Il racconto di Natale di Mad Dog: Peter Pan

Come ogni racconto che si rispetti questo nostro racconto di Natale inizia a Londra, l’allora capitale dell’Impero Britannico, nota in tutto il mondo per il Big Ben, il Tower Bridge e l’Empire State Buil… ah no quello non si trova a Londra. Però nella capitale dell’Inghilterra di questo nostro racconto ci sono gli slums, gli snarl e i knark…. No, mi sbaglio ancora. Dovete scusarmi, sono Mad Dog il demone cornuto, non ricordo proprio tutto con precisione. Però ecco quel che so per certo è che all’epoca, anche se voi non lo sapete, chi governava tutto il grande Impero degli inglesi era la Regina Thirrin o meglio il suo fantasma dalla Torre di Londra. Questa mitica Regina stava aspettando, ormai da anni, che l’ambasciatore di Dakar, Valberici, le portasse un artefatto di grande valore durante il ricevimento, che ormai andava avanti stancamente da decenni, in onore dell’Ambasciatrice del Gran Ducato di Toscana, Viola Vitalis (si, come i cereali. Secondo voi perché hanno scelto quel nome?). Ed ora caliamo per le strade che dato i natali a Jack lo Squartatore, a Mister Hyde e a Dorian Grey e che hanno, anche, accolto il Conte Dracula. Addentriamoci nei vicoli puzzolenti e nelle stamberghe affumicate dal carbone, quindi ci troveremo in una piccola piazza su cui si affaccia un tetro edificio a due piani con un cortile pieno di erbacce grigie e secche. L’insegna di questo mesto palazzo reca la seguente scritta “Manicomio Arlecchino” anzi recava dato che le intemperie e il tempo hanno reso sbiadita la pittura rosso carminio. Le tre sanissime ragazze che erano appena entrate in quel luogo di perdizione così perduto da poter rivaleggiare con il bagno del mio antro, stavano fronteggiando il pantagruelico Direttore Generale di questa casa per le menti più disagiate il famoso Dottor Baron Adrian Von Rottermayer. Famoso per la sua pratica di sdentare i suoi pazienti perché pensava che nel cavare i denti si nascondesse la chiave per far fermare il marciume del cervello. Ovviamente si sbagliava. Dall’alto della proficua barba nera e dei suoi occhiali di tartaruga, l’uomo le squadrò per bene:
“Benvenute alla nostra casa di correzione mentale, odio il termine manicomio. Nessuna di voi è pazza… solo un po’ deviata…” – l’uomo prima di proseguire si mise a leggere qualcosa che aveva attirato la sua attenzione nella cartella clinica di queste sue nuove pazienti e poi continuò – “Ah no, siete proprio pazze. Siete le ragazze Darling quelle che vogliono diventare scrittrici di urban fantasy. Ah! Folli! Tutti sanno che è una professione che non parta ad altro che ai debiti e alla pazzia! Poi l’urban fantasy è stato proibito dal nostro nobile governo. Porterebbe turbe mentali nei giovanissimi, come vedo purtroppo! Ora è tempo che voi andiate nell’Acheronte. La stanza dove troverete la nostra capo infermiera Nana. Lei vi porterà alla vostra stanza e domani inizieremo i trattamenti. Mi occuperò personalmente di voi e vi toglierò tutti quegli insani denti che avete!” così dicendo, con uno svolazzo di carte svolazzanti, l’esimio dottore uscì fuori dalla casa di cura mettendosi la sua signorile tuba mentre tre nerboruti inservienti si occuparono delle ragazze portandole nella stanza nota come Acheronte.
La stanza era brutta… anzi mi correggo. Una vera e propria schifezza. Sulle parete c’erano teche una parte della vasta collezione di insetti del Dottor Baron Adrian Von Rottermayer. Questa sala ospitava le locuste, i bacherozzi e quegli insetti puzzoni verdi. Avete presente? I puzzolenti. Oltre a questo c’erano lettini e altra attrezzatura da ospedale, tutta abbastanza arrugginita. In mezzo alla stanza si trovava una figura ciclopica, imponente era la capo-infermiera Nana. I muscoli dei suoi avambracci rivaleggiavano con quelli degli inservienti. La sua pelle era scura ma lo era per lo sporco, il sudicio, di cui non si pulisce mai. Frotte di moscerini gli svolazzavano intorno e l’afrore del suo corpo era nauseabondo. Sembrava quello di carne marcia da giorni. Le sue labbra, grandi e gonfie, potevano essere scambiate per due lombrichi che si accoppiano o accoppano fate voi in maniera selvaggia. La cuffietta che portava in testa, era così stretta, così piccola per quel testone che aveva due protuberanze ai lati. Al buio qualcuno avrebbe potuto scambiarle per corna.
“MUAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH ragazze Darling. Aislinn, Feleset e Camilla. Che nomi idioti! Venite qui. Spogliatevi e indossate queste camice di forza, i miei fidi inservienti vi aiuteranno a metterle per bene. Se non ubbidite assaggerete fin da subito il mio gatto a nove code!” disse il donnone che sembrava tanto un bellissimo demone cornuto di vostra conoscenza. Per inciso mentre diceva questa frase Nana leccava la sua frusta tutta libidinosa. Una delle punte di ferro, assai acuminate e assai rugginose, produsse un taglietto su quella linguona grossa. La capo-infermiera nemmeno se ne accorse e assaggio golosamente e sensualmente il suo stesso sangue. Le ragazze erano rabbrividite e cercarono, anche imbarazzate e impaurite com’erano, di fare come gli veniva detto. Ormai si erano arrese, erano state catturate ma questo non voleva dire che avevano perduto il loro orgoglio. Non avrebbero ceduto la dignità. Beh era quello che pensavano fermamente in quel momento. Il giorno dopo sarebbe stato molto diverso. Ve lo assicuro! Ma il giorno dopo si sarebbero trovate da un’altra parte…
La notte arrivò presto in questo stabile così brutto fuori e altrettanto brutto dentro. Non era facile dormire con le urla degli altri pazienti. C’era chi veniva lobotomizzato, chi assaggiava la morsa dell’elettricità e chi veniva sdentato. Tutto senza anestesia ovviamente! Comunque torniamo alle nostre tre eroine. Forse è il tempo di descriverle, per cominciare avevano tutte e tre i capelli lunghi. Aislinn, la castana, era la più grande, non solo per anzian… ehm età, ma anche perché era la più alta delle tre. Tipo che era sui due metri buoni. Indossa un vestito nero che sarebbe stato definito dark ma all’epoca non avevano ancora inventato le darkettone, le gothic lolita, ‘ste cose qui di cui non ci capisco una mazza. L’unica cosa veramente dark del periodo vittoriano era il carbone che copriva tutto con la sua patina nerastra. Poi c’era Felist… Felest… Feleset, la rossa ricca (per semplificare rossa, i suoi capelli in realtà cambiavano colore con la luce del sole, certe volte apparivano anche blu elettrico e rosa shocking!), era magra, aveva una faccia simpatica e si vestiva in maniera normale. Poi c’era Camilla (finalmente un nome semplice!), lei era la rossa liscia e quella che aveva i capelli più lunghi. Il suo portamento era regale, aveva un che di nobile nel sangue più delle altre due sicuramente ed indossa un vestito chiaramente steampunk. O quello o si era buttata in una tinozza con la vinavil e pezzi di locomotiva. Tutte e tre le ragazze erano molto belle, parlavano con un accento del nord… scozzese ovviamente ed erano state rinchiuse, per loro fortuna, nella stessa stanza. Questo piccolo loculo conteneva soltanto tre letti, a cui erano saldamente legate le prigioniere, e un armadietto, chiuso, dei medicinali. Una finestra piccola dava sull’oscuro cortile interno dello stabile. Ormai era notte fonda ma nessuno ancora dormiva. Vorrei vedere voi ad essere “ospiti” di un luogo del genere sapendo che il giorno dopo avreste dovuto usare una cannuccia per mangiare per il resto della vostra vita! All’improvviso, quando ormai il Big Ben aveva suonato le due di notte, la finestra venne sfondata dall’esterno. Qualcosa, della grandezza di un uomo, era entrato volando dalla finestra e si stava dibattendo a mezz’aria. Questo lo sappiamo noi ma non le tre sorelle Darling, infatti, erano state legate così strettamente che non potevano nemmeno alzare la testa.
“Ecco, finalmente ti ho preso, dannata ombra!” disse una voce che era chiaramente quella di un uomo adulto. La persona in questione aveva i capelli cortissimi e un bel paio di occhiali e indossava un completo fatto di foglie, rametti, e cose del genere. Ed infine era riuscito a legarsi nuovamente la sua ombra ai piedi dopo che gli era sfuggita. Ora si librava trionfante nell’aria quando la porta della stanza di spalancò con un tonfo. Era arrivata Nana, l’infermiera sadica.
“Oh… carne fresca!” esclamò. E fu l’ultima cosa che disse, infatti, subito dopo si ritrovò con una lama che le trapassava il cuore da parte a parte. Che fine triste per una così leggia… ehm… simpat… gent… si per una pers… per una tizia, ecco. Nana stramazzò al suolo, senza vita. L’uomo estrasse facilmente la spada dal corpo dell’infermiera e pulì la lama sui vestiti della morta, poi, con calma liberò le tre ragazze. Le sorelle Darling erano un po’ preoccupate da quest’individuo ma erano grate per essere state salvate dalla malvagia capo reparto.
“Mi chiamo Dimitri Pan e mi hanno mandato per aiutarvi… anche se non ho capito chi mi ha mandato a liberarvi… comunque… dov’è finita Tinker Bell?”
Le facce meravigliate delle razze… ehm ragazze diventarono, se possibile, ancora più stupite quando videro entrare dalla finestra una fatina un po’ cicciona, che aveva delle piccole corna nera, una carnagione rossiccia e una coda decisamente demoniaca.
