Mad Dog presenta Canto di Natale

Piccola premessa, non tutte le persone presenti nel video alla fine sono presenti nel racconto, sarebbe venuto troppo lungo! Inoltre non tutti voi miei cari amici ed amiche siete nel video, siete troppi XD

L’inverno era arrivato anche sul solitario pianeta Oricalco, una coltre spessa e uniforme di neve ammantava i palazzi della gigantesca metropoli così come il castello fiabesco che si trovava al centro della città ed il parco che lo circondava. Anche se la morsa artificiale dell’inverno si faceva ben sentire, l’attività lavorativa era ancora frenetica e non veniva rallentata da queste condizioni atmosferiche. Nella piazza principale di Atlantide era stato portato un abete di dimensioni epiche addobbato per l’occasione festiva. Ai piedi di questo albero troviamo due dei protagonisti di questo racconto. Uno è un demone cornuto conosciuto per la sua voracità e lussuria, l’altro è un Dio con la testa di sciacallo, gelido come un pezzo di ghiaccio e formale come un esattore delle tasse.
“Non capirò mai gli addobbi dei mortali… palle e fili colorati, un albero bisognerebbe addobbarlo con intestini, fegati e cuori!” disse Mad Dog con la sua tipica voce che ricordava la lava di un vulcano che scorreva lenta dopo un’eruzione.
“Sono dei classici addobbi che risalgono ad una tradizione molto…”
Il Dio della morte dell’Antico Egitto non riuscì a finire la sua frase, venne interrotto da una profonda risata del suo compagno.
“Ci sono pezzi di ghiaccio meno gelidi di te Lu! Non ti ho chiesto di spiegarmi l’origine del fottuto Santo Natale! Sono coglione io mica stupido. Mi piace anche questa festa, faccio anch’io i regali. Oh si, non guardarmi con quella faccia da baccalà, l’ho fatto anche a te, e non ti immagini cosa possa essere! Poi sai mio caro e defunto amico so anche qual è il vero significato del Natale… e non star a sentire quei rotti in culo dei cattolici… tsè come se Gesù fosse nato davvero quando dicono loro. Se ne inventano quelli di cotte e di crude! Io ci gioco a poker con Jahwèh ogni mercoledì sera, lui mi ha detto la verità su tutte ‘ste cazzo di leggende. Hanno fottuto l’idea ai romani ‘sti cattolici. Son furbi come volpi… Lu perché te ne vai?”
“Sono più antico di te Mad Dog. So già come sono andate le cose senza che me le racconti tu, condite con tutte le tue espressioni scabrose. C’ero quando è iniziata la leggenda di San Nicola. So tutto. E non ti disturbare per me. Non farmi un regalo. Io non festeggio questa festa come non festeggio le altre feste mortali. Non ti farò un regalo.” disse il dio della testa di sciacallo con la sua voce fredda e distante.
“Qualcuno qui non ha lo spirito di Natale! Devo assolutamente fartelo inculcare nel cervello. Sicuro. Ora ti racconterò una storia e non fare quella faccia contrariata, se non la senti ti giuro che materializzerò qui un esercito di renne zombie come l’anno scorso! Ti ricordi poi com’è andata vero? Quindi ‘sta zitto e ascolta… tanto tempo fa sulla Terra in una città chiamata Londra…”

Mad Dog presenta Canto di Natale

Siamo alla fine dell’Ottocento, Londra è la città più importante del mondo, la più grande metropoli. In questi turbolenti anni in cui la povertà incalzava e si poteva morire di freddo senza un po’ di riscaldamento, la città era diventata nota per alcuni fatti assai strani legati a figure come Jack lo Squartatore, Sherlock Holmes, Peter Pan, il Dottor Jekyll, il Dottor Van Helsing, Dorian Grey. La Storia che voglio raccontarvi in questo momento di festa per voi poveri e miseri mortali è quella del più avaro degli avari, l’uomo che era diventato ricco sfondato con il business della posta privata il suo nome era Frankezer Scrooge. La Scrooge & Marley era diventata l’unica posta di tutta la nazione grazie ad un contratto assai vantaggioso con la Corona. La neve cadeva a pacchi postali espressi ben più veloci di quelli di Poste Italiane, l’intera carbonifera metropoli erano imbiancata e gelida come un pacco di cocaina colombiana. (Si ora non fate gli stronzi, so che la cocaina non è gelida ma ci sta bene come metafora…). Mentre tutti sia ricchi che poveri si stavano preparando a festeggiare il fottuto Santo Natale, solo una persona lavorava ancora il ventiquattro di dicembre. In uno studio ghiacciato, senza stufa per risparmiare, l’avido Scrooge stava contando alcune monete sul palmo grinzoso della sua mano.
