Mad Dog intervista Luca Tarenzi

Sangue, litri e litri di sangue sgorgano da fori irregolari nelle pareti marcescenti, cascate scarlatte in un mondo altrettanto scarlatto. Colonne composte da pezzi di carne umana, arti, organi interni, ossa, adornano l’ambiente. Fiamme etere salgono dal terreno. Un lezzo di carne bruciata ammorba l’ambiente. Davanti a te si trova un trono fatto di corpi umani, orribilmente disposti, vivi e ululanti di pena e dolore. Ti guardano con occhi vuoti, orbite cieche, supplicandoti con le loro espressioni a porre fine alla loro agonia. Su siffatto trono si erge maestoso e cazzoso un diavolo dall’ incredibile stazza… ehm.. mazza, noti poi le corna ricurve e gli occhietti porcini con la pupilla gialle e simile a quella dei gatti. Una chiostra di denti affilati affollano la sua vorace bocca. Ti guarda sospettoso, si accarezza il mento sommessamente per poi esclamare:

“Misero e patetico mortale le tue pupille non hanno mai visto niente di così bello come lo sono io! Lo so, lo sento, lo vedo dall’espressione della tua faccia! Io sono l’essere più gagliardo di tutto l’Omniverso! MUAAHAAHHAHAHAHAHAHAHAH Te invece, misero e patetico mortale, sembra che vivi per strada. Barba lunga, capelli lunghi, vestiti trasandati ma non sono qui per giudicare le tue misere condizioni di mortale, sono qui per intervistare te, Luca Tarenzi, autore di fantasy italiano. Si di fantasy. Perché la parola fantasy raccoglie ormai tutto quello che è fantastico da Twilight ad Harry Potter da Conan il barbaro a Vampirella. Dimmi chi cazzo sei, così iniziamo che poi debbo andare a rubare della grappa da un tipo un po’ orbo che conosco….”

Innanzi tutto, felice di conoscerti!
E complimenti per l’arredamento: molto… viscerale.
‘Chi cazzo sono’? Piacerebbe pure a me saperlo.
A casaccio potrei dire di essere un traduttore di romanzi, un maniaco depressivo, un drogato di telefilm, un fissato di teologia e religione, il responsabile di una casa rigurgitante di bestie (inconvenienti dell’aver sposato una veterinaria), uno che nel tempo libero gioca (troppo) di ruolo e studia (troppo poco) lo sciamanesimo. E un grandissimo bugiardo, questo va detto. Un bugiardo patentato, accanito, fantasioso (mi piace pensare), con un diploma in incoerenza e una laurea in ipocrisia. Ma sono certo che tu apprezzerai: “Il Diavolo è padre di menzogna”, no?

Mi piaci. Sei folle. Quanto basta per essere gustoso!

“Ecco la prima vera domanda che mi sporge spontanea è… proprio sull’etichetta fantasy fra un po’ l’appiccicano anche sul detersivo e sui succhi di frutta! Non è sbagliato? Poi devi sapere, misero e patetico mortale, che io odio le etichette. Demone cornuto. Demone ribelle. Demone porcone. Demone cazzone. Così come non mi piace quando si vuole etichette per forza un libro… questo è Urban Fantay, questo è New Weird, questo è Low Fantasy con una spruzzatina di menta piperita. Ecco ma non rimangono comunque libri? Perché a voi umani piace tanto etichettare tutto? E i tuoi libri come vengono etichettati?”

“Perché lo facciamo e basta! Altrimenti nessuno saprebbe che cazzo sta succedendo!” (Misfits, episodio 2×03). L’ho già detto che penso per battute dei telefilm?…
Poi boh, le etichette servono sui barattoli, per metterli nello scaffale giusto al supermercato. Se nel barattolo ci sono fagioli cannellini, sull’etichetta va scritto “Fagioli cannellini”. Il problema semmai è quando ci sono – o ci si immagina che ci siano – dodici tipi diversi di fagioli cannellini, e ci si mette a discutere (a lungo) su come andrebbero distinti e classificati, se per forma, colore, dimensioni, sapore, affiliazione religiosa del coltivatore…
Vale lo stesso coi libri? Forse sì. Ma io sono quello che raccoglie i fagioli nel campo, non quello incaricato di mettere l’etichetta sul barattolo. E la cosa, ti dirò, mi fa molto felice!