“No, non va bene. Io accetto tutto anche di fare la parte dell’infermiera sadica ma la fatina del cazzo senza cazzo no! E che cazzo! Io quitto! Addio! Tanto le fatine non esistono!” e la fatina mezzo demone crollò al suolo morta stecchita. Dimitri Pan si buttò sul corpo esanime di Tinker Mad Bell urlando un “No, Tinker Bell!” che avrebbe fatto bella scena anche in un film di Bollywood.
“Io sono qui, Pan!” disse una voce leggiadra e divertente con un accento tipicamente del nord… quale nord non è dato saperlo.
Gli occhi di Dimitri si illuminarono quando vide la nuova arrivata, eccola in tutta la sua nobiltà di fata, Tinker Bell anche nota come Lillian. Era una figurina piccola ma tenace, ed indossava il tipico vestito da fatina… che sinceramente non voglio descrivere, oh cavolo pure voi un po’ l’immaginazione dovrete esercitarla no? Vi dico solo che sulla testa portava un bellissimo basco blu. Adoro i baschi. Fatti allo spiedo col rosmarino sono la fine del mondo! Comunque torniamo alla nostra storia…
“Vi porteremo a Neverland, volerete grazie alla povere magica di Lillian. La Regina Thirrin non vi potrà mai raggiungere!” esclamò Dimitri Pan mentre la sua aiutante spargeva di polvere magica le tre sorelle Darling che ormai avevano accettato la situazione. Meglio questo che essere lobotomizzate, sicuro! Soprassediamo su cosa e da dove provenga la polvere magica che fa volare. Evitiamo… Comunque il nostro quintetto si trovò presto a volare come razzi tra le strade di Londra, passarono vicino al Big Beng, accanto alla famigerata Torre di Londra da dove la Regina Thirrin poté ben vederli e poi andarono spediti su nel cielo notturno. Seconda stella a destra e dritti poi fino al mattino. E verso Neverland. Si ricorda ai gentili viaggiatori di allacciare le cinture e tenere il… ah no, scusate, sto sbagliando. Comunque i nostri eroi si sbagliarono e invece di andare a destra, presero la seconda stella a sinistra… cosa che capitano con tutte ‘ste stelle che ci sono in giro. Questa allegra combriccola di malati di mente più fatina nordica arrivarono in un negozio particolare. L’insegna recitava, in caratteri gotici di un bel rosso scarlatto (si è il colore che devono sempre usare i posti sinistri e lugubri, “Da Saw, l’Enigmista: Puzzle umani, trappole mortali, compilazione dichiarazione dei redditi”. Per fortuna il negozio era chiuso ma dalla foschia che ammantava ogni dove in questo luogo perduto nella Via Lattea sbucò un triciclo gigante. Alla sua guida c’erano due losche figure. Un uomo, con uno smoking nero ed un papillon rosso e una grottesca maschera di porcella bianca e una parrucca, lunga e nera ed una donna vestita in maniera uguale, anche lei indossava una maschera del genere.
“Sono Saw, l’Enigmista ma non il nemico di Batman, io sono quell’altro…” disse lo strano individuo.
“Quello buono?” chiese speranzosa Aislinn.
“No, quello sadico e sociopatico. Questa invece è la mia assistente Lil. Ora vi apro il negozio cosa desiderate per caso una trappola per evirare i vostri nemici?”
Quando l’enigmatica figura aveva finito di pronunciare la sua corta frase, non aveva, già, più nessuno a cui rivolgersi. Erano già scappati a gambe levate o volate, fate voi. Comunque mi chiedo perché mai il Movimento 5 Stelle abbia voluto prendere la maschera di questo tipo come simbolo. Dovrebbe essere un po’ inquietante per voi normali mortali che qualcuno scelga la maschera di un serial killer, e non quella diciamo di un eroe anarchico nato dai fumetti, come simbolo! Comunque torniamo ai nostri cari amici che si stanno avventurando verso l’infinito ed oltre. No in realtà stanno andando abbastanza vicino, come ho scritto prima, terza stella a sinistra e poi un giro a destra, fermarsi prima della nana rossa e poi andare avanti fino a… no… aspetta questa è la strada per il bordello migliore della galassia… Loro si devono recare a Neverland, l’isola che non c’è… e non parlo della magione di Michael Jackson ma della vera isola che non c’è. Un posto dove il tempo sembra essersi fermato, dove ci sono i pirati, le sirene, gli indiani e dove non c’è stato nessun reboot di Spider-Man. Ed ora è tempo di fare la conoscenza con i veri cattivi di questo racconto di Natale, mentre Dimitri Pan e le sue amiche sorvolavano la magnifica isola che non c’è, volando tra la giungla intricata e le spiagge dal mare cristallino, c’era qualcuno che li osservava. Il suo nome era Valberici ma tutti lo chiamavano Spugna da quanto beveva. Rum ovviamente. Era un pirata e faceva parte della ciurma del malvagio Capitan Francesco Uncino. Non ci sarebbe bisogno di descrivervi questo sudicio corsaro che si teneva attaccato alle sartie della nave con una mano mentre con l’altra scrutava, con il suo unico occhio buono e con un potente cannocchiale, gli svolazzi di Pan e del suo gruppo. Non ci sarebbe bisogno ma lo faccio lo stesso. Spugna era il tipico pirata ubriacone, in carne, peloso come un’orsa, sempre sudato e con i vestiti perennemente viscidi e luridi di olio e alcol. Il suo capitano gli aveva vietato, severamente, di fumare per paura che, con tutto quell’alcol che aveva in corpo, esplodesse portandosi dietro tutto il vascello. Era già successo ad un suo parente scienziato anni prima, meglio evitare. Capitan Uncino era un individuo molto coscienzioso quando si parlava della sua cara nave.