“Manca una sterlina mr Barbers!” esclamò il prematuramente incanutito Frankezer squadrando malignamente l’uomo che si trovava davanti a lui.
“Gliela darò appena avrà spedito il mio pacco, è un contratto molto importante, diventerò ricco abbastanza da poter sfamare la mia famiglia e permettermi anche una stufa!” disse l’uomo. Era alto, magro, quasi gracile a causa dell’alimentazione povera. Indossava un vecchio completo marrone rattoppato in più punti, aveva le dita sporche, nere, ma non per mancanza di igiene, erano sporche per l’uso smodato che faceva del carboncino che usava per disegnare tutto il giorno.
“Menzogne! Voi artisti vivete di favole e di nient’altro. So chi è lei, è quello che disegna i draghi! Pft! Torni quando farà un lavoro serio. Via mi ha fatto anche perdere troppo tempo e mi prendo anche una sterlina per il tempo che mi ha fatto perdere!” esclamò il vecchio lanciando malamente le monete rimanenti al povero, in tutti i sensi, artista.
“Ma ma… lei non può rubarmi una sterlina!”
“Posso e lo farò! C’è scritto nelle avvertenze all’entrata. In piccola ma c’è scritto. Il tempo è denaro. Fannullone! Vattene con i tuoi piedi se non vuoi che lo faccia il mio buttafuori!”
Dopo che l’uomo uscì mestamente, Scrooge suonò insistentemente un campanellino ed arrivò di gran carriera il suo contabile Bob Zerovatchit, direttamente dalla piccola e malconcia scrivania in cui lavorava accanto alla porta.
“Si signore?” chiese con timore l’impiegato che conosceva bene il carattere astioso e burbero del suo padrone.
“Ecco una nuova sterlina da contare per oggi, fregata ad un gonzo, tieni!”
Scrooge si stava rimettendo a scrivere qualcosa su un grande libro mastro, quando si accorse che il suo contabile era ancora fermo con la moneta in mano davanti a lui.
“Cosa vuoi scansafatiche?”
“Signore mi chiedevo se… domani possa avere un giorno di ferie… sa è Natale…”
“Ah il Natale – rispose sprezzante Scrooge – una festa buona per gli idioti e per chi ha le mani bucate! Solo per questa volta ti permetto di avere un giorno di ferie ma te lo decurterò dalla lauta paga che ti do ogni fine mese!” disse il vecchio che sghignazzò per la propria intelligente trovata.
“Bussano alla porta, vai a vedere chi è… forse qualcuno che vuole lavorare oggi e che mi darà tante belle sterline!”
Zerovatchit andò ad aprire e accompagnò davanti a Scrooge un uomo e una donna, tutti e due vestiti assai sobriamente e distinti nei portamenti. L’uomo indossava un’impeccabile completo grigio mentre la donna indossava un abito marroncino con una ricca gonna.
“Io sono Frank Falcons e la mia amica è Lycian Troìs siamo di Amnesty International e le vogliamo proporre un affare eccezionale!” disse l’uomo con un acuto accento scozzese.
“Amnesty… non è quella società di beneficenza?” chiese Scrooge sospettoso grattandosi un porro che aveva alla punta del naso.
“Si infatti le vogliamo chiedere una somma anche modesta per aiutare i poveri che non possono passare…” la donna, con un tipico accento londinese, non riuscì a finire la frase che venne interrotta dalla risata dell’avido spedizioniere.
“Andate via di qui se non volete che chiami la polizia ladri!” esclamò poi Scrooge
“Ma fatelo in nome della nostra Somma Regina Thirrin che ci governa con saggezza e costanza!”
“Signor Falcons a me la nostra giovane Regina non ha portato giovamenti se non nelle sue tasche con le tasse che ha applicato sui ricchi di cui faccio modestamente parte! Se vedessi quello stecchino di ragazza le farei vedere come si governa un regno come la nostra gloriosa Inghilterra! I poveri poi! Se sono poveri è solo colpa loro, non si impegnano abbastanza. Dovrebbero morire tutti così si risolverebbero molti problemi come l’affollamento delle carceri e la sovrappopolazione!”
