Il Racconto di Natale di Mad Dog: Dracula

Come ogni anno, arriva puntale insieme alle feste e alle tasse il racconto natalizio di Mad Dog, il demone cornuto che vi ruba i regali mentre voi siete distratti leggendo questo racconto! Preparatevi quindi per il mistero, l’orrore e gli errori ortografici e di battitura che vi aspettano fra poco! Ecco il nuovo racconto che vi farà gridare: “Ridammi i soldi del biglietto!” ma siccome non avete pagato nulla, non ci sarà rimborso. Ecco a voi:

Mad Dog Presenta:

Dracula

Il nostro racconto inizia nelle brughiere della Transilvania. Se non ci sono le brughiere in Transilvania saranno state le pianure. Non sono mai stato in quella parte del mondo, quindi accontentatevi. Non sono come quegli scrittori che fanno ricerche, io! Insomma c’era tanta erba alta e una stretta strada dissestata che l’attraversava. Più che una strada era un viottolo. Una carrozza avanzava sobbalzando ad una velocità assai elevata. Il sole stava ormai calando e il postiglione aveva una paura terribile. Che non arrivasse in tempo al bagno. Ed anche delle temibili creature della notte che potevano succhiare il sangue alle persone. No, non gli avvocati. No… nemmeno i notai. Sto parlando dei… vampiri! Terribili creature della notte, seducenti e assolutamente non glitterati! Nella carrozza stava cozzando dappertutto la testa un uomo che sarà importante per la nostra storia. Il suo nome è Jonathan Kanon. E’ un dipendente di TecnoLondra, famoso studio immobiliare della capitale inglese, in viaggio verso Castel Dracula per portare degli importanti documenti al padrone di casa. In quel momento sta cercando di scrivere una lettera alla sua bellissima ragazza, la leggiadra Lilletta Murray. I suoi intenti sono però vani, per ora era riuscito solo a ficcarsi la penna direttamente negli occhi. Quindi al momento il nostro caro impiegato, sotto pagato, era pure cieco. Ehi tu! Ti ho visto stavi per fare una battuta sulla Repubblica Ceca… che umorismo di bassa lega che avete voi umani! Prima di continuare devo fare una descrizione del nostro protagonista, l’uomo era vestito come si vestivano al tempo, in maniera ridicola per me, vabbè tanto vi siete tutti visti il film di Coppola non serve che ve lo spieghi no? Continuo quindi descrivendo il suo aspetto. Aveva una statura… rispettabile, era atletico per essere un impiegato, poi aveva un naso nobile, degli occhi di ghiaccio, capelli neri come l’ebano, e dei favoriti che Elvis gli avrebbe invidiato. Dove ero rimasto? Ah si! Il nostro prode eroe sta per arrivare nella bella cittadina di BelBorgo, così chiamata in onore del suo famoso Borgomastro, che si chiamava, appunto, Borgo.

(Vi invito a visitare il nostro sponsor Borgo nel suo canale di Youtube. Non ve ne pentirete! Per avere pubblicità in questo spazio basta farmi recapitare dodici modelle vergini! MUAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH)*

*Nessuna modella è stata mangiata e\o sacrificata per questa pubblicità

Quindi, dove eravamo, già alla fine? No… ah ecco! Si eravamo arrivati a BelBorgo, una ridente cittadina ai piedi dei Carpazi. O un’altra catena montuosa della zona, non sono molto ferrato nella vostra geografia. La cittadina era ridente nel senso che c’era una bella statua del suo leader con sorriso che manco Berlusconi, stampato in faccia. Per il resto era la tipica cittadina della Transilvania, una cinta muraria decadente, due portoni a cui si accedeva all’abitato, qualche casa sgarrupata che dava sull’unica strada principale del posto. Il cocchiere partì e scomparve per espletare i suoi bisogni in qualche viottolo oscuro, sempre meglio nella relativa tranquillità della cittadina che in mezzo ai boschi con i lupi. Mentre Kanon si sgranchiva un po’ le gambe e i cavalli tiravano il fiato, l’impiegato di TecnoLondra venne avvicinato dal Borgomastro. Ora bisognerebbe descrivere anche lui. Diciamo che aveva un vestito alla tirolese, sti cazzi che siamo in Transilvania, era vestito così. Era un tipo strano. Portava degli occhiali senza stanghette, tipici dell’epoca. (Più o meno, ora non vorrete mica che vada anche a cercare come e quali occhiali indossassero all’epoca!). La caratteristica che risaltava di più nel viso del Borgomastro era il naso aquilino, assai regale.

“Signore, spero si fermi per la notte nella nostra cittadina di BelBorgo. Io sono Borgo, il Borgomastro! Non si faccia spaventare dalla mia gamba di legno, un tempo sono stato un pirata. E un borgomastro ancora prima. Non mi ricordo bene cosa facevo prima ancora…”

“Piacere di conoscerla, il mio nome è Jonathan Kanon, devo proseguire stasera stesso per Castel Dracula…”

Appena il Borgomastro e gli altri abitanti del villaggio ebbero sentito la parola “Dracula” si fecero tutti il segno della croce, mormorando delle preghiere e facendo anche altri scongiuri. Ci fu anche chi tirò un sasso ma mancò completamente il bersaglio. Che era Kanon, ovviamente.

“No, non deve andare, soprattutto di notte! Succedono cose terribili di notte a Castel Dracula!”

“Cosa, di grazia?” disse Kanon, assai scettico di tutte queste antiche superstizioni.