“Capitan Uncino ho avvistato hic Pan!” urlò Spugna balzando in maniera assai aggraziata sul ponte. Tanto agile che schianto un paio di barili vuoti ma si rialzò come niente. Giusto un po’ traballante. Dalla sua cabina, che dava direttamente sul ponte, arrivò il malvagio, viscido e assai in carne, Capitan Francesco Uncino. Il suo costume da pirata, per quanto fosse possibile, era lindo e pulito, ogni piega era nel posto giusto, vabbè tranne sulla panza, per quello non c’è niente da fare! Il capitano di questo veliero il cui nome era “Oricalco” aveva un vestito rosso scarlatto (si lo so, sono monotono, ma sono dei cliché intramontabili questi!). L’abito di seta e di organza,
Nessuna marcia nuziale,
Soltanto il mio tacito requiem
E immenso cordoglio.
Oh scusate, è che mi piace molto Carmen Consoli. Torniamo al racconto. No, il Capitan Uncino non aspettava nessuna sposa, per fortuna! Chi avrebbe voluto prendere in matrimonio un cesso del genere? Sicuramente non io! Stavo descrivendo il vestito dell’antagonista principale di questo nostro racconto… allora oltre alla seta e all’organza c’era anche quel tessuto a sbuffo sulle maniche e sul resto… oh penso si chiami passamaneria. Ma dovete chiedere alle mie schiave cosplayers per avere la conferma. Oltre a questo abito il pirata indossava un capello a tricorno, sempre di quel rosso sangue. Poi forse ve lo dovrei descrivere un po’… beh oltre alla sua pancia prominente i tratti distintivi erano la fronte spaziosa, il naso da strega (ci mancavano solo il bozzo sulla punta), un mento pronunciato e dei baffi spelacchiati e brutti. Il tutto completato da degli occhiali che avevano decisamente visto un tempo migliore qualche secolo prima.
“Bene, è ora di fare un po’ di tiro al bersaglio. Spugna raduna la truppa!” disse il malvagissimo pirata sghignazzando come un maialino.
“Io non rido come un maiale dannata voce narrante! Dopo che mi sarò occupato di Pan penserò anche a te!” urlò ancora Capitan Porco. Che se non si sta zitto finisce che lo ammazzo io e non il coccodrillo! Che poi sarei sempre io… ma questa è un’altra storia! Ora è tempo di passare in rassegna l’infida truppa di questo vascello pirata, ho almeno quelli importanti per la nostra storia, iniziamo da Gentleman Tanabrus, il primo ufficiale un po’ dandy della nave. Lo si riconosceva dal fatto che il suo vestito era un gessato blu, logicamente in versione corsaro, Armani. La sua faccia era orribile, occhi da pazzo che sembravano uscire fuori dalle orbite, crapa pelata e… beh basta… Poi c’era Cecco Furchì, un aspirante disegnatore che si era dato alla vita da pirata dopo che aveva rapito un certo Jim Lee. Si diceva che era il più bello della ciurma… beh ma visto che tutti gli altri erano cessi a pedali non era difficile immaginarlo. La sua faccia era lunga, portava una barba incolta ed improduttiva, capelli scarmigliati e indossava sempre lo stesso vestito malconcio. Si diceva che aveva impresso il suo nome in lettere di sangue sulla schiena di molti cosplayers di Sasuke a Lucca prima che della fuga a Neverland. Un altro strambo appartenente di questi pirati era Noodler Varuzza noto per avere le mani all’incontrario. Cioè che schifo. Per capirci bene, signori lettori, le mani di costui erano girate all’indietro. Orribile! Inoltre la sua barba era lercia e lunga, il naso rotto in più punti a causa di risse continue (che perdeva sempre a causa del suo problema alle mani). Era il più superstizioso della truppa e si diceva che temeva, in particolare, una persona. Un cosplayer di Sailor Moon. Quando vedeva la luna piena scappava a gambe levate. Foggerty Di Tizio, una disegnatrice di una regione sperduta dell’Italia che fuggiva dalle legge per aver ucciso una persona che aveva osato dire che Dune di Frank Herbert era un libro palloso. Una recente aggiunta alla truppa era il Borgo-Mastro, ma nessuno sapeva da dove venisse di preciso. Qualche volta nel sonno gli scappava qualche parola come “Oz” o “Gulliver”. Era arrivato all’improvviso ed era desideroso di menar le mani. Il suo aspetto era ancora abbastanza civilizzato, ma dando tempo al tempo sarebbe diventato un ottimo pirata. Arrrhhh! Poi per ultimo c’era Skylights Eleas, bravissimo con il tiro con l’arco e amante delle mele. Era inoltre famoso per la sua grande barba incolta. Ora immaginatevi tutta questa accozzaglia di pirati da strapazzo allinearsi in una riga non molto rigosa. Chi si spintonava, chi si puliva le unghie con la spada, chi mangiava mele a più non posso. Il malvagio capitano passò in rassegna rassegnato rassegnamente i suoi uomini. Non erano il meglio ma non era nemmeno il peggio… no erano definitivamente qualcosa di peggio del peggio che qualcuno potrebbero trovare. Il traboccante comandante della nave si fermò davanti ad Eleas e gli disse:
“Perché mangi le mele?”