Il viso di Scrooge era diventato paonazzo mentre eseguiva la sua invettiva solo quando ebbe finito si accorse che i due attivisti erano scappati dall’orrore per quello a cui avevano assistito. L’avaro spedizioniere sperava di potersi a rimettere a lavorare ma venne interrotto dall’arrivo impetuoso del suo unico parente ancora vivo, il nipote, Gabriel detto Tanabrus.
“Buon Natale e Felice Anno nuovo zio! Verrai domani al nostro pranzo?” esclamò il ragazzo tutto contento.
“Sciocchezze! Il Natale è solo per i fannulloni come te caro nipote che si fanno chiamare in maniera astrusa! Che hai da festeggiare che sei povero? Hai lavoro che non mai capito quale sia e che comunque non ti frutta abbastanza per essere ricco come me. Ti sei sposato con una tizia che ha come sua più grande ambizione quella di diventare la ritrattista della nostra antipatica Regina Thirrin! Non verrò mai a trovarti finché sarai sposato con quella!”
“Ma non venivi nemmeno quando non avevo ancora sposato Licial zio! Poi riparare orologi è un’arte, una passione che anche se non frutta troppi soldi mi rende felice. Vieni domani, ti prego, è Natale, non ti chiedo nulla, solo che tu possa passare una giornata felice con me, mia moglie ed i miei amici!”
Scrooge osservò la pelata e gli occhiali rabberciati del nipote per poi esplodere in una cupa risata.
“Non verrò mai, il tempo è denaro e tu me ne hai già fatto sprecare abbastanza. Vattene!” urlò il vecchio.
Il giovane non si scompose troppo rivolse un nuovo “Buon Natale e Felice Anno Nuovi” allo zio per poi salutare il contabile.
Gabriel uscì dall’ufficio ed incrociò alla porta un gruppo di giovanti cantanti, che si facevano chiamare Cosplay Singers, che da alcuni anni giravano la città nel periodo delle feste per racimolare qualche soldo. Il nipote di Scrooge gli lanciò un’occhiata piena di compassione sapendo che lo zio li avrebbe sgridati e quindi lasciò qualche moneta ai cantori. I ragazzi ringraziarono il benefattore e lo videro sparire nel vicolo ormai oscuro tra cascate di fiocchi di neve. Si misero a cantare dietro la porta della Scrooge & Marley, intonando Silent Night. Passarono pochi secondi e il vecchio avaro spalancò la porta urlando, brandendo un attizzatoio e facendo fuggire i poveri ragazzi, per poi tornarsene dentro borbottando. Passarono pochi minuti e suonò l’ora per andare a casa e staccare dal lavoro. Scrooge non rivolse nemmeno un saluto a Zerovatchit e si incamminò incupito verso casa ripetendo alle volte la parola “sciocchezze”. Non salutò nessuno e appena qualcuno si avvicinava per fargli auguri li scansava e grugniva in malo modo. Quando stava per entrare nella sua vecchia e logora casa, due senzatetto che dormivano a lato della strada, lo salutarono ed gli chiesero qualcosa in elemosina. Le due donne, imbacuccate in coperte tarlate e rattoppate, riconobbero immediatamente Scrooge. La più anziana delle due, che era anche quella più in carne, con una carnagione olivastra ed il viso butterato di ecchimosi, lo guardò sorpresa per poi tentare di abbracciarlo. L’uomo si scansò malamente e le osservò malignamente.
“Siamo Pam e Odry non ci riconosci?” disse l’altra donna, assai magra, con la pelle mulatta e i due denti centrali anneriti che sporgevano dal sorriso sdentato.
“Si purtroppo si. La sartina e la… non ho mai ben capito cosa facessi tu – disse Scrooge indicando la più macilenta delle due – eravamo amici nella giovinezza. Mi avete rubato molto tempo e denaro allora. E vedo che siete state ricompensate a dovere. Ora devo andare a mangiare qualcosa di caldo e a ristorarmi al fuoco, cosa che voi non potete fare. Addio.”
Il vecchio non le degnò più di uno sguardo e le scansò malamente con il suo bastone quando tentarono, stupefatte, di avvicinarsi. Salì in fredda le scale che conducevano al suo portone e stava per immettere la chiave nella serratura quando il batacchio della porta assunse le fattezze della faccia del suo vecchio e defunto socio di affari, Eleas Marley. Sembrava assai sofferente, gli occhiali infranti, gli occhi spiritati più del solito, la barba incolta. Poi tutto sparì e tornò come prima. Scrooge sebbene spaventato entrò con calma in casa, ripose cappello e cappotto sull’attaccapanni per poi dirigersi verso la sua cupa stanza.