“Rave. Dalla sera alla mattina non fanno altro che ballare, scopare, sentire musica… uno strazio! Non si riesce a dormire. Dicono che ci siano delle top model da favola! E quello stronzo di Vlad non ci ha mai invitato! Ah… poi è un vampiro e le succhierà il sangue e la ucciderà in una maniera orribile…”

“Capisco.” disse il prode Kanon, indietreggiando lentamente sperando di salire sulla carrozza ma il cocchiere, tornato dall’espletamento dei suoi bisogni, spiegò, allo sbigottito impiegato che avrebbe dovuto proseguire a piedi. Erano le solite scuse, i cavalli erano stanchi, lui aveva mal di stomaco dopo il cinghiale con i fagioli e i carciofi che si era pappato in mattinata, ci sono i non-morti in agguato nell’oscurità. Quindi Kanon decise di continuare a piedi, da solo, per arrivare il prima possibile dal suo cliente. In fondo lo pagavano a provvigione e non aveva nemmeno il rimborso spese! Tra l’ululato continuo dei lupi, una pioggia leggera ma persistente e i tuoni che sconquassavano questa landa desolata, l’impiegato della TecnoLondra arrivò in cima all’altura da cui si dominava poi il resto della vallata. Davanti a lui c’era tre grotteschi castelli, asserragliati su altrettanti speroni di roccia. Sembrano usciti direttamente da un film di Tim Burton, ma dato che Tim Burton non era ancora nato e, se per questo a momenti manco il cinema, Jonathan non poteva nemmeno supporre in quali guai si stesse cacciando. Non sapendo quale dei tre diroccati castelli fosse abitato dal Conte Dracula, il nostro eroe si avvio verso il primo di essi. I tre castelli erano stranamente uguali, torrioni pericolanti, doccioni con delle sembianze orribili, la cassetta delle lettere a forma di pipistrello gigante. Cose di questo genere. Kanon si avvicino al gigantesco battacchio della portone del castello e lo fece risuonare varie volte. E no, non si trasformò in polvere, non siamo in una parodia di Dracula: Morto e Contento! Il portone si aprì lentamente con il consueto cigolio da racconto dell’orrore. L’uomo che aveva aperto era… beh grande e grosso, aveva una faccia rotonda simpatica, una barba incolta e improduttiva e degli occhiali che oh l’avete capito sono quelli dell’epoca pignoli che siete… Indossava un completo bellissimo, raffinato, provvisto anche di mantello foderato di rosso e canini d’ordinanza. Vedendo quei denti allungati Kanon si fece subito sgomento però riuscì a dire:

“Lei è il Conte Dracula?”

“No, il mio augustissimo nome è Sergio, ma lei può chiamarmi Lord Ruthven, mi occupo di sistemi computerizzati in un ambiente ancora rurale, quindi sono sempre in vacanza e non si preoccupi non bevo sangue umano da secoli! Se sono human free è grazia alla mia compagnia, Carmilla vieni qui!”

Una leggiadra e avvenente fanciulla arrivò accanto a Lord Ruthven facendo capriole, salti mortali e passando dentro un cerchio infuocato. La donna era un poco più alta del suo compagno, indossava un abito da sera, rigorosamente nero e dei tacchi. Oh in fondo se una tipa è stata rincorsa da un T-Rex con i tacchi, ci può anche fare i salti mortali!

“Salve, mi chiamo Simona, ma lei mi può chiamare Rillamarc!”

“Rillarmac? Ieri eri Carmilla, l’altro ieri Millarca… non riesco a stare dietro ai tuoi nomi!” disse Lord Ruthven sconsolato.

“Una donna dell’alta società ha bisogno di molti nomi e purtroppo sono a corto di lettere ma al nostro gradito ospite questo non interessa… ma dov’è finito?!”

Kanon infatti si era dato alla macchia correndo come un forsennato al primo accenno di vampiri, salti mortali e simili, e si stava già dirigendo, a tutta birra, verso il secondo castello. Tutti noi abbiamo un punto di rottura, il povero impiegato londinese aveva raggiunto il suo. Appena raggiunto il battacchio del portone di questa nuova dimora, iniziò a sbatterlo impetuosamente. Sperava di trovare rifugio dentro questo oscuro edificio ma rimase a bocca aperta dalla persona che gli aprì. Era infatti una ragazza bellissima, i capelli lunghi folti e setosi color dell’ebano, manco fosse una modella dello shampoo Garnier, le labbra rosse carminio, un corpo da favola. E un vestito rosso succinto che lasciava poco, anzi pochissimo, spazio all’immaginazione. In pratica erano due strisce di stoffa che praticamente non servivano a niente. Anche questo nuovo personaggio, ovviamente lo si intuiva dai canini aguzzi, era un vampiro, anzi una vampira gnocca per la precisione. Una gigantesca insegna gigantesca al neon, e ‘sti cazzi che i neon non erano stati invitati, diceva che questa avvenente ragazza si chiamava Vampirella. Intorno a lei scorrazzava un bel bulldog rosso delle dimensioni di un piccolo pony, provvisto ovviamente di corna. La scritta sul collare recitava “Mad Dog“.

“Per gli amici sono Cristiana, ora se non ti dispiace, sei il take away del kebbabaro turco giusto? Ho fame!”

“Ahu, ahu, ahu!” che in gergo canino voleva dire: “Sono bloccato in forma canina, aiuto! Mi vuole mettere il maglioncino di lana!”

Ma la povera vampira doveva rimanere delusa, infatti, Jonathan era ancora più lontano di prima, correva ormai come manco Bolt, verso l’ultimo castello. Verso l’ultima speranza, però non c’era Obi Wan ad attenderlo bensì il Conte Dracula!

“Apritemi, per favore!” urlò l’impiegato impazzito dalla paura di finir mangiato, in tutti i sensi possibili, da una creatura della notte seppure molto affascinante. Il portone si spalancò all’improvviso proiettando il povero Kanon in un salone che aveva davvero bisogno di una bella pulita. Una nuvola di polvere accolse il suo ingresso a Castel Dracula. Poi il portone si richiuse da solo. L’illuminazione era assai scarsa, c’era solo qualche candela accesa in un grande candeliere ricoperto di ragnatele nel mezzo della sala, comunque il nostro eroe poté vedere una figura ergersi all’inizio di una scala immensa e molto ripida. Questa figura era avvolta in un mantello nero come la pece, era alta ma assai… magra, ecco rachitica almeno per i miei standard da demone cornuto.

