccolo incidente, questa compagnia di malati di mente, partì alla volta della landa di Mondador, verso il castello di Monta-Dûr, la dimora dello Stregone dell’Ovest. Per i primi giorni di viaggio si trovarono ancora nella contrada del Castello di Smeraldo. I frutti degli alberi erano tutti verdi, mele, pere, peperoni, carote. Tutto assolutamente verde e commestibile. Poi pian piano la vegetazione verdeggiante lasciò il posto ad un terreno brullo e incolto, ricco di alberi scheletrici e di cespugli spinosi. Più si avvicinavano a Monta-Dûr e più gli animali scarseggiarono, non incontravano più nessun abitante. Poi un giorno, quando la foschia della prima mattina si diradò, poterono vedere il sinistro castello dello Stregone dell’Ovest. La magione era scolpita nel granito nero, immensa, alta e con un’unica torre che finiva con una copula con reminiscenze gotiche. Sulla sommità della copula c’era una scultura, un’arpa immensa. Dalla sommità della Copula delle Muse, lo Stregone Francesco Falcone vide l’arrivo del gruppo. Sapeva bene chi fossero, aveva le sue spie nel Castello di Smeraldo. La sua risata sinistra e prodigiosa fece tremare i servitori vicino a lui. L’estasiato mago, infatti, pensava che poteva facilmente sconfiggere questo gruppi di bizzarri avventurieri. Ordinò alla sua muta di lupi mannari di attaccare il gruppo che era entrato nella sua terra. Il capo dei licantropi era un mago avversario dello Stregone dell’Ovest, che era stato battuto e trasformato con potenti incantesimi in un fedele servitore del Signore di Monta-Dûr. Quello che una volta era il Signore delle Arti Mistiche del Mondo di Oz, il Dimitri Supremo, guidò il branco di feroci lupi mannari sui nostri poveri protagonisti. Lo Stregone dell’Ovest guardò compiaciuto pensando che ormai aveva vinto ma si dovette ricredere. Il cyborg riuscì a sconfiggere tutti i licantropi con un sol colpo, una spruzzata di argento colloidale e tornarono tutti umani e ignudi. Quindi lo Stregone decise di mandare contro il gruppo di Laura i suoi possenti corvi giganti. Il capo di questi uccelli era anche lui un vecchio avversario del Stregone, Il Saggio Prete della Fede Tarenziana. Anche lui era stato trasformato in un essere mostruoso al servizio dello Stregone dell’Ovest. Anche questa volta, però, i servi del Falcone vennero battuti. Questa volta ci pensò il leone che con un possente ruggito fece cadere tutte le piume dei corvi giganti. Lo Stregone dell’Ovest, spazientito, decise allora di usare le sue api umane. L’Ape Regina era una famosa maga, Ninna la Blogstar, che era stata, anch’essa, sconfitta dal terribile incantesimo che aveva sconfitto tutti gli altri e poi era stata trasformata in un’ape-umana. Ma anche questa terza volta, i propositi dello Stregone dell’Ovest andarono in malora. Fu lo spaventapasseri, questa volta, che vinse la contesa con un fischio molto potente, fece disorientare le api e le fece svenire. Francesco Falcon era davvero arrabbiato, decise di usare l’unica arma che gli rimaneva le Scimmie Urlatrici Volanti™ del Progetto Cryzalide. Il Progetto era capitanato dal perverso Dottor Valbe-Rizi, il quale si presentò mezzo ubriaco al suo Signore, come sempre d’altronde. Lo scienziato aveva una brocca di grappa sottobraccio.

“Dobbiamo dispiegare le sue creature dottore, lo faccia immediatamente!” berciò lo stregone che, innervosito, prese la brocca di grappa e se la scolò in un sol sorso.