Mentre mangiava un po’ di brodaglia riscaldata su un piccolo fuocherello non poteva non pensare all’immagine che aveva visto alla porta. Doveva essere per forza un disturbo di stomaco e le arrabbiature di quella giornata. Stava rimuginando su quanto era successo quando sentì dei tonfi provenire dalle scale che portavano alla sua stanza. Tonfi sordi e ritmici. Qualcosa adesso si trovava dietro la porta chiusa saldamente a chiave, ma il mero legno non poteva tener lontano quello che entrò. Uno spettro. Lo spettro di Eleas Marley il suo vecchio socio in affari morto proprio quel giorno sette anni prima. Il suo vecchio amico aveva tutto il corpo legato da catene a cui erano affibbiati a mò di lucchetti macchine da scrivere e altri strani oggetti, tutti targati Macintosh.
“Eleas… sei proprio tu?”
“Sono lo spirito di Eleas Marley dubiti di questo Frankezer Scrooge?” chiese lo spettro con voce spettrale e anche con spettrale carisma, ma facciamo anche con spettrale spettralità!
“Pensavo fossi un disturbo di stomaco, uno davvero ma davvero brutto, ma tanto brutto.”
Lo spettro urlò di disperazione e scuoté le sue catene con violenza tanto da far diventare ritti i capelli di Scrooge.
“Cosa sei venuto a fare qui Eleas?” chiese titubante Scrooge.
“Sono qui per avvertirti che farai la mia stessa fine!”
“Scivolare su una lastra di ghiaccio, cadere dalle scale del Palazzo Reale, schiacciare il barboncino preferito della Regina Thirrin per poi infine essere goffamente schiacciati dalla stessa carrozza della Regina?”
“No stupido! Intendo diventare uno spettro e vagare per l’eternità dannato sulla terra con la catene che mi sono costruito in vita, e noi non abbiamo la fortuna del Fantasma di Canterville, non possiamo fare scherzi al prossimo!” gemette Eleas Marley facendo rabbrividire il suo vecchio socio.
“Perché saresti condannato a questa pena? Era un bravo uomo d’affari, riuscivi a gabbare chiunque con le tue contrattazioni!”
“E’ quest’atteggiamento egoista che mi ha portato alla dannazione eterna, forse anche perché per un certo periodo ho usato quella dannata macchina da scrivere della Microsoft. E’ stata colpa di quella Windows. Si. Anche di quello. Ma tu Scrooge potrai evitare il mio fato! La tua catena è più pesante della mia. Tre spiriti ti visiteranno dalla mezzanotte di questa notte per farti cambiare vita. E’ grazie a me se hai quest’occasione, così forse anch’io potrò riposare in pace se avrò fatto una buona azione… ti saluto Scrooge, e non sai quanto mi manchino la polenta con il sugo di cinghiale!”
Lo spettro di Eleas Marley scomparve lentamente lasciando nel povero Frankezer un senso di inquietudine che non aveva mai provato prima in vita sua. Si cambiò velocemente mettendosi il suo vecchio pigiamo e la sua vecchia vestaglia e si coricò nel letto a baldacchino. Passarono lente le ore e quando le campane suonarono la mezzanotte una luce accecante invase la stanza e riuscì a penetrare le cortine del letto di Scrooge che si svegliò di soprassalto. Le tende lentamente vennero scostate mentre la luce diminuiva. Davanti a sé, l’avaro, poté vedere un uomo alto circe un metro e mezzo (un hobbit in pratica per voi lettori di fantasy), che aveva un’età indefinita tra i trenta e i trentuno anni. Aveva in testa uno strano cappello a tuba con sopra degli occhialoni giganteschi, dal cappello uscivano alcuni ciuffi di capelli ricci e neri. L’uomo indossava un completo marrone di foggia assai bizzarra, sembrava un miscuglio di abiti vittoriani e futuristici.
“Viene con me, io sono il Fantasma del Natale Passato, del tuo Natale!” esclamò lo spettro che prese senza tanti complimenti la mano di Scrooge. Un vortice di luce li risucchiò e li portò in un largo locale, una specie di magazzino. In uno sgabuzzino all’entrata due ragazzi stavano finendo di fare dei conti prostrati su di una scrivania che riusciva a stento a contenerli entrambi. All’improvviso un uomo assai corpulento con una benda sull’occhio sinistro piombò nello stanzino urlando “E’ tempo di prepararsi per la festa di Natale. Su su finirete dopo questi conti. Voi andate a chiudere il locale e preparate la carne, io penso alla grappa!”