“Benvenuto in mia casa!” disse il nuovo arrivato con un accento tipicamente torinese. Dovete infatti sapere che questo Conte Dracula, il cui nome di battesimo era Fabrizio, discendeva dal ramo dei Dracul, non molto conosciuto in verità, che era originario di Torino. Inoltre, per sfiga cosmica, era pure celiaco. Pensate che rottura di maroni essere un vampiro celiaco! Comunque questo oscuro figuro, si accinse ad avanzare e proprio in quel momento pestò una bella cacca di topo. Un topo in realtà molto grande, almeno se si giudica la grandezza del… ma qui scadiamo in ambiti un po’ schifosi. Ecco quindi che il signore dei vampiri si fa tutte le scale rotolando e urlando improperi in lingue sconosciute del tipo “Li mortacci vostri!”, “A soreta!”, “Chi te muort!”. Questi vampiri sono proprio poliglotti! Dracula si rialzò con il suo bel vestito di velluto nero, foderato di rosso, tutto pieno di escrementi puzzolenti. In quel momento il noto vampiro stava seriamente pensando di licenziare la cameriera che badava, da sola poveraccia, alla pulizia del castello. Si riprese quel tanto che bastava per dire:

“Avevi detto no alla parodia del film di Mel Brooks! Ci manca solo la mia ombra che si muove da sola! E dai!” esclamò spazientito Fabrizio Dracula.

Si vabbé però una citazione ci può stare dai. Se vuoi possiamo pure fare la parodia di Blade 3. Ti ricordi di Drake vero? Eheh

“Voce narrante che mi parli nella testa” disse IL SIGNORE DEI VAMPIRI (qui tutto maiuscolo perché si!) “per me va bene. Amici come prima!”

Ecco ora risolto questo piccolo problema, ci possiamo accorgere che i sensi sono venuti meno all’impiegato di TecnoLondra che ormai è passato nel regno dei sogni.

Kanon si risvegliò in un letto gigantesco a baldacchino, con un materasso assai comodo di piume. Davanti a lui c’era il famoso Conte Dracula, naso affilato, mento mentoso, denti bianchi come nella pubblicità di Mentadent (già l’ho fatta questa battuta? Mica ricordo!) e i palmi delle mani schifosamente pelosi. Ahò Dracula ma almeno la ceretta! Pure a me che sono un demone cornuto fanno schifo i peli sulle mani. Cioè è poco igenico!

“Sono il Conto Fab Dracula. Lei deve essere sicuramente Jonathan Kanon, l’inviato di TecnoLondra. L’aspettavo con impazienza. Benvenuto nella mia dimora. Il viaggio deve avere stremato il suo fisico e la sua mente. Delirava e ha avuto, certamente, delle allucinazioni. Ho avuto l’ardire, mentre riposava, di trovare i documenti che mi interessano. E li ho già firmati. Li controlli pure si trovano nel comodino accanto al suo letto.” disse il signore di casa con il suo accento tipicamente nordico. Il consulente controllò la sua documentazione ed in effetti era tutto in regola e lo disse al suo esimio cliente che fu molto soddisfatto di ciò.

“La lascio riposare, devo sovraintendere ai preparativi per la mia partenza per Londra…”

“Quindi avrò l’onore di viaggiare insieme a lei alla volta della Terra di Albione?” chiese Jonathan.

“No, perché lei morirà qui! MUAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH!” urlò Dracula che poi guardando la faccia sconvolta dalla paura dell’uomo, continuò dicendo: “L’ho detto ad alta voce vero? Ma no, scherzavo. Umorismo polacco, sa com’è! Ahah!”

“Ma lei non è della Transilvania?” chiese Kanon che per una volta forse era meglio se non avesse assecondato la sua curiosità. Lo sguardo che gli inflisse il Conte avrebbe potuto scacciare dalla portone del castello frotte di finti inviati dell’ENEL e dell’ENI, di zampognari che vengono a Natale e persino di Testimoni di Geova! Così il Conte esce di scena in maniera assai pragmatica… no, non era pragmatica… assai ecco si nobile anzi addirittura regale. Il suo portamento composto, il suo incedere cavalleresco… beh tutto finì quando pestò l’ennesimo escremento di topo e scivolò per tutto il corridoio, urlando come una ragazzina che ha appena visto Edward tutto glitterato, e andò a schiantarsi contro uno dei solidissimi muri del suo maniero. Così solido che cedette sotto il suo peso e crollò nell’immenso baratro sottostante. Per fortuna che il vampiro più famoso della storia poteva trasformarsi in un pipistrello e riuscì ad evitare di finire spiaccicato sul fondo del burrone. Invece Jonathan stava vivendo un bellissimo momento. Tre sensuali e assai gnocche vampire erano entrate nella sua camera, dai succinti vestiti bianchi che… beh rivelavano in pratica tutto! Purtroppo una clausola del contratto che ho dovuto sovrascrivere per scrivere questo racconto mi vieta di descrivere le esatte misure e proporzioni delle tre non-morte. Posso però dire che avevano tutte e tre dei bellissimi e grandissimi occhi azzurro ghiaccio. E no, non perché erano vampire, ma perché in gioventù erano cosplayers. E ‘sta fissa per le lenti strambe era rimasta a tutte loro. Poi avevano delle orecchie grandi, dei nasi grandi ed un bocca che… a no, quella è un’altra storia. Sicuramente avrete capito di chi sto parlando… sono le famigerate spose di Dracula! Al secolo Sbabby, Noy e Mary. La prima aveva i capelli rossi come gli ultimi raggi morenti del sole, la seconda aveva i capelli neri come l’ebano, la terza aveva i capelli castani come il mogano. Le malvagie, sexy, seducenti, ho-finito-gli-aggettivi vampire si avvicinarono al malcapitato che già, dimentico della sua fidanzata, pregustava qualcosa di proibito. E allora l’orrore quando si accorse dei canini snudati e delle labbra macchiate di sangue fresco. Per fortuna, almeno loro, avevano le mani senza peli. Prima che però potessero agguantare Kanon, questi, con un doppio salto carpiato all’indietro, si tuffò dalla finestra finendo esattamente nel burrone dove poco prima era, quasi, precipitato il Conte Dracula. Per ora quindi lasciamo la Transilvania e spostiamoci a Londra, in Inghilterra dove si svolgerà il resto della nostra lunga storia.