“Si, hic, Stregone. Vado subito, hic!” disse barcollando il Dottore avviandosi verso il suo laboratorio che ricordava tanto quello di un certo Dottor Frankenstein. Valbe-Rizi liberò le terribili Scimmie Urlatrici Volanti™ dalle loro gabbie e le mandò all’attacco del gruppo guidato da Laura. Questi esseri era un vile incrocio tra umani e scimmie, pelosi, con braccia possenti e ali di pipistrello. Anche questi prodigi orridi della scienza erano stregoni avversari dello Stregone dell’Ovest, erano quattro e i loro nomi erano: Leonardo, Paolo, Francesco e Dorotea. Ora erano costretti ad adempiere al volere dello Stregone dell’Ovest ed erano stati tutti sconfitti dallo stesso incantesimo che aveva sconfitto tutti gli altri stregoni che erano caduti sotto le grinfie dello Stregone dell’Ovest. Questa volta gli amici di Laura non poterono nulla contro le Scimmie Urlatrici Volanti™. Il cyborg venne infettato di nuovo da un virus potente, lo spaventapasseri smembrato, il leone malmenato così tanto che sembrò morto. Le Scimmie Urlatrici Volanti™ stavano per arrivare a Laura per buttarla giù in un burrone quando gli venne l’ordine mentale da parte dello Stregone dell’Ovest di portarla al Castello di Monta-Dûr. La ragazza e Claudia in forma canide vennero prese senza tanti complimenti dalle possenti zampe delle scimmie e portate sulla balconata della Copula delle Muse dove, in attesa, si trovava lo Stregone dell’Ovest. Laura, per la prima volta, poté vedere per bene il suo avversario, che ormai sembrava aver vinto. Lo Stregone dell’Ovest era un uomo come molti altri, statura nella media, corporatura nella media ma quello che indossava era strano. L’uomo aveva una vesta con mantello e cappuccio tutti neri come la pece, solo i bordi dell’abito erano di un altro colore, un rosso scarlatto. Per quel che si poteva vedere dei polsi indossava delle borchie e aveva alcuni strani anelli nelle dita delle mani.

“Allora ecco qui l’umana che ha osato uccidere la mia fida alleata la Strega dell’Est. Ora farai la fine peggiore che possa capitare ad un mio avversario! Proverai sulla tua pelle l’incantesimo che ha sempre reso inermi tutti i miei avversari! Dottor Valbe-Rizi prepari le Scimmie Urlatrici Volanti™!” Detto questo il buon, si fa per dire, scienziato e le scimmie si misero ai lati dello Stregone e poi… beh… lo Stregone dell’Ovest iniziò a cantare e a ballare quando una musica partì dagli altoparlanti dell’oscuro castello. Una canzone di Madonna “Like a Prayer”. E i suoi sgherri ballavano a ritmo della musica accompagnando il loro malvagio signore. Ecco per chi non conosce il testo della canzone che aveva sottomesso intere orde di maghi del Mondo di Oz!

Life is a mystery, everyone must stand alone
I hear you call my name
And it feels like home

Chorus:

When you call my name it’s like a little prayer
I’m down on my knees, I wanna take you there
In the midnight hour I can feel your power
Just like a prayer you know I’ll take you there

I hear your voice, it’s like an angel sighing
I have no choice, I hear your voice
Feels like flying
I close my eyes, oh God I think I’m falling
Out of the sky, I close my eyes
Heaven help me

(chorus)

Like a child you whisper softly to me
You’re in control just like a child
Now I’m dancing
It’s like a dream, no end and no beginning
You’re here with me, it’s like a dream
Let the choir sing

(chorus)

Just like a prayer, your voice can take me there
Just like a muse to me, you are a mystery
Just like a dream, you are not what you seem
Just like a prayer, no choice your voice can take me there

Just like a prayer, I’ll take you there
It’s like a dream to me

Laura poteva ben capire perché questo incantesimo potente aveva reso inermi tutti gli stregoni che si erano confrontati con lo Stregone dell’Ovest. Infatti lo Stregone dell’Ovest era terribilmente stonato e faceva male alle orecchie sentirlo. Inoltre era così egocentrico che la canzone la cantava pensando a se stesso come referente! Poi vederlo ballare con i suoi sgherri faceva sanguinare gli occhi. La ragazza si stava sentendo male, sentiva che era la fine del suo viaggio, che sarebbe morta lì. E non aveva tutti i torti. Pure io ho paura di restarci secco. Ma sapete che vi dico? Chissene fotte delle ricompense che mi ha promesso lo Stregone dell’Ovest. Non c’è la faccio a resistere, è terribile, credo che il mio cervello sia arrivato nella dita dei piedi. O peggio. Arghhhhhh

All’improvviso Laura si trovò nella mani un secchio con dell’acqua e sentì una voce sensuale e profonda dirle:
“Cazzo, lanciagli l’acqua, lo fermerai. Ti prego il cervello mi sta uscendo dalle orecchie!”

“Mad Dog?” chiese la ragazza.