Quindi i libri sarebbero come fagioli? A me io fagioli fanno venire la flatulenza. Si insomma le scorregge.

“L’altro argomento che mi interessa molto… dicono che tu… si lo dicono, te lo giuro sulla mia testa potesse scoppiare all’istante! Dicono che tu scrivi… new weird… brrrr…. Che cosa brutta! E’ legato a pratiche negromantiche? O berlusconiane? Cosa cazzo vuol dire new weird? Io non l’ho capito ed ho letto pure wikipedia! Però c’erano troppe parole, troppe cose da leggere, io son demone e mi stufo subito. Non ci capisco nulla con tutti ‘sti generi libreschi!”

Primo, berlusconiano ci sarai tu! (negromante va bene, in genere è poco igienico ma posso accettare)
Secondo, le definizioni su internet le ho lette pure io, e pure io non sono mica tanto sicuro di averle capite. E non ho neanche la scusa di essere un demone (anche se c’è chi dissentirebbe…)
Terzo, andiamoci piano: io ho scritto UN romanzetto new weird – qualunque cosa sia ’sto new weird – e non è affatto detto che ne scriverò altri. Anzi, al momento è assai poco probabile. A me piace molto di più l’urban fantasy “tradizionale”, quello coi detective-stregoni e i demoni negli uffici di New York, per intenderci. Quel che ho scritto prima e dopo il Sentiero, a voler insistere con la storia delle definizioni, lo si può chiamare in tanti modi, ma non direi proprio new weird. A me piace pensare di scrivere letteratura fantastica. Punto.

Silvio è un mio amico personale. Per me belusconiano è un complimento. Sta a significare “persona a cui piacciono le escort”. E non intendo le macchine! Per il resto non ci capisco ancora una mazza sul significato di new weird…

“Il tuo ultimo libro si intitola –Il Sentiero di Legno e Sangue-, prima di tutto bel titolo. Mi piace. Il sangue. Il legno meno, sai lo digerisco male… Comunque è davvero un bel libro il tuo, si, beh squartamenti, morte, una bella gnocca. E concordo. E’ la ragazza più bella del mondo. Concorda anche il mio creatore. Si. Si. Se intendiamo la stessa Molly Quinn. Quella di Castle giusto? Sennò non sappiamo a quale Molly Quinn tu ti riferisca!”

Sì, quella Molly Quinn. La rossa con gli occhi acquamarina. È una figa pazzesca. Da paura.
E non dico altro perché è minorenne.

Ancora per poco mio caro. Fra poco non sarà più minorenne! MUAHAHAHAHHAHAHHAH

Vabbè ora ti faccio qualche domanda sul libro se sei d’accordo. Ma tanto devi essere d’accordo sennò ti mangio. Quindi ecco qui… secondo te, Collodi si è rigirato nella tomba quando ha letto il tuo libro? O l’avrà apprezzato? Perché ricordiamolo il tuo libro trae spunto da Pinocchio anche se poi è tutto un’altra cosa…”

Collodi nella tomba avrà altro da fare che pensare ai libri… che so, mangiarsi le mani (letteralmente) per esser morto troppo presto: qualche anno in più e Pinocchio lo avrebbe fatto ricco sfondato. Ma a dirla tutta non credo che la mia rivisitazione gli sarebbe dispiaciuta: morale ottocentesca a parte, aveva indiscutibilmente un gusto per l’orrido e il grottesco. E poi io non ho fatto altro che giocare – perché solo di un gioco si tratta – con quella che era già in origine una trasparente storia di iniziazione, probabilmente massonica (impossibile stabilire se Collodi fosse davvero un massone, ma i richiami massonici in Pinocchio sono messi lì a bella posta, “nascosti in piena vista”).

Si impara sempre nella vita, mica sapevo che Collodi era un massone! Vuol dire che collezionava massi grandi vero?