“Per togliere il medico di torno, signore!” urlò l’uomo che per tutta risposta si beccò un proiettile in faccia direttamente dalla pistola di Capitan Uncino.
“Ma la morte no… poi io preferisco le arance. Soprattutto se spremute. Spugna!” esclamò questo sadico personaggio che aveva appena fatto fuori a sangue freddo uno delle sua ciurma. Per fortuna dico io, troppi personaggi devono essere eliminati subito e velocemente così possiamo introdurne di nuovi. Qualcuno chiami la 20th Century Fox che ho delle belle idee per i loro film sugli X-Men! E la Sony mi dovrebbe prendere per fare Spider-Man! Sarebbe uno spasso! Ma torniamo a noi il capitonzolo qui stava dicendo qualcosa relativo al fatto che: 1) voleva una spremuta di arance questo psicopatico e 2) bisognava usare i cannoni della nave per sparare a Dimitri Pan e ai suoi amici che volteggiavano nell’aria. Ed è quello che successe, tra “oh issa”, parolacce e bestemmie, i cannoni vennero allineati e iniziarono a sparare. Il più delle volte, anzi la maggior parte delle volte, anzi sempre sbagliando il bersaglio. E qui su questa nave non c’erano mica stronzi, no, è che erano solamente una manica di incompetenti! Però qualche risultato riuscirono ad ottenerlo infatti Feleset e Camilla si separarono dagli altri e finirono in mezzo alla giungla. Aislinn per raggiungere le sue sorelle venne quasi colpita da una palla di cannone e stava precipitando quando venne salvata da Dimitri Pan che la porta nella sua casa la Dimora degli Scrittori Perduti. I Lost Writers infatti erano scrittori di libri fantasy che erano scappati fuggendo dal malvagio regime della Regina Thirrin ed erano approdati a Neverland. Erano sei in tutto, ma tutti molto diversi gli uni dagli altri. Dimitri Pan era stato il primo a fuggire anni prima ed era diventato, poi, il capo di questa combriccola e il temibile avversario di Capitan Uncino. Infatti il malvagio Capitano era ossessionato da Dimitri Pan e dai suoi Lost Writers avrebbe voluto controllarli… assoggettarli al suo dominio e diventare il padrone indiscusso di Neverland. Inoltre voleva controllare i libri che scrivevano per dettarne i finali che più gli piacevano. Una volta molto tempo prima il feroce capitano non era un pirata ma anche lui un abitante della terraferma, anzi era il capo dei Lost Readers, il gruppo che esisteva prima di questi Lost Writers. Non scrittore perché non lo era mai stato. Non era abbastanza bravo per fare quel mestiere. Lui poteva essere solo un lettore e uno scrittore fallito. Pian piano il suo potere nel gruppo dei Lost Readers era calato fino a che non era stato scacciato da Dimitri Pan ed era entrato a far parte dei pirati che prima erano i suoi acerrimi nemici. In seguito il coccodrillo gli aveva mangiato una mano che reggeva il suo smartphone. Non era riuscito a contattare l’operatore telefonico e quando gli arrivava una notifica su Facebook o su Twitter il telefono suonava. In questo modo sapeva se il famelico coccodrillo fosse vicino. Da allora aveva giurato di vendicarsi su Dimitri Pan e sui Lost Writers. Gli scrittori perduti che incontreremo in questo racconto sono sette in totale ma ce ne erano molti altri in quel periodo che formavano questa banda di eroici fuorilegge. Solo che non era interessanti e quindi non ne parliamo! Luke Tarenzi detto Tootles era il secondo in comando, aveva i capelli e la barba lunga di un misto tra il grigio e il nero. Di faccia sembrava quindi come il tizio di Cast Away ma per il resto no. Era diversamente alto, aveva il corpo pieno di tatuaggi ma non si potevano vedere perché portava dei vestiti che gli coprivano ogni centimetro della sua pelle. Oddio vestiti… erano degli stracci macchiati anche di cacca di uccelli. E’ che a lui piaceva la natura e sapeva parlare con gli animali. (Ecco non ci sapeva parlare veramente, era così folle che pensava di poterci parlare!). Poi c’era Nibs anche se il suo vero nome era Luke Azzolin, era il più magro del gruppo e qualcuno diceva il più coraggioso. Cioè era solo lui che lo diceva ma soprassediamo. Anche i suoi vestiti erano ridotti ormai a stracci per essere stato per anni nella giungla ma aveva un certo portamento nobile. Anche lui aveva la barba ma rada e curata. (Tutti barboni ‘sti tipi, beh vorrei vedere voi a Neverland mica li vendono i rasoi della Gillette e la schiuma da barba!). Leonard Patrignani era il più alto di tutti, ma così tanto che ti metteva soggezione quando ti guardava dall’alto della sua altezza alta. Gli piacevano i sottaceti o almeno è quello che riesco a capire dalla pagina inglese di Wikipedia di Peter Pan usando Google Traduttore. Non c’è bisogno che vi descriva il resto tanto avete capito già che aveva i vestiti rovinati e la barba lunga. Frank Barbi noto come Rufio era l’acquisizione più recente dei Lost Writers e dato che era arrivato da poco la sua barba e i suoi capelli non erano ancora tanto lunghi e i suoi vestiti erano ancora quasi intatti. Poi c’era Frank Falcone detto Slighty. Idem con patate come gli altri, era noto per essere il più gioviale del gruppo, aveva persino un fan club tra gli indiani della tribù locale. Infine c’erano le gemelle, Licia e Rossella anche loro aveva i capelli e la barba lun… ehm no, loro la barba no. Solo i capelli. Erano molto inquietanti insieme perché l’una finiva le frasi dell’altra. I loro vestiti erano stati procurati dagli indiani quindi erano decisamente più belli e tenuti bene rispetto a quelli dei loro colleghi maschi. Tutti portavano una spada come quella di Pan legata alla cintura. Appena Dimitri atterrò con la nuova venuta, i Lost Writers accerchiarono Aislinn chiedendo, a gran voce, chi fosse.
“Lei” disse il loro capo “è la vostra nuova mamma, così come io sono il vostro papà. Se non ci sono io dovrete ubbidire a lei! Si chiama Aislinn e viene da Londra.”
“Pan ma dove sono le mie sorelle?” chiese la ragazza che si era, ora, ricordata di averle perse. Tutta l’eccitazione del volo, dell’attacco dei pirati, le aveva fatto dimenticare delle altre Darling.
“Quali sorelle?” rispose Dimitri che aveva un serio problema con il deficit di attenzione.
Vi dirò io che sono il narratore onnisciente cosa stavano facendo le due sorelle di Aislinn. Beh erano intrappolate tra i rami degli alberi della giungla che li avevano salvati da morte certa a causa della loro caduta. Feleset e Camilla ora stavano osservando un’indiana. Una pellerossa. Avete presente quelli tutti pittati strani, con le piume degli uccelli tra i capelli e che dicono “Augh viso pallido”? Beh diciamo che la tribù di questa giovane indiana era molto particolare. Questa ragazza si chiamava Cat Lilly che nella lingua indiana voleva dire Valentina la Gattara ed era la figlia del Grande GL, il capo tribù degli indiana altoatesini. Si altoatesini. Infatti provenivano dalla zona di Bolzano ed erano indiani. Come questo sia possibile non ci è dato saperlo. Comunque i loro costumi tipici erano un misto delle due loro “etnie”. Tra i capelli la ragazza aveva delle penne di vari volatili dai colori variopinti, poi aveva un corpetto di pelle rigido rosso e una sorta di gonna blu che le fasciava le gambe. Tutti i suoi vestiti erano ovviamente cruelty free e tutti fatti con materiali di provenienza non animale. Cat Lilly stava guardando, ridendo, le due pollastre che erano saldamente legate in alto.
“Visi rosati sempre divertenti!” disse la ragazza, che essendo di origini altoatesine era bianca come un cadavere.