“Ma quello è il vecchio orbo Gabriel Valbewing, gli ho fatto da apprendista per qualche anno e quell’altro ragazzo è Iri, non ricordo il suo vero nome. Brutta fine, venne investito dalla carrozza della Principessa Thirrin. Proprio fra qualche giorno. E anche Valbewing non durò poi molto, morì quando nel suo corpo ci fu più grappa che sangue!” disse Scrooge sovrappensiero.
Intanto erano arrivati altre persone, tutta la numerosa famiglia di Valbewing, le sue figlie, sua moglie e il suo taciturno figlio, oltre a loro erano arrivate anche molti ragazzi e ragazze. Un orchestrina si mise a suonare un motivetto leggero e le danze poterono cominciare. Il vecchio Scrooge notò che la sua versione più giovane non stava ballando ma stava aspettando qualcuno con impazienza. Proprio in quel momento entrò nel locale una ragazza bellissima, leggiadra, divina, insomma era una gnocca di prima categoria, anche se personalmente io preferisco quelle con un po’ più di carrozzeria davanti, ma questi sono gusti. Dicevo… si questa fantastica creatura indossava un bel vestitino color giallo canarino, colore che sinceramente fa davvero schifo ma come ho scritto prima i gusti son gusti. Questa abito le scendeva perfettamente sul corpo disegnando le sue… nahhhhh non posso descrivervi una bonazza come farebbe Dickens, lo devo fare a modo mio per dincibacco! … Questa storia mi sta facendo parlare in maniera che veramente astrusa… Comunque dicevo, si, la descrizione della gnocca. Quel che spiccava in lei erano sicuramente le chiappe, belle tornite come piacciono a me e le gambe… uhm che gambe! Lunghe e affusolate, ma Scrooge mica poteva vederle con quella gonna in stile vittoria… Però io so che aveva belle gambe. La ragazza si chiamava Elizabeth Bielle, chiamata da tutti Liz. Ed era la ragazza di Scrooge. E da questo si capisce come questo racconto sia un fantasy, quando mai una bella ragazza come Liz si metterebbe con un cesso come Scrooge. Mai! Potrebbe solo fare la mia concubina! Ah poi che occhi, assolutamente da mangiare, perfetti, verdi come… come… non è che avete presente la bava di un drago di smeraldo? Beh il colore era più o meno quello, senza il bianchiccio della saliva acida. Come si illuminarono gli occhi di Scrooge, di tutti e due gli Scrooge, si ingrandirono e strabuzzarono davanti a quelle bellezza. E sono sicuro che non era l’unica cosa che si ingrandiva, anche se penso che il vecchio Scrooge certe cose non le possa fare, sapete in questo tempo non c’era mica il Viagra che allieta i vecchietti! I due giovani incominciarono a ballare e tutti gli occhi si spostarono su di loro, erano davvero un bello spettacolo, sorridenti, felici, gioiosi.
“All’epoca lo festeggiavi il Natale…”
“Spirito ero giovane, sciocco, poi ho capito che il Natale è solo una sciocchezza. Perché dovrei essere felice se non ho un soldo in tasca? Perché dovrei festeggiare se sto male? Perché dovrei sprecare una giornata di lavoro in cui potrei guadagnare tanti soldi? E’ una festa per i fannulloni…”
“Meglio essere poveri e felici, che ricchi e brontoloni come te Scrooge. E’ tempo di andare avanti…”
La scena cambiò improvvisamente, il mondo intorno al vecchio avido e allo spettro si dissolse, cambiò contorni e divenne un viale alberato, ricoperto di foglie marcescenti. Due figure avanzavano nella nebbia, uno era il giovane Scrooge e l’altra era la sua fidanzata Elizabeth Bielle. Stavano discutendo animatamente.
“No spirito, ti prego, non farmi vedere questa scena, è troppo doloroso!” gracchiò il vecchio Scrooge.
Lo Spettro del Natale Passato non si scompose più di tanto alla richiesta dell’uomo e osservò tristemente quello che era già successo molti anni prima. Liz diede un sonoro schiaffo al suo ormai ex fidanzato e corse via piangendo allontanandosi per sempre da Scrooge.
“Ho scelto l’amore per il denaro al posto del suo amore… è l’ho rimpianto per tutta la mia vita. Non l’ho mai ammesso chiaramente, ma rivendendo questa scena ho capito quanto sono stato folle. Spirito ti prego riportami a casa, non voglio più vedere altro!”