“Il tuo libro è molto onirico, sembra tutto un sogno, ed in effetti un po’ è così. Come è nato lo spunto per questa storia? Un incubo per caso? MUAHAHHAHAHAHHH”

In realtà no, sai? Sarebbe molto romantico rispondere che ho tratto ispirazione dai miei sogni, ma la verità è che l’onirismo del Sentiero è ragionato. L’idea di base mi è venuta dall’aver sempre avuto l’impressione che già il Pinocchio originale fosse una roba abbastanza weird, coi suoi insetti moralisti e le sue fate dell’oltretomba (la Fata Turchina è uno spirito della morte e il colore dei suoi capelli allude ai cadaveri: andate a vedere sul testo di Collodi, è proprio così). Lo spunto scatenante però è stata la lettura di un romanzo che mi è piaciuto moltissimo, The Alchemy of Stone di Ekaterina Sedia, che è a sua volta la storia – allucinata, feroce, commovente – di una persona meccanica. Poi il gioco dei sogni mi ha fornito il pretesto, la teoria dei campi morfici la base “scientifica” interna alla storia e una vita di film, telefilm, manga e letture da nerd ha fatto il resto.

ZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZ eh… che? eri così pizzoso che mi sono addormentato!

“Avendo tratto spunto da Pinocchio non hai paura che la gente dica –E’ una copia del libro di Collodi!- di la verità…”

Ma la gente dice tutto quel che le pare anche senza bisogno che la imbecchi io!
Se stessi a sentire quel che dice la gente, starei fresco. Ce l’hai presente Richard Feynman, il Premio Nobel per la fisica? Il suo motto – tratto da una frase dettagli da sua moglie – era “What do you care what other people think?”
Ha scritto pure un libro con questo titolo. Un’autobiografia umoristica. Mentre stava morendo di cancro.

Pure a me non frega niente di quello che mi dice la gente. Soprattutto quando mi dicono -Per pietà non mi uccidere!- MUAHAHAHAHHAHAH

“Qual è il personaggio a cui ti si è affezionato di più di questo tuo ultimo lavoro? Io parteggio per il Tarlo. Mi sta davvero simpatico. Poi ovviamente per la gnocca!”

Il Tarlo è il personaggio in cui mi hanno riconosciuto di più i miei amici (e, temo, non a torto…), ma il mio personaggio preferito è Pellegrino. Perché sa trasformare la sua dannazione in qualcosa di utile, e persino di bello.

Mi chiedo che sapore abbia Pellegrino… gnam…

“Ho saputo che uno dei tuoi prossimi lavori vedrà la luce in un’antologia intitolata –Stirpe Angelica- ecco… dimmi te sei io devo leggere certe cose. Angeli? Dico pallosissimi angeli? Smielati angeli? Quei dannati pennuti? Cerca di risollevare le tue sorti, perché mortale, se non mi spieghi per bene cos’è ‘sta stirpe di pennuti e se la tua spiegazione non mi piace, la tua anima sarà mia!”

Nelle Sacre Scritture gli angeli ammazzano i bambini (Esodo, 12), spianano le città (Genesi, 19), storpiano la gente (Genesi, 32). E questi non sono misteriosi testi occulti: sono letture che chiunque può sentire la domenica a messa. Negli apocrifi va anche meglio: per citarne uno che conoscono tutti i nerd, nel Libro di Enoch gli angeli mollano il loro lavoro in Paradiso e vengon giù in duecento perché hanno notato che le ragazze terrestri sono sexy. E, già che ci sono, insegnano loro pure a fare la guerra e a lanciare stregonerie.
Gli angeli della letteratura antica – di quelli della fede non parlo, a me come scrittore interessano sono in quanto personaggi di una storia – sono violenti, manichei, saccenti, convinti di aver sempre ragione; per usare le parole di un mio amico (Adriano Barone), sembrano sbirri in power trip da divisa. E sono pure spocchiosi: nell’Apocalisse Ebraica di Enoch il profeta Metatron sale da vivo in Cielo e la prima cosa che fanno gli angeli è domandarsi ad alta voce che cos’è questa puzza di sperma umano che ha invaso il Paradiso (controllare per credere: Terzo Libro di Enoch, VI, 2).
Ve lo ricordate Christopher Walken che faceva l’arcangelo Gabriele in The Prophecy?