Il suo divertimento però durò poco perché piombarono da tutte le parti i pirati di Capitan Uncino. C’era pure il malvagio corsaro in persona che catturò di persona l’indiana altoatesina, stordendola con un colpo ben assestato del suo uncino. La voce si sparse presto in tutta Neverland, le condizioni del pirata erano chiare, Pan si sarebbe dovuto consegnare, entro la mezzanotte di quel giorno, sul ponte della “Oricalco” per salvare la vita delle sue tre prigioniere. L’Isola che non c’era era in fermento e fu indetto un concilio tra la tribù di indiani, le fate e i Lost Writers per decidere cosa fare. Erano tutti riuniti nel campo degli indiani, attorno ad un falò dove dominava la figura, in verità mingherlina, del Gran Capo, il Grande GL. Sotto le coltri di pelliccia sintetica, sotto il tipico colbacco altoatesino, sotto tipiche brache della Val Qualcosia, il Capo indiano rifletteva. In realtà dormiva alla grossa, con il gigantesco calumet in bocca che ancora fumava, e nessuno se ne era veramente accorto. Le fate erano rappresentate dalla loro Regina, Liz Nemesi, da Tinker Bell, dalla Sarta reale Pam e dalle sue modelle Odry e Dalila. Non c’è bisogno che vi descriva come fossero queste fate no? Erano bellissime, ali candide e membranose come i più bei bacarozzi, corpi minuscoli ma ben tonici e bellissimi, carnagioni lucenti anche alla luce della luna, occhi… beh occhi da fata! La loro Regina era, ovviamente, la più bella tra tutte. Liz aveva i capelli blu come l’oceano in tempesta, Pam aveva i capelli neri come la notte, Odry aveva i capelli rossi come il sangue arterioso e, infine, Dalila aveva i capelli biondi come il grano. L’unico problema era la loro vocina stridula che sinceramente mi da suoi nervi. Odio le fate, manco esistono veramente! Uhm… la fata bionda è crollata al suolo stecchita… chissà come mai! Comunque torniamo alla nostra riunione di condominio. Si decise di attaccare in massa, così perché fa figo e perché se Peter Jackson decidesse mai di fare una trilogia su questo racconto, l’ultimo potrebbe essere basato tutto sulla carneficina finale. Il piano era semplice, Dimitri Pan si sarebbe consegnato per finta a Capitan Uncino e poi i pirati, distratti dallo scontro, sarebbero diventati facile preda dei Lost Writers, degli indiani altoatesini e delle fate.
“Io confezionerò per tutti dei vestiti adatti alla battaglia!” disse la fata sarta… sapete però una cosa tra le scie chimiche e la fate… beh io credo nelle scie chimiche! Le fate non esistono! Toh è morta pure la fata che cuciva!
“No! La mia migliore amica come farò a vivere senza di lei adesso!” urlò la fata di nome Odry. Coff fate coff non esistono coff. E fuori un’altra… mi chiedo come mai Tinker Bell sia andata via così velocemente che il basco è cascato per terra!
“Questa è una congiura contro di noi fate! Qualcuno qui è davvero pessimo!” esclamò risentita la bellissima Regina delle fate Liz. Ma sapete com’è io non credo nelle fate e penso che qualcuno si dovrà cercare una nuova regina! MUAHAHAHAHAHAHAHAHAH
Ormai si era giunti alla fine dell’incontro quando Rufio si alzò in piedi e disse rivolto a Dimitri Pan.
“Ti sfido perché voglio diventare io il capo dei Lost Writers! Voglio anticipare il sequel!” e lo scrittore pisano partì con la spada sguainata. Dimitri Pan fu più veloce e lo trafisse con un perfetto colpo al cuore e mentre estraeva l’arma dal corpo del suo avversario esclamò compiaciuto:
“Il film di Spielberg non è canon!”
Arrivò l’ora fatale, la mezzanotte. Una luna piena illuminava la grande nave da guerra dei pirati. Le tre prigioniere erano state legate come salami, la passerella era stata allungata, le sirene erano famelica. Si perché a Neverland non c’erano gli squali ma le belle sirene di cui preoccuparsi. Dalla vita in su erano bellissime donne, in giù erano pesci… e la loro bocca era irta di denti come quella degli insidiosi piranha! Le quattro più belle sirene erano Giulia Astaroth dai lunghi capelli d’ebano che si dicevano fossero vivi, Sbabby le cui labbra piene erano così belle da rivaleggiare con quelle della mitica dea della bellezza… Megan Fox, poi c’era Noy famosa per i suoi bellissimi occhi azzurro ghiaccio capaci di fargli sciogliere anche l’iceberg più grande ed infine c’era Marychan, lei era nota per essere la più bella sirena nerd di tutta Neverland. Ovviamente erano tutte delle gnocche stra-fighe, con della carrozzeria che faceva provincia in Wonderland. Il malvagio Capitan Uncino stava spingendo, personalmente, Cat Lily sulla passerella per buttarla in mare verso morte certa.
“Mia cara è tempo di morire dato che nessuno è venuto a salvarvi!” disse il pirata più malvagio della storia della letteratura. Altroché Barbossa! Ma proprio quando stava per spingere l’indiana altoatesina giù verso le onde del mare che è sempre più blu quello del tuo vicino ecco arrivare il famigerato “tic, toc”. O in questo caso un rumore strano e un “vrrrr”. Era arrivato il coccodrillo! Il nostro grasso antagonista indietreggiò impaurito e poi vide calare dall’alto Dimitri Pan mentre Cat Lily veniva salvata da Luk Tarenzi. Nello stesso momento Aislinn aveva già liberato le sorelle dalle corde che le imprigionavano e tutti i Lost Writers erano giunti armati fino ai denti sulla nave. Insieme a loro c’era l’Ultima Fata, Tinker Bell, infatti tutte le altre appartenenti alla sua specie erano misteriosamente perite in pochissimo tempo.