Ed eccoci nella capitale inglese all’epoca ricca di fumo, smog, serial killer che squartavano la gente, slum, fiumi così inquinati che se ti ci immergevi ti spuntavano le branchie… un po’ come adesso il Tevere quindi. Ecco questa bella città, così ricca di… puzza, oh è vero, c’era un puzzo de fogna che voi manco lo immaginate. Comunque dicevo, questa bella città, aveva un’anima più triste delle altre. Si chiamava Lilletta Murray e non aveva notizie del suo promesso sposo da ormai due mesi. Era scomparso inghiottito da quel luogo misterioso ed oscuro che era la Padania. No scusate, la Transilvania! E allora, presa dalla sconforto, scriveva nel suo diario, chilometri e chilometri di pagine perché ecco, questa carissima ragazza, aveva un sogno. Diventare una scrittrice. Tipo Jane Austen escludendo però il morire in giovane età e l’assenza di matrimonio. Prima di continuare, dobbiamo per forza descrivere Lilletta, era molto alta per l’epoca, aveva dei bellissimi occhi verdi… o marroni… o grigi… non ricordo, erano molto belli comunque. Aveva dei capelli lunghi castani, un sorriso sveglio e spesso, anche se non in questo momento, simpatico. Insomma era molto bella pure più di Winona Ryder. All’improvviso la porta della sua stanza si spalancò e una torma di gatti la sommerse. Infatti dovete sapere che Lilletta insieme alla sua amica Julia Westerna gestiva uno dei più grandi gattili di Londra. E dopo questo esercito di gatti che andavano per due con il resto di uno, arrivò proprio la bellissima Julia. Per lei dobbiamo fare proprio un discorso a parte, era bella ma tenebrosa, potremmo dire dark. Ecco si era una darkettona steampunk. I suoi fluenti capelli erano neri come la pece, la sua pelle era diafana come quella di una fata, i suoi occhi erano di una grandezza davvero ragguardevole ed erano di un bel viola. Grazie alle lenti a contatto dei cinesi. Già allora i cinesi erano il must per queste cose! Logicamente per far capire a tutti che era una dark, si vestiva di nero, con borchie, anelli a forma di teschio, orecchini a forma di teschio, cappelli a forma di teschio, teschi a forma di teschio. Ecco queste cose qui sono sicuro che avrete capito! Quindi arriva questa stupenda e bellissima gattara con una lettera in mano per l’amica dell’amato Kanon. E’ vivo, ma è stato quasi ad un passo dalla morte. Si sta riposando in un monastero di Bucarest ma quando la sua amata riceverà questa lettera probabilmente sarà già quasi di ritorno a casa e le spiegherà tutto quello che gli è successo. Quindi qualcuno suona alla porta, Lilletta corre pensando che sia il suo amato in realtà è l’aitante promesso sposo di Julia. Ed ecco quindi che entra in scena l’atletico André Holmwood, spalle larghe, viso virile, basette ribelli come andavano al tempo, sguardo tenebroso. Divisa bianca e rossa provvista di cappuccio di ordinanza, vari coltelli e pistole alla cintura. Infatti Andrè era uno degli appartenenti alla Loggia degli Assassini della Regina Thirrin ed era uno anche dei migliori. L’uomo scambiò un abbraccio e un bacio assai appassionato con la sua ragazza per poi dire:

“Vengo dal Goldrake Hospital. Kanon è ricoverato lì e mi ha pregato di farti arrivare da lui quanto prima.”

I tre partirono celermente alla volta del famoso ospedale che aveva anche una grande ala dedicata a manicomio. Accanto ad esso si trovava la famosa e abbandonata badia di Carfax. E qui trovarono l’esimio Dottor Tanabrus, primario dell’Ospedale che aveva appena finito di visitare il malato.

“Ha bisogno di molto riposo. Il viaggio è stato molto stancante nella sua condizione. E’ affetto, penso, da febbre cerebrale. Quindi signorina Murray può restare con lui se vuole ma non lo affatichi troppo. Se volete invece a voi signorina Westenra e voi caro Signor Holmwood posso far fare il tour dell’ospedale. Dall’obitorio fino al manicomio come piace fare a noi, non ve ne pentirete!”