“Abbiamo ancora molto altro da vedere per esempio quello che hai fatto alla tua famiglia…”
Lo Spirito del Natale Passato non poté continuare la sua frase perché venne aggredito da Scrooge che spinse la sua tuba in basso fino a che il fantasma non venne completamente risucchiato dal cappello per sparire in lampo di luce accecante. Scrooge si risvegliò illeso nel suo letto come se nulla era successo, sentì chiaramente che c’era qualcuno che mangiava e ruttava nel suo, a lungo deserto, salone anche perché la porta era socchiusa e si intravedere un filo di luce che penatrava nella sua stanza da letto. Scese piano dal letto e in punta di piedi, cercando di non fare il minimo rumore, si affacciò titubante. Quel che vide lo sconvolse, su un trono di cibarie cotte, quali polli, tacchini, oche, maiali, buoi, capre, pecore, insomma tutto quello che si poteva mettere sotto i denti entrando in una macelleria, sopra questo strano trono, era issato un gigantesco diavolo cornuto, altro circa tre metri, che si sollazzava mangiando parti del suo stesso scranno. L’essere era attorniato da delle donne di malaffare, bellissime e totalmente nude che esibivano sulla sommità delle loro teste delle piccole corna. Il demonio indossava solo una vestaglia rossastra come la sua pelle che gli lasciava scoperte le spalle ed il petto muscoloso. E lo so che ve lo state chiedendo tutti, si, sono io il Fantasma del Natale Presente. Si, si, lo so che sono bello e sexy, non c’è bisogno di dirmelo, ma se lo dite è meglio… comunque torniamo alla narrazione.
“Mortale fatti avanti, io sono il Fantasma del Natale Passato… no aspetta… sono quello del Natale Che deve ancora venire! No… quello è ‘n’atro… io sono ecco si, ora ricordo, io sono il Fantasma del Natale Presente! Dai andiamo che non ho molto tempo!” disse il demone ruttando sonoramente.
Scrooge cercò di scappare, impaurito da questa visione, ma l’essere fu più veloce di lui, lo aggiuntò con una sua zampa e attraverso un vortice di zolfo puzzolente lo portò in una piccola e vecchia casa.
“Dove sono?” chiese il vecchio avaro.
“Come non riconosci la famiglia del tuo impiegato? Quella bonazza è la moglie di Zerovatchit, si chiama Scarlett, e i cinque bambini che vedi sono i loro figli. Stanno aspettando i loro papà che con Tiny Tim, il loro figlio più piccolo, è andato alla messa di Natale. Ah si, lo so che lo pensi pure te, ‘sta Scarlett si da da fare. Un po’ di televisione non farebbe male a questi due… peccato che non l’hanno ancora inventata!” disse il demone ridendo sguaiatamente.
“Tu Spirito, parli in maniera assai strana…”
“E tu sei un avido ed idiota mortale, ora guarda e ‘sta attento. Questi qui saranno anche poveri, perché te gli dai uno stipendio da fame a quel poraccio, ma almeno sanno godere la vita. In tutti i sensi!”
Scrooge distolse l’attenzione da quello Spettro così particolare e vide che i bambini aiutati dalla madre stavano apparecchiando la tavola proprio mentre il padre ed il fratello erano tornati. Il cuore del vecchio ebbe un sussulto quando vide Tiny Tim. Il bambino era assai gracile, aveva una gruccia con sé e camminava zoppicando in maniera evidente. Si sedettero tutti a tavola ed intonarono una breve preghiera, poi la madre dispose sul tavolo un’oca, non molto grande, cotta a puntino che accompagnata da piselli e cipolle sarebbe stata l’unico piatto di quel pranzo di Natale.
“Non hanno altro da mangiare per il pranzo di Natale?”
“No caro Scroggetto, sai com’è c’è qualcuno che paga i suoi dipendenti una miseria, mica si possono permettere le laute minestrine insipide che ti pappi tu.” gli rispose sarcasticamente il diavolo.
“E dimmi Spirito, Tiny Tim non mi sembra molto in forze, cosa gli accadrà nei prossimi anni?”
“Cosa ti aspetti che gli accada zucca pelata? E’ debilitato, zoppo, mangia poco, schiatterà. Vedo una sedia vuota e una gruccia custodita gelosamente. E la sua morte sarà solo colpa tua! In fondo non sei te quello che ha detto che i poveri dovrebbero morire tutti? Che non si impegnano abbastanza sennò sarebbero ricchi? Anche Tiny Tim è povero, quindi merita di morire?”