Allora possono anche essere cazzuti questi angeli! Ehi Miché sei cazzuto! Avessi meno le treccette da fighetto… sai io e Michele, l’Arcangelo non andiamo d’accordo. Vinco sempre io a poker, barando ovviamente!

“Hai pubblicato tempo fa un altro racconto nell’antologia Sanctuary. Ah Sanctuary bella città, adatta ad uno come me! Ci sono passato alle volte sai… si… bei posti, c’è tanto da mangiare…. Comunque ma… c’è qualcuno che ha capito l’introduzione di Altieri? Cosa si era fumato o bevuto? O fumato e bevuto? No perché sinceramente non si capisce una mazzafionda!”

Whisky del Tennessee, senza dubbio.

Eh dategliene di meno la prossima volta!

“Il tuo racconto di Sanctuary era uno dei migliori della raccolta…

Oh minchia, e adesso dove mi nascondo??
Che posso dire… ah ecco, non l’ho scritto io! Lo ha scritto un mio amico. Anzi no, lo ha scritto l’iguana di mia moglie. Le ho passato il mio laptop nel terrario attaccandolo alla corrente della pompa per l’acqua. Davvero.

Iguana… gnam…

però c’è sempre di mezzo un pennuto. Sei fissato con i pennuti… io parteggio più per i demoni. Comunque il tuo racconto è molto originale e interessante. Mi piace anche l’ambientazione… i punk sono buoni. Sai da mangiare. Qual è stata l’ispirazione per questo racconto? E come mai ti piacciono tanto i pennuti?”

Quel che c’è tra me e gli angeli l’ho spiegato sopra, e dà anche ragione del fatto che di solito nelle mie storie non sono loro a farci un bella figura (vedrai poi nel libro che esce tra un po’…) Perciò pure voi dello schieramento opposto potere starvene tranquilli e contenti: non faccio propaganda all’altro partito!
L’ispirazione per il racconto veniva da un amico punk – il dedicatario, appunto – che mi ha raccontato tante storie di vita vissuta in quel mondo, una più divertente dell’altra, dalle quali ho tratto praticamente tutti i personaggi del racconto, che quindi paradossalmente è la storia più realistica che io abbia mai scritto. A monte di questo, volevo scrivere un racconto ironico (anche quello per Stirpe Angelica lo è) e mi sono domandato: “Che c’è di più incongruo, di più lontano dall’immagine classica dell’angelo?” La prima risposta che mi è venuta è stata: un angelo punk.

Ecco perché mi piaci. Le cose incongrue sono proprio nel mio stile!

“Hai sempre pubblicato per case medie-piccole, farai mai il grande salto? Ti piacerebbe vero? Se mi dai qualche bella cospalyers in regalo ti faccio pubblicare io da qualcuno di grosso! MUAHAHAHAHHAHAHH”

Non te lo dirò nemmeno sotto tortura!!
Ok, ok, sotto tortura forse sì… Ma non rivelerò mai e poi mai la data del prossimo febbraio, né mi lascerò sfuggire il nome di un editore che comincia con S. E finisce con -alani.
Questo non lo farò mai.
Anche perché, se lo facessi, forse starei mentendo. Ho già detto di essere un bugiardo?

Salami. Ho capito ti dai alla produzione di salami! Interessante…

“All’ultima Lucca Comics & Games c’è stata un’animata ed interessante (per voi, io dormivo… niente squartamenti no party…) discussione sul fantasy italiano che ha avuto come protagonisti soprattutto (ed antagonisti diciamo suvvia…) Baccalario da una parte e il Dimitri dall’altra. Per tagliare la testa al minotauro semplifichiamo al massimo, il primo diceva che le critiche nei blog su internet e le critiche che gli autori stessi fanno agli altri autori sono negative e portano meno introiti, meno vendita di libri, insomma fanno male al genere e vanno estirpate come erba secca. Invece il secondo diceva che ogni critica va accettata sia perché le critiche fanno sempre bene per migliorarsi sia perché il lettore, il comprante, ha il diritto avendo speso fior di soldi ha criticare un libro. Ho riassunto bene? O detto male, chiarisci tu in caso. Comunque quel che mi interessava sapere, senza peli sulla lingua tanto ne hai già tanti in testa, cosa ne pensi tu di tutto ciò?”