Infatti non se ne pentirono. Il tour fu molto interessante e sanguinolento cosa che non dispiaceva ai due per vari motivi che potete ben capire. (Per lo stereotipo le darkettone sono sataniste ergo gli piace vedere il sangue cose del genere. L’altro era un assassino. Uguale pure per lui. E se qualcuno si lamenterà che i personaggio di questo lungo racconto di Natale sono tagliati con l’accetta… beh ha ragione sono tagliati con l’accetta! E’ la natura del racconto di Natale far finire qualcuno tagliato con l’accetta! MUAHAHAHAHAHAHAH). Lo zelante Dottor Tanabrus che era originario della Toscana ed aveva un tipico accento pisano, capelli molto corti e degli occhiali spessi, infine li accompagnò nella casa di cura per menti malate. Un posto assai invitante. Per nessuno. Faceva davvero schifo. Era un luogo tetro e dimenticato da Dio e dagli uomini. Dall’ispettore sanitario poi non ne parliamo! Mentre il Dottore esprimeva piacere per una nuova tecnica prodigiosa che aveva iniziato ad usare nel suo sanitario, cioè l’elettroshock, si potevano sentire varie persone urlare dalle loro anguste celle. C’era chi urlava:

“Io sono il Narratore e l’Imperatore Bianco! Questa è la mia cronaca di vampiri! Il Principe di New York si chiama Ludovico Nubi ed è un Ventrue. Il suo avversario è il Lasombra Matt Stakes…. Ahahahahah Hai fatto fallimento critico! …. Mad Dog sono tuo padre!”

Una donna che si chiamava Licia ma che tutti chiamavano, la Ragazza Drago, ed ora capirete perché, diceva ridendo:

“I draghi esistono! Li ho visti nel Mondo Emerso! Ne ho pure cavalcato uno! E’ tutto vero! Ci sono pure gli elfi, i mezzi elfi, gli gnomi che sono nani e tutte le eroine di quel mondo hanno i capelli di colori strambi!”

Non si limitava solo a questo ma, anche se veniva accolta dagli sberleffi di chiunque, diceva anche:

“I pianeti del Sistema Solare sono otto! Plutone è un pianeta nano! Probabilmente l’estinzione dei dinosauri è da imputarsi ad un meteorite caduto vicino al Messico!”

Un altro invece si aggrappò alle sbarre della sua cella ed urlò:

“Signorina, aiutatemi! Mi chiama Mario Pasqualotto. Fino a ieri ero a Lucca poi Gabriele mi ha offerto un sorso del suo rimedio universale e mi sono trovato qui! Aiuto!”

“Lasciala stare bifolco!” disse il buon Dottore usando il suo scudiscio, che si portava sempre dietro, contro le mani del povere uomo. Il tour poi proseguì finché arrivarono ad una cella particolare. Infatti conteneva il più famoso malato di mente di tutto l’ospedale. Si chiamava Renfield ma tutti lo chiamavano Valberici Relegrazie. In realtà non si sapeva nemmeno perché e soprattutto cosa significasse questo suo nomignolo. Qualcuno diceva che era l’anagramma del suo vero nome, qualcun altro invece sosteneva che era un nome legato alla massoneria o alla cabala, altri invece pensavano che era, semplicemente, un parto della sua mente malata. Quel che era sicuro era che questo Valberici era un pazzo scatenato. Entrava impunemente nelle scuole per sostituire o rubare gli abbecedari, spesso parlava a se stesso, a voce alta, chiamandosi “Me Medesimo”. Tipo:

“Me Medesimo oggi ti voglio parlare di quelle sentinelle che stanno sempre in piedi davanti al palazzo della Regina Thirrin!”

Ormai da molti anni era rinchiuso nel manicomio da quando aveva osato mangiare uno dei fenicotteri rosa dello zoo privato della Regina. I primi tempi erano stati molto difficili… per il Dottor Tanabrus mica per Valberici che aveva iniziato una dieta a base di insetti e ragni. Ormai era proprio partito di testa quindi alla fine il povero primario aveva adoperato un metodo particolare per farlo, parzialmente, guarire dal suo male. Dargli dosi massicce di grappa. In questo modo era sempre alticcio e ben più lucido di quando era in modalità “mangiatore di animali crudi”. Una volta aveva pure mangiato un fringuello sano! Faceva un baffo persino a Ozzy! Inoltre era il primo crudista della storia moderna, altroché quelli di Facebook! Quindi Tanabrus era molto contento di far vedere questo gioiellino ai suoi ospiti, questo essere umano (beh più o meno) che aveva curato ma i suoi propositi fallirono miseramente. Infatti Valberici appena vide la bella Julia esclamò guardandola con l’unico suo occhio iniettato di follia:

“Stia attenta al Signore Oscuro…”

“Chi Sauron?” rispose la ragazza.

“No, l’altro Signore Oscuro!”

“Darth Vader?”

“No, l’altro, l’originario! Lo scoprirai presto di chi parlo! Purtroppo per te povera ragazza! L’ho visto in sogno. Mi ha parlato ma io ho resistito! Grazie al potere della Grappa!”