“Io non intendevo…” cercò di dire Scrooge che venne interrotto dalla risata del demone.
“Sei uno spasso mortale, ora vediamo come se la passa qualcun altro tuo nipote…”
Il mondo attorno a Scrooge si dissolse, la casa del suo fido impiegato divenne quella, ben più spaziosa, del nipote. Si trovarono in un salotto dove il nipote, la sua compagna e i suoi amici, stavano bevendo un po’ di liquore dove aver gustato il pranzo di Natale.
“Ve lo giuro” – disse Gabriel – “Ha detto proprio che il Natale è una sciocchezza!”
Ci fu una risata generale a cui si unì, volentieri, anche il demone cornuto, dando anche una poderosa spallata al povero Scrooge che ruzzolò sul pavimento del salone.
“Tuo zio è proprio irrecuperabile!” disse una delle ospiti, una donna, Federica Of Dude, un po’ in carne con un tipico vestito vittoriano di color beige, che di origini italiane, era anche lei una pittrice come la moglie di Tanabrus.
“Diciamola tutta cara Fed, lo zio di Gabriel è un vecchio avido e gretto che non vorrei incontrare per nessuna ragione al mondo! Non capisco perché Gabriel tenti ancora di invitarlo ogni anno…”
“Cara mia moglie, sai che lo faccio soltanto perché è l’unico parente che mi è rimasto e che mia madre lo amava profondamente.”
“E’ ora di andare, mi rimane poco tempo per farti vedere anche tutto il resto, andiamo!”
Lo Spettro del Natale Presente non aspettò un altro momento e preso Scrooge per un braccio lo trascinò in strada, qui si fermò all’improvviso e cascò bocconi a terra ansimando.
“Credevo di avere più tempo! Stanno uscendo come gli Alien!” urlò il demone cornuto contorcendosi. Tra urli e strepiti dalla sua larga bocca fuoriuscirono due bambine scarmigliate, con capelli lunghi, vestite di stracci, sporche, che più che a bambine a Scrooge assomigliavano vampire. Avevano infatti artigli acuminati, zanne lunghe e occhi completamente rossi.
“Queste sono le figlie dell’umanità… Naeel, l’Ignoranza e Lyppa la Miseria! Guardati da loro, ma soprattutto dalla prima è più insidiosa e viscida di tutti i politici messi insieme! Ormai lo sento sto scomparendo… dopo di me, verrà il Fantasma del Natale Futuro… è uno tosto lui!”
E queste furono le ultime parole del demone che scomparve insieme all’Ignoranza e alla Miseria. Scrooge si ritrovò da solo nella strada ammorbata di nebbia, mentre il gelo gli penetrava nelle vecchie ossa. Dalla bruma sbucò una luce come di carboni ardenti che si avvicinava sempre di più. Qualche secondo dopo, davanti all’impaurito avaro, comparve un uomo mingherlino, con degli occhiali scuri, capelli corti ed una barbetta incolta. Fumava una sigaretta che non si consumava mai e che aveva prodotto quel bagliore che Scrooge aveva visto poc’anzi. Aveva un vestito strano per l’umano, infatti portava una sorta di camicia di un colore indefinibile e dei pantaloni altrettanto strani, anche le sue scarpe erano quanto di più strano Scrooge potesse pensare.
“Tu sei il Fantasma del Natale Futuro?” chiese titubante il vecchio avaro.
Lo Spettro non rispose ma diede solo un accenno con la testa, l’aura che irradiava era metallica, fredda come la Morte, dura. Il mondo prese a vacillare e a cambiare come ormai Scrooge sapeva bene. Si trovarono in un vecchio bugigattolo pieno di cianfrusaglie, vestiti, mobili vecchi, posate, bottoni e tanti altri oggetti messi alla rinfusa. Un’anziana donna si trovava davanti ad una stufa intenta a riscaldare le sue dita intirizzite. Dalla porta entrare tre altre donne, anch’esse anziane, portando ognuna un fagotto chi piccolo, chi grande. Le donne si guardarono e poi esplosero tutte in una risata collettiva.
“Noto avete tutte preso qualcosa al vecchio avaro, iniziamo da te Sarah Corvis, come va il tuo lavoro di becchino?” disse la rigattiera.
“Bene, vecchia Provy, tanta gente muore per il freddo e poi quando li seppellisco posso sgraffignare qualcosa… ecco cosa ho preso io a quel vecchio rachitico!” esclamò la donna vestita completamente di nero con dei lunghi capelli ormai grigi aprendo il modesto sacchetto che aveva con portato con sé.