Giusto pochi giorni dopo quel dibattito mi è capitato di chiedere a gente dell’editoria quanto da 1 a 10 fossero spaventati gli editori dalle critiche on line: mi è stato giustamente risposto che gli editori neanche sanno dell’esistenza dei blog, e ancor meno gliene importa. Nel mio piccolo mondo privato (sì, intendo proprio lo scatolone in cui vivo per strada), questo chiude la faccenda.
Ma vabbé, parliamone ancora un po’. Vero che un editore molto piccolo, che conta le sue vendite nelle centinaia e su una mano sola, potrebbe venir “danneggiato” dalla perdita di venti copie a causa di una recensione negativa, ma appena si esce da questi numeri la rilevanza di recensioni, internet e compagnia scende allo zero assoluto.
Ciò detto, chi vuole criticare – positivamente o negativamente– un libro può farlo, e in genere lo fa. Non è una questione di diritti: è semplicemente una cosa che succede ed è sempre successa. È così che funziona. I libri, come qualunque altra cosa, vengono letti, discussi, analizzati, lodati e stroncati, su internet come al tavolino del bar. Nell’antica Roma non avevano internet e recensivano i libri scrivendo sui muri. Non me lo invento, andate a controllare! Chiunque voglia fermare questo meccanismo deve innanzi tutto munirsi di un’efficiente polizia segreta e in secondo luogo assumere il controllo completo della Rete. Nel caso può farsi aiutare dall’Interpol, visto che ormai Assange l’hanno preso e adesso avranno bisogno di tenersi occupati con qualcosa di nuovo.
Ricapitolando: dal punto di vista commerciale, se tutti i blog d’Italia sparissero domani l’editoria non se ne accorgerebbe nemmeno. Dal punto di vista non commerciale, che le critiche siano utili è sacrosanto e Dimitri ha ragione da vendere, ma è essenziale saper distinguere tra critiche intelligenti e critiche cretine. E questo ognuno lo deve saper fare da sé. La rete è piena di gente che muove critiche cretine credendo di dire cose estremamente intelligenti; a ognuno il giudizio su di sé e sugli altri. “Giudicate e preparatevi a essere giudicati”, diceva Ayn Rand. E questo vale anche per i giudici.

Che poi ho passato tutte io quelle informazioni ad Assange. E manco mi ha ringraziato. Ingrato. Manco mi ha dato un prete da mangiare. Ma anche un policozzo rubicondo. Niente!

“Qual è il tuo rapporto con internet? Sei un autore presente nella rete? Ti piace questo rapporto stretto con i lettori? Ed i rapporti promiscui con i demoni?”

Internet è un bel giocattolo. Mi permette di comprare tante cose senza schiodarmi dal seggiolino, di vedere i telefilm senza aspettare che arrivino in Italia e vengano devastati dal doppiaggio, di spedire il mio lavoro senza doverlo portare a piedi a Milano.
Parallelamente a tutto questo, è un meccanismo che falsa qualunque cosa, a partire dai rapporti tra le persone. È la lente deformante più potente che ci sia. Fa sembrare i ciottoli montagne e i pidocchi balene. Poi incontri le persone faccia a faccia e le balene tornano istantaneamente a essere pidocchi (oh, non vuol mica dire che io sia innocente: la rete è un ottimo strumento per mentire e pure io me ne sono servito; vediamo chi scaglia la prima pietra).
Per questa ragione no, non sono affatto un autore molto presente su internet: non ho siti né blog né pagine di Facebook. Faccio un’unica eccezione con Twitter, che mi piace perché lì si parla quasi solo di minchiate. Perciò ben vengano i rapporti stretti coi lettori e ancora meglio quelli con le lettrici, ma nella bilancia rapporti personali – rapporti on line per me la proporzione è di dieci a uno.
Per finire, ai rapporti coi demoni non ho nulla in contrario, se sono Succubi diciottenni col culetto rotondo. Più che altro è “promiscui” che mi fa un po’ pensare a Urotsukidōji …

Tu sei sposato e quindi le succubi te le scordi. Ho degli Incubi invece da offrirti. MUAHAHAHAHHAHAHAHAHHA

“Un certo Dio dello Steampunk italiano mi ha riferito che il tuo prossimo lavoro sarà una bomba. A cosa si riferiva?”