Poi Valberici non poté continuare il suo discorso perché venne atterrato da alcuni infermieri che lo trascinarono via per fargli una bella seduta di elettroshock. Il primario si scusò per quanto avvenuto, dette la colpa ad una spiacevole e inaspettata ricaduta di pazzia e congedò i suoi ospiti. Non poteva sapere però che la mattina dopo sarebbe stato chiamato urgentemente proprio al capezzale della bella Julia, la cui carnagione era più bianco latte del solito. La ragazza era debole, esangue, con due evidenti punture sul collo. Ricordava di avere avuto degli strani incubi durante la notte come se una presenza misteriosa fosse entrata nella sua stanza. Il buon dottore non riusciva a capire cosa potesse avere la ragazza, l’unica cosa che poté fare fu ordinare di farle dare un po’ di sangue, tramite una trasfusione, dal suo fidanzato. Avevano anche chiamato in aiuto l’inquilino del piano di sopra, un disegnatore che veniva dal sud degli Stati Uniti, tale Quincey Zerov. Dato che ho descritto un po’ tutti, mi dedico un po’ pure a lui. Era… oh sentite me sò stufato, aveva la barba che non era molto corta ma nemmeno tanto lunga alla Marx per capirci, aveva i capelli corti, era castano come tutti quelli che vengono dal sud di quel paese. Aveva un slang o accento come dir si voglia, chiaramente di quelle parti lì… del Texas. La sua serie di fumetti più famosa si chiamava De Complottis ed era una parodia di tutte quelle teorie del complotto che andavano all’epoca cioè che la terra fosse in realtà piatta, che Jack lo Squartatore fosse in realtà un demone, che c’era un pianeta che si chiamava Urano. Insomma cose di questo genere, avete capito. Comunque il ragazzo si prestò celermente all’opera della trasfusione e dopo aver fatto questa semplice operazione, Tanabrus chiamò un suo esimio collega olandese che per fortuna si trovava a Londra cioè il famoso dottore e sciamano Luca Van Tarenzi e la sua bella e assai alta assistente Aislinn. Ma prima di loro nel nostro dramma drammatico drammaticamente drammoso entra in scena un altro personaggio, un prete. Don Falconi. Chiamato per aiutare la bella Julia, per scacciare gli spiriti che la stanno assediando. E’ un epoca molto superstiziosa e il buon (si fa per dire) Dottor Tanabrus è avvilito nel vedere arrivare questo rappresentante della fede, vestito interamente di nero. Ora ve lo descriverò… no basta mi sono stufato di descrivere la gente. Immaginatevi Tiziano Ferro in un vestito da prete. Ecco, fatto. Quindi questo aitante prete entra nella stanza della bella signorina Westerna. E non inorridisce davanti alla sequela di teschi, scheletri e altre cose gotiche e dark che addobbano la stanza della ragazza perché in fondo piacciono un po’ anche a lui ‘ste cose. Davanti ad André e a Tanabrus cosparge la malata addormentata con dell’acqua santa e poi inizia a salmodiare questa preghiera:

“Life is a mystery,
Everyone must stand alone
I hear you call my name
And it feels like home”

Ma viene prontamente fermato da Tanabrus che guardandolo negli occhi scuri gli chiede:

“Ma che razza di prete è lei?”

“Un prete della Madonna!” risponde l’ecclesiastico.

Non nel senso che era un prete fantastico eh, ma che era un prete della Chiesa della Madonna. Anzi l’unico e solo. Era pure il Papa di questa particolare confessione religiosa. Infatti Don Falconi adorava Madonna, ma non la madre di Gesù ma bensì una futura e ipotetica cantante che avrebbe portato la pace nel mondo con le sue stupende canzoni. Il prete lo spiegò chiaramente ai due allibiti gentiluomini. Lo spiegò anche ai due energumeni che lo trascinarono via per portarlo nella sua nuova abitazione cioè una bella cella del Goldrake Hospital. Don Falconi si mise a cantare a squarciagola mentre lo portavano via, sperando che la sua divinità lo sentisse ma rimase muta. Almeno per il momento sperava lui! Nel mentre erano arrivati i due salvatori della patria, i due che avrebbero risollevato le sorti del mondo, i due che erano inseparabili… e no, non sto parlando dei Marò ma di Luca Van Tarenzi e di Aislinn. Merita un discorso a parte la loro descrizione. Van Tarenzi sembrava un misto tra un witch doctor di Diablo III e un dottore dell’epoca. Indossava dei pantaloni fatti con il vello di pecora ma le sue scarpe erano bellissimi mocassini. Il vello di pecora poi continuava comprendo parte del petto, l’altra parte restava nuda (anche se c’era così tanto pelo naturale che a momenti non si vedeva la differenza) e poi il vello di pecora diventava una sorta di mantello. L’uomo aveva varie collanine adorne con ossa e piume di molti animali diversi e il suo look era completato da un capello a tuba, con delle corna di cervo e degli occhialoni versione steampunk. Aislinn invece era vestita in maniera più… normale, aveva un lungo vestito ovviamente nero, ricco di pizzi e borchie. Inoltre aveva degli strani anelli alle dita, alcuni dalla forma di teschio, altri sconosciuti ai più. No è che non mi va di descriverli, mi sono rotto della descrizioni! La prima filosofica ed erudita frase dell’esimio Dottore in Magia occulta e Tradizioni e Folklore della Bassa Padana fu:

“Cazzo quanto pesa questo cappello!”

E con ciò si tolse il suo pesante copricapo. Poi accompagnato dalla sua bella assistente che con la sua statura incuteva timore come Xena quando lanciava il suo mitico urlo, arrivò nella camera della malata.

“Dottor Tanabrus, è chiaro come il sole che qui ci troviamo davanti all’opera del Male in prima persona! Sentite questa puzza mefitica? E’ il lezzo della depravazione e della decomposizione che accompagna questo genere di manifestazioni!” esclamò Van Tarenzi.

“Ehi! Non c’è bisogno di sfottere! Ieri ho mangiato tutto il giorno fagioli e ‘nduja. Mi hanno fatto reazione!” esclamò Zerov uscendo dalla stanza e sbattendo pure la porta. Tutti i presenti lo guardarono perplessi mentre andava via e nessuno si azzardò a dire una parola.

“In che senso il maligno?” chiese Andrè mentre faceva arieggiare la stanza.

“Un vampiro, un succhia-sangue che sta dissanguando la povera signorina Julia e che la porterà ad un fato peggiore della Morte!”

“Le faranno il plastico a Portone a Portone?” chiese il Dottor Tanabrus realmente inorridito.

“Peggio! Diventerà anch’essa una vampira!” disse enfatico lo sciamano mentre un fulmine solitario lo illuminava.

“Per me è peggio il plastico… ma mi dica Dottor Van Tarenzi, come mai la sua assistente non parla?” chiese l’Assassino di corte.