“No, tu torna dentro cazzo! Fallo subito!” urlò ancora il demone che sapete non è bello quando il cervello cerca di scappare dal tuo corpo. Laura quindi lanciò l’acqua addosso al mago che si mise subito ad urlare dal dolore. Ecco vedete non era acqua ma acido solforico… e un po’ di acido muriatico. E anche un po’ di… si bava di Alien. Ahò dovevo esse sicuro che schiattasse. Mad Dog apparve accanto alla ragazza e le diede una pacca sulla spalla così forte che la fece cadere per terra e si congratulò con lei per la buona riuscita della missione.

“Traditore! Eravamo alleati!” berciò Francesco Falcon che si stava liquefacendo in una pozza maleodorante.

“Poveraccio il dolore lo fa straparlare!” disse Mad Dog che intanto stava camminando lentamente all’indietro senza farsi notare.

“Don’t cry for me Oz! Blub blub…” furono le ultime parole del malvagio mago.

Le Scimmie Urlatrici Volanti™ festeggiarono la loro liberazione dal giogo dello Stregone dell’Ovest.

“Vi potrò anche far tornare normali umani… però prima fatemi fumare questa sigaretta. Francesco Falcon me lo impediva perché credeva che con tutta la grappa che mi bevo bastava una scintilla per farmi esplodere. Che sciocchezze, io sono uno scienziato e queste cose non succedono!” disse Valbe-Rizi accendendo una sigaretta. Dicono che quel giorno la palla di fuoco che si sprigionò dal corpo esploso del dottore si vide persino dal Castello di Smeraldo. Le Scimmie Urlatrici Volanti™ decisero di aiutare Laura e i suoi amici. Rimisero in sesto il cyborg e lo spaventapasseri e aiutarono il leone a guarire. In pochi giorni erano di nuovo pronti a tornare al Castello di Smerlando dall’Imperatore di Oz, il quale li ricevette immediatamente e si congratulò con loro per la buona riuscita della missione. Disse che avrebbe subito aiutato gli amici di Laura e poi avrebbe fatto in modo che lui e Laura potessero tornare nel loro mondo. Allo spaventapasseri diede un cervello vero e lo curò dalla sua condizione di zombie. Al cyborg diede un cuore vero e la possibilità di tornare da avere sentimenti. Il leone venne curato con la magia e la tecnologia e riuscì di nuovo a mangiare la carne. Fece tornare umani anche tutti quelli che lo Stregone dell’Ovest aveva trasformato in esseri mostruosi. Inoltre fece in modo che lo spaventapasseri regnasse sul Castello di Smerlando dopo di lui. Il leone sarebbe tornato nella sua foresta come re di fatto. Invece al cyborg era stato il compito di far tornare una bella landa Mondador. Ormai era tutto pronto per la partenza e Laura salutò i suoi cari amici di avventure. L’Imperatore l’aveva ammonita, i portali sono instabili ed una volta aperti bisogna andare subito dentro, senza esitare. L’incantesimo era pronto, il portale apparve dal nulla, un gorgo vorticante di nuvole verdi smeraldo. Proprio in quel momento Laura si ricordò della sua amica Claudia, era ancora in forma di cane e non sapeva dove fosse. Si mise a cercarla e quando arrivò al portale ormai questi stava collassando. L’Imperatore si buttò in tempo dentro ma Laura non fece in tempo. Sentì la voce dell’Imperatore di Oz, distorta, che le diceva:

“Vai dal Barone Adriano, lo Stregone del Sud, lui saprà come farti tornare a casa. Addio Laura!”
Sul terreno dove si era aperto il portale la ragazza trovò la maschera di porcellana verde che aveva indossato l’Imperatore di Oz in tutta la sua esistenza nel Mondo di Oz. Ancora una volta Laura chiese aiuto ai suoi amici e con l’assistenza degli stregoni che erano stati liberati dagli incantesimi dello Stregone dell’Ovest, il gruppo si trovò direttamente davanti alla Magione della Zentropia. Questo castello sfidava ogni logica, sembrava preso direttamente da uno di quei rompicapi senza fine. Torri che invece di svettare in cielo, rigirate, sbucavano dal nulla e toccavano terra con il tetto. Scale che portavano ad un salto di decine di metri, altre che partendo da una finestra di una torre, facevano una giravolta e tornavano nel loro stesso percorso formando uno strano otto. Sembrava uno di quei quadri in cui ci sono scale e porte in posizioni impossibili. Al cancello che si trovava sospeso in aria e ci si arrivava attraverso una scala in pessime condizioni, vennero fatti accedere all’interno del castello. Dopo aver girovagato per sale che si trovavano con il soffitto per pavimento e il pavimento per soffitto, arrivarono nell’harem del Barone Adriano. Qui attorniato da una folla di belle ragazze svestite c’era lo Stregone del Sud. Il Barone Adriano, dal ventre prominente e dalla barba incolta e lunga, accolse con calore i nuovi arrivati. Disse che stava festeggiando la fine della dittatura dello Stregone dell’Ovest. Ormai erano giorni che festeggiava. E non aveva intenzione di smettere. Il Barone Adriano indossava solamente un accappatoio dorato riccamente decorato. Poi aveva un tirapugni d’oro in ogni mano con le scritte “Barone” e “Adriano”. Inoltre aveva delle catene d’oro che avrebbero fatto piegare persino il collo di Mr. T. Dopo aver sentito le richieste di Laura ed essersi aggiustato con un movimento assai intellettuale gli occhiali, il Barone Adriano parlò:

“Quelle orride scarpe rosse che indossi erano della Strega dell’Est. Basta che le sbatti tra loro per tre volte, desideri di trovarti a casa e sarai in questa città che chiami Torino. Per la tua amica, tornerà normale, una volta che sarete nel vostro mondo. Ti ringrazio per quel che hai fatto per noi ma ora devo continuare l’orgia che hai interrotto!”

Appena la ragazza fu fuori dalla Magione della Zentropia, prese in braccio la sua amica Claudia, salutò con calore gli amici che l’avevano accompagnata in questa avventura e poi fece quello che gli aveva detto di fare il Barone Adriano. Un tornado, come quello che l’aveva portata nel mondo di Oz, l’avvolse e la sollevò in aria. Rapidamente andò in alto fino a che non vide tutto il Mondo di Oz. La terra dei cosplayers, il Castello di Smeraldo, Mondador, la Magione della Zentropia poi tutto scomparve in un caleidoscopio di colori. Quando riaprì gli occhi la sorpresa fu grande, prima di tutto Claudia era tornata umana e poi si trovava a casa. O quasi. Aveva desiderato di essere a Londra. E così era. Si trovava nella capitale del Regno Unito. Proprio in una via accanto alla famosa Trafalgar Square. Le due ragazze si abbracciarono contente di essere tornate nel loro mondo, quando una carrozza le investì e le uccise sul colpo. Nella carrozza, fantasma, viaggiavano gli spiriti della Regina Thirrin e dell’Ambasciatrice del Gran Ducato di Toscana, Viola Vitalis. Erano in ritardo per il ballo in onore dell’Ambasciatore di Dakar e della sua meravigliosa moglie. Nessuno degli occupanti si accorse di quanto avvenuto. La carrozza continuò il suo viaggio silenzioso e senza fine verso la residenza dell’Ambasciatore di Dakar.

The End

Personaggi ed interpreti

Laura: Laura

Claudia: Claudia

Fab: se stesso e il Leone Fabuloso

Marco Varuzza: Lo spaventapasseri

Luca Azzolini: Il cyborg

Licia Troisi: La Strega dell’Est

Francesco Falconi: Lo Stregone dell’Ovest

Francesco Roghi: L’Imperatore di Oz

Adriano Barone: Lo Stregone del Sud

Francesco Dimitri: Il capo dei licantropi

Luca Tarenzi: Il signore dei corvi

Rossella Rasulo: L’ape regina

Valberici: Il Dottor Valbe-Rizi

Paolo Barbieri, Leonardo Patrignani, Dorotea de Spirito, Francesco Guigui: Le Scimmie Urlatrici Volanti™

Mad Dog: La guardia del corpo dell’Imperatore di Oz

Borgo: il Borgo-Mastro

Noycosplay: Noemi la cosplayer

Sbabby: Sbabby la cosplayer

Giulia Astaroth: La Strega del Nord

Gianrico Gambino: Eleas il Guardiano dei Cancelli del Castello di Smeraldo

Special Guest Star

GL D’Andrea nella parte del Fantasma del Natale Passato

Liz Nemesi Biella nella parte dell’Angelo della Morte

Francesco Barbi nella parte del Duca

Tanabrus nella parte di Humpty Dumpty “Tanabrus”

Thirrin nella parte della Regina Thirrin

Viola Vitali nella parte dell’Ambasciatrice del Gran Ducato di Toscana Viola Vitalis