“Uhm… vediamo… una forchetta, una spilla d’argento di non pregevole fattura… e qualche bottone. Cara Sarah, ti darò esattamente sette scellini, per tutta questa mercanzia, cosa fai accetti?”
“Accetto ovviamente, tra averceli e non averceli sette scellini!” esclamò la becchina.
“Passiamo a te Frederica Of Nard, cosa mi porta la cuoca di quel vecchiaccio? Uhm vediamo” – disse la rigattiera aprendo il sacco della cuoca – vecchi lenzuoli, qualche posata d’argento ed una vestaglia. A te darò esattamente un pound, otto scellini e un pence… ora tocca a Mary Chan la cameriera del vecchio. Vediamo un po’ oh! Sublime qui ci sono le tende del suo letto, con ancora attaccati gli anelli e… una canottiera di pregevole fattura, cara Mary, sarai quella che prendi di più oggi!” disse Provy con un sorriso sornione.
“Bene, almeno abbiamo guadagnato qualcosa noi dalla sua morte, nessuno è stato accanto a lui nei suoi ultimi momenti. E ben gli sta, era malvagio, gretto e si meritava solo questo dalla vita!” esclamò la cameriera del morto suscitando un’altra risata generale.
“Spirito dimmi ma di stanno parlando? Quella mi sembra la mia cameriera…” chiese il povero Scrooge impaurito che stava iniziando a capire a chi si riferissero questo gruppo di donne. La scena cambiò di nuovo, ora si trovavano in un cimitero, invaso dalla bruma con vecchie lapidi vaiolate dai licheni. Il Fantasma del Natale Futuro indicò una lastra tombale che si trovava davanti all’avaro Scrooge che indietreggiò inorridito vedendo che nella lapide c’era scritto il suo nome.
“Quindi è questo il mio destino Spirito… ho capito, Spirito, cambierò! Lo prometto ora portami a casa, ti prego!” squittì Scrooge sempre più impaurito.
Lo Spirito rise sguaiatamente, la risata penetrò nel cervello dell’avaro che si accasciò a terra bocconi, ormai convinto che fosse arrivata la sua fine. Aprì gli occhi, si trovava nel suo letto avvinghiato tra le coperte, fuori era mattina e si sentiva il cinguettio degli uccelli. Scrooge si affacciò alla finestra tutto contento, fuori dalla porta c’erano quei ragazzi, quei cantori che aveva scacciato dal suo studio.
“Ehi voi, dico a voi, si, ditemi che giorno è oggi?”
“E’ il giorno di Natale!” risposero in coro, cantando i Singers in Cosplay (si hanno cambiato nome e allora? Ci avete da ridire? Ah bene!) che dovete sapere erano composti da Matt Borg, un ragazzo con gli occhiali ed un naso assai prominente, Fran Danì, una bella ragazza con un corpo da favola, Masaki Kaneuchi il suo ragazzo, mezzo inglese e mezzo giapponese che faceva girare la testa a qualunque ragazza ed infine la più dolce del gruppo, la bellissima Elizabeth Tosy. Allora, pensò Scrooge, gli spiriti mi hanno tenuto impegnato solo una notte, quindi di volata si vestì ed era pronto per uscire. Davanti alla porta della sua casa trovò ancora i ragazzi del coro a cui regalò dieci sterline a testa ed anche alle sue vecchie amiche regalò altrettanto denaro per poi correre dal pollivendolo per ordinare un tacchino gigante da portare alla famiglia del suo impiegato. Infine decise di andare dal nipote con un bel dolce per cercare di riallacciare i rapporti e ci riuscì, divenne una persona onesta e gentile, cercò di aiutare tutte le persone che aveva disagiato con le sue azioni. Purtroppo la vita di Scrooge venne stroncata un anno dopo quando la carrozza che trasportava l’Ambasciatrice di Dakar, Viola Vitals, verso il palazzo della Regina Thirrin, lo investì ponendo fine alla sua vita. Ma da questa storia noi impariamo che…

Mad Dog si accorse solo a questo punto di essere da solo nella piazza gelata, e di essere attorniato da renne zombie e da un Babbo Natale super-zombie in cerca di vendetta.
“Oh… capperi, devo combattere! Vabbè ho solo il tempo per augurarvi a tutti voi un Buon Natale… e attendete il mio pacco! MUAHAHAHHAHAHAHAHHAHH!