“Una tribù di pigmei cannibali le ha tagliato la lingua per mangiarla. Ci sono riusciti ma poi lei ha mangiato tutta la tribù!” esclamò ancora più enfatico Luca per poi ricevere una gomitata da Aislinn. Quindi il famoso dottore disse toccandosi cautamente un fianco:

“No, è che ha il mal di gola… ora per salvare la bella Julia abbiamo una sola possibilità, dobbiamo rivestire la camera con dell’aglio. Deve essere tutto pieno, solo così potremmo fare in modo che il mostro che la tormenti non possa colpire anche stasera. Poi capiremo chi sia e lo uccideremo! Mettiamoci all’opera baldi giovani!”

Quindi in poco tempo la stanza della signorina Westerna venne ricoperta di trecce d’aglio. Era tutto bello pieno e la ragazza dormiva finalmente un sonno riposante. Prima che la notte scendesse, mentre tutti si stavano riposando dalle fatiche della giornata, Lilletta, di ritorno dall’ospedale, andò a trovare la sua amica. Appena entrò nella stanza venne accolta dall’odore pungente dell’aglio ed esclamò:

“Vorrei vedere che stai male! Chi ha messo tutto questo aglio nella tua stanza? Ora lo tolgo!”

“No, no….” cerco di dire Julia ma era troppo stanca per dire altro e l’amica pensò che la gattara dark stesse sognando. Purtroppo la mattina dopo la signorina Westerna era morta e l’aglio era tutto misteriosamente sparito.

“Il vampiro deve avere sottomesso qualche umano come suo aiutante!” disse il sempre erudito e saggio Van Tarenzi sbagliando clamorosamente, poi proseguì dicendo:

“Questa notte è una brutta notte. Dobbiamo tagliare la testa alla bella Julia e metterle un cavicchio puntuto nel cuore!”

“Non potrei mai farlo Dottore!” esclamò il povero Andrè piangendo.

“Lo farò io. Mi ha sempre interessato la necrofilia!” disse gigionando il Dottor Tanabrus. E si attirò gli sguardi schifati di tutti pure del Narratore di questo racconto. Che sono io, non il mio creatore rinchiuso nel manicomio! Continuiamo nel nostro racconto e ci ritroviamo quella stessa notte dopo il funerale di Julia, ricco di gatti e cose dark da darkettona, nel Cimitero Monumentale del Varano, famoso cimitero di Londra. Alcune figure si introducono nella cappella funeraria della ragazza, logicamente a forma di gatto. Ci sono delle statue di Bastet che accolgono questi visitatori notturni e appena entrati una voce li inchioda ai loro posti.

“Vi aspettavo!”

“Julia! Allora è vero! Sei viva!” esclama Andrè sollevato e terrorizzato da quanto vede. Infatti la sua amata è più bella e viva che mai. La pelle è sempre bianca come il latte, gli occhi sono sempre uguali, ma c’è una leggiadria quasi divina nei suoi movimenti, in tutto il suo essere. Ha quasi un aura divina sotto la luce lunare e delle poche torce che mal illuminano la cripta. Però i suoi canini sono lunghi e ai suoi piedi si trova il cadavere straziato ed esangue del custode del cimitero.

“Vade retro fetida creature!” esclama Van Tarenzi brandendo una riproduzione del martello di Thor che fa indietreggiare Julia che soffia proprio come fa un gatto. Il Dottor Tanabrus è pronto con la sega e con il cavicchio puntuto. Aislinn ha una corta daga e anche Andrè è armato anche se non vorrebbe usare le sue arti di assassino sulla sua amata ma dall’esterno, all’improvviso, entrano due altre figure. Due pipistrelli giganti che poi si trasformano, per lo stupore di tutti, in due personaggi che abbiamo già visto. Cioè Lord Ruthven e Carmilla.

“Luca, amico mio! Non c’è bisogno di fare così! Possiamo educare la ragazza ad essere una brava vampira vegetariana, human free come siamo noi. Soprattutto perché ha l’amore incondizionato di un cuore puro!” esclama il primo vampiro creato dalla penna di Polidori.

“Possiamo quindi salvarla in questo modo?” dice il prode Andrè.

“Beh, si. C’era anche questa possibilità… ma sai che bello piantare un paletto nel cuore di un vampiro?” dice un deluso Van Tarenzi.

“Potrai ancora farlo, amico mio. Il Conte Dracula, mio vicino di casa della Transilvania ha rapito la ragazza, di nome Lilletta amica di Julia. E vuole trasformare in un vampiro anche lei. Dovete uccidere Dracula perchè in questo modo anche Julia sarà libera dal suo influsso malefico. Noi rimaniamo qui con questa nuova vampira infatti se si dovesse avvicinare a Dracula sarebbe alla sua mercè. Voi andate ad uccidere il Conte, si trova nella badia di Carfax!”

“Comunque oggi mi chiamo Lamilcra!” esclamò Carmilla mentre Luca, Tanabrus e Aislinn correvano verso Carfax e Julia e Andrè si scambiano un bacio appassionato. Potremmo anche finire qui pensando alla bella vita che passeranno insieme i due innamorati ma continuiamo perché manca ancora un cameo importante! Poi mi dispiace per chi non è entrato nel racconto. Pamela e Alessandra sto parlando di voi. I nostri amici sono arrivati alla badia di Carfax (poi qualcuno mi deve spiegare cosa vuol dire badia, ma vabbè andiamo avanti!) e trovano una sorpresa ad attenderli. Il famoso Barone Adriano, cacciatore di mostri, seduttore di femmine di varie specie, eroe di tre mondi. Il Barone non ha bisogno di una descrizione perché sono sicuro che lo conoscerete tutti, ma qualche appunto va fatto. Portava la sua solita barba incolta e un po’ lunga, i capelli erano corti, aveva un monocolo molto fashion ed era vestito, ovviamente, con la sua divisa militare da ufficiale dell’Impero Germanico. Inoltre aveva un ridicolo casco di metallo con una punta sopra. Insieme a lui c’era Jonathan Kanon che ormai si sentiva molto meglio ed era giunto per affrontare pure lui il perfido Dracula!