Non lo so.
Di certo non alla mia attività extracurricolare di insurrezionalista anarchico, di cui NESSUNO dovrebbe sapere nulla…
Forse parlava del libro che esce a febbraio, in cui ci sono gli angeli (tiè!) ma il protagonista è un demone. Che ammazza la gente. E ammazza pure gli angeli. Contento?

Il tuo libro è mio. Ma e dico ma se si dovesse rivelare brutto, mi mangio te e la tua iguana in un sol boccone!

“Il mio amico grappetomane Valberici mi chiede, come sempre, lui è monotono e anche unosoloocchionocono… ehm dicevo, mi chiede –Qual è la tua bevanda preferita?- e con bevanda intende qualcosa di alcolico…”

Prima della sbronza dell’estate scorsa avrei risposto la vodka, soprattutto quella bella gelata. Poi c’è stata appunto l’estate scorsa con quella bottiglia di Arctic che è andata giù tutta intera quasi da sola e mi ha fatto parlare con tutti gli Spiriti dell’Inframondo… Oggi va bene la birra, va’; torniamo al tempo delle mammolette.

Ti facevo più un tipo da assenzio…

“Cosa ne pensi di me il demone cornuto più sexy e mazza fiondante che ci sia? E, come ho fatto a suo tempo al tuo amichetto Dimitri, dimmi cosa sono io? Si sono un demone/diavolo ma è una definizione riduttiva per uno come me! Ti faccio la domanda perché mi pare dalla tua membra mortali che tu sia uno che sa molto di occulto e cose del genere…”

Uè, il mago è Dimitri, se vuoi saperne di demoni e diavoli devi domandare a lui; io bazzico l’ambiente degli sciamani dove ci si occupa solo di Spiriti. Quindi per me tu sei uno Spirito. Ok, uno bello grosso, con corna molto graziose, la faccia incazzosa, un adorabile senso dell’umorismo… ma Spirito resti. E, come diceva Bobby Singer (Supernatural, episodio 6×04), “Voi demoni credete di essere speciali, ma siete solo spiriti. Spiriti malvagi, perversi e deviati, ma alla fine dei conti… non siete altro che fantasmi con un ego.”
Ok, ok, stavo solo scherzando… Facevo un po’ lo sborone…
Eddai, non farne una tragedia…
No dai sta’ buono, tieni lontana quella mazza!!…

Tsè Supernatural… tsè quei due bambocci io me li friggo a colazione come pancetta!

“Un’orda di gatti assatanati ti assale e ti mangia. Come sarà il tuo funerale? Tengo a precisare che non è colpa mia se la mia progenie felina è così vorace…”

Zoroastriano. Voglio che il mio corpo venga consumato dagli avvoltoi sacri su una Torre del Silenzio, mentre i convenuti cantano inni in avestico. Figata.

Mi piace. Poi io ti mangio. Altro che avvoltoi!

“L’intervista è finita. Ora smamma che devo venirmi a trovare una diavolessa dei Pozzi Oscuri di una realtà che ha un nome così complesso che riesco a pronunciarlo solo ruttando! Se vuoi puoi fare qualche considerazione finale. Finale anche perché ho un certo appetito… MUAHAHAHHAHAHAHHAHA”

Ehm… posso venire anch’io dalla diavolessa? Ha amiche? Una sorella? Una compagna di Pozzo Oscuro??

No, ti faccio conoscere suo fratello, è un… ah… che bello è un Incubo! MUAHAHAHAHHAHAHAHH