“Finalmente siete arrivati! Ho già fatto distruggere tutte le casse di terra di Dracula così non avrà scelta che scappare o morire qui ora!” esclamò il Barone che conosceva molto bene Luca Van Tarenzi, insieme avevano compiuto molto imprese come sconfiggere i mostri del Giappone e acciuffare il mostro della palude Pontina. I nostri eroi riuscirono ad arrivare dentro la badia proprio nel momento in cui la povera Lilletta stava per bere il sangue del vampiro direttamente da una vena sgorgante dal suo secco petto.

“Fermo! Creatura demoniaca!” esclamò il Barone mettendosi in prima linea avanzando con un crocifisso in mano. Dracula buttò la sua preda malamente per terra, che così si liberò dal suo maleficio e poi disse:

“Barone Adriano, ci si rivede! Lei non è un fedele, non potrà farmi niente il suo crocifisso!”

E infatti il simbolo di fede si sciolse nelle mani tremanti dello sconvolto Barone.

“Ora si vada a denudare davanti alla Regina Thirrin e divori la sua tartaruga preferita! Corra!”

“Subito! Ma non pensare che non lo faccia volontariamente!” urlò il Barone scendendo a precipizio le scale.

“Siete rimasti solo voi e non potete pensare mica di potermi far qualcosa! Finalmente ho trovato la mia anima gemella, qualcuno che sia compatibile con me. E dopo che avrò reso questa ragazza una vampira conquisterò questa misera landa stappandola dalle mani di questa Regina di cui avete tanto timore! Avrete timore di me poi! Ci sarà da mangiare solo per celiaci! E a tutti dovrà piacere la Juve! Non avete scampo sono troppo potente! AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH”

Poi Aislinn iniziò a prendere a cazzotti il povero Dracula che tentò di difendersi ma quando hai contro un amazzone, puoi essere pure un vampiro e pure il Signore delle Tenebre, ma non puoi fare più di tanto.

“Non è finita qui! Non mi avete battuto!” esclamò il vampiro per antonomasia buttandosi da una finestra e poi nel vuoto sotto di lui per diventare un pipistrello e planare sulla strada. Presto sarebbe sorto il sole ma ormai era chiaro che Dracula aveva vinto. Era troppo veloce essendo secco come un chiodo e non c’era speranza di riprenderlo prima che tornasse al porto e poi a casa sua in Transilvania.

“Sciocchi! Non è servito a niente! Tornerò più forte di prima! Conterete i giorni fino alla vostra…” ma Fab Dracula non poté finire la frase perché venne investito dalla carrozza reale tirata a lucido. Venne letteralmente smembrato e i pezzi del suo corpo vennero calpestati dai bei cavalli frisoni delle stalle reali. Dentro la badia tutti furono sollevati e soprattutto Lilletta e il suo compagno Jonathan che poterono tirare un sospiro di sollievo ora che l’ombra del malvagio vampiro non era più su di loro. All’interno dell’elegante carrozza, intanto, che era trainata da quattro animali grossi quanto Re Nero, l’altera e bellissima Regina d’Inghilterra Thirrin, di nero pizzo vestita, affascinante come poche donne al mondo, esclamò, a mezza bocca coccolando la sua tartaruga preferita:

“Nessuno sopravvive dopo aver minacciato le mie tartarughe!”

Qui finisce questo lungo racconto di Natale di quest’anno. Si chiude con due scene che qui vi descrivo per completezza. Nella prima ritroviamo il Barone Adriano. Nudo. E costretto dalla Regina Thirrin a reggere con i denti la bandiera del Regno Unito per tutta una gelida notte londinese davanti alla sua reggia. Poi torniamo dove tutti è iniziato, nella tenebrosa Transilvania nel castello di Dracula. Qui due figure si aggirano svogliatamente per il maniero. Sono la cameriera e la sarta del famoso vampire, entrambe originare delle esotiche Mauritius, che in tutti gli anni di servizio, ovviamente, non si erano mai accorte delle stranezze del loro signore e delle altre persone che abitavano in questo posto.

“Secondo te quando torna Padron Dracula?” chiese la sarta Pamela alla sua amica Alessandra.

“Mah non lo so. Intanto direi che dobbiamo far arieggiare la stanza delle tre signorine. Apriamo le finestre e quelle bare puzzolenti. Così prendono aria e anche un po’ di sole!”

“Si, hai ragione! C’è bisogno di una ventata di aria fresca in questo castello! Non capisco perché il Padrone tenga sempre tutto chiuso!” rispose la sua amica. E qui finisce davvero questo lungo racconto anche perché potete ben immaginare cosa successe alle tre sexy vampire! AHUUUU AHUUUU AHUUUUUU!!!!!!

THE END

Cast

Dracula: Fabrizio Furchì

Jonathan Harker: Kanon

Mina Murray: Lilletta

Lucy Westenra: Giulia Astaroth

Le tre spose di Dracula: Sbabby, Mary, Noy

Il Borgomastro: Borgo

Abraham Van Helsing: Luca Tarenzi

L’assistente di Van Helsing: Aislinn

Il Barone Adriano: Adriano Barone

Renfield: Valberici

Quincey Morris: Zerov

John Seward: Tanabrus

Arthur Holmwood:  André

Lord Ruthven: Sergio

Carmilla: Simona

Mario Pasqualotto: Se stesso

Don Falconi: Francesco Falconi

Uno dei pazzi internati: Francesco Roghi

Licia “Ragazza Drago”: Licia Troisi

La sarta di Dracula: Pamela

La cameriera di Dracula: Alessandra

Vampirella: Cristiana

SPECIAL GUEST STAR

La Regina Thirrin: Se stessa