“Alla fine è arrivato il momento del nostro ultimo duello. Preparati a morire Dimitri Pan!” disse Capitan Uncino facendo un affondo con la sua spada che venne facilmente deviato da Pan. Nel resto della nave infuriava lo scontro, erano accorsi anche gli indiani che stavano assaltando il vascello dalle loro canoe. La povera Foggerty Di Tizio che si era buttata nella mischia al grido di “Per Dune!”, scoprì che avere le mani inverse non era molto d’aiuto nella lotta e fece la fine del puntaspilli trafitta dalla lance acuminate degli indiani altoatesini. Non fu l’unica dei pirati a morire subito poi toccò al primo ufficiale della nave, Gentleman Tanabrus che prima venne accecato da Tinker Bell poi, con il sangue che gli colava copioso dagli occhi, venne finito da Tootles che gli spiccò la testa con un colpo preciso. Mentre questo scontro all’ultimo sangue andava avanti, lo scontro personale tra Dimitri Pan e il malvaggissimo Capitan Ciccio Uncino continuava senza esclusioni di colpi, tra finte, contro finte, affondi, schivate, pernacchie. Si sentì un urlo agghiacciante, era il povero Borgo-Mastro che cadeva in acqua. Non aveva mai imparato veramente ad usare la spada e messo con le spalle alle muro, era caduto in mare. Presto le sirene lo attorniarono, prima che lo portassero in fondo alle acque scure dell’oceano, riuscì almeno a toccare la tetta di una sirena. Se ne andò con il sorriso sulle lebbra… beh più o meno! Era una vera e propria carneficina. Le Gemelle usando un antico amuleto degli indiani spedirono Cecco Furchì in un portale verso un’altra realtà. Il pirata si ritrovò in una radura boscosa che riconobbe come la luna boscosa di Endor. Era galvanizzato si era salvato! Proprio quando si stava alzando venne attorniano a degli strani esseri pelosi che riconobbe come Ewoks. Questi esserini nati dalla mente malata di Lucas parlavano nella loro strana lingua di cui il nostro corsaro disegnatore non capiva nulla ma decise di fare come il droide dorato nei famosi film di Star Wars che conosceva a menadito. Inizio a parlare a caso, imitando il linguaggio di questo esserini. Uno di questi, che aveva un pelo di colore più nero rispetto agli altri, disse al suo vicino che aveva, invece, un manto più marroncino:
“Ehi Joe questo tipo ha detto che è andato a letto con tua moglie!”
“Ma che stronzo! Mangiamolo!” rispose quell’altro. E l’allegra combriccola di Ewoks partì fischiettando, con un pirata che pensava di essersi salvato ma che invece sarebbe diventato la portata principale per cena.
Intanto sul veliero la battaglia infuriava ancora. Ormai dei pirati ne erano rimasti ben pochi. Anzi solo due Valberici e Capitan Uncino. Spugna si era abilmente salvato perché…. Beh si era nascosto in un barile vuoto. Il nostro caro sadico antagonista stava, invece, ancora lottando contro Dimitri Pan. L’ultimo pirata a morire era stato Mark Varuzz detto Noobler. Questi si era lanciato al grido di “Batman 62 trionferà!” contro tutti i Lost Writers. Era finito infilzato da una decina di spade ed il suo corpo ancora caldo era caduto nel mare attirando le fameliche sirene.
“Che ciurma di merda che mi ritrovo!” esclamò Francesco Uncino che intanto era riuscito a volare dopo aver spremuto per bene Tinker Bell sopra la sua testa. La battaglia si era quindi spostata per aria e i due contendenti erano, ancora, alla pari anche se la furia di Pan era senza limiti dopo la morte della fata sua amica. Dimitri Pan e il Capitano si affrontavano tra i pennoni e le vele della nave quando il famigerato e sovrappeso pirata esclamò:
“Ma perché combattiamo? Vedo tutti i miei corsari morti e capisco che questo nostro scontro è futile. Dovremmo collaborare per governare Neverland, senza differenze, tutti uguali. Che ne dici amico mio?” Il pirata sembrava veramente sincero, aveva addirittura rinfoderato la spada e aveva allungato una mano al suo avversario ma, dico io, mai fidarsi di un bucaniere!
“Hai ragione mai fidarsi di un pirata!” mi rispose Dimitri Pan infilzando il malvagio filibustiere direttamente nello stomaco. Capitan Uncino, ancora vivo, reggendosi la pancia cadde in mare e venne ingoiato intero dal gigantesco e maestoso coccodrillo che sbucò dalle acque proprio sotto di lui. Dimitri Pan festeggiò come non mai, ma stranamente gli altri suoi compagni e gli indiani altoatesini non erano dello stesso avviso. La nave venne fatta sgomberare e nessuno si accorse che Spugna era sopravvissuto e si nascondeva ancora nel barile vuoto. Pan calò su una delle canoe degli indiani dove si trovava anche Aislinn e le sue sorelle e intorno, in altre barche, c’erano gli altri Lost Writers.
“Siete proprio fuori di testa qui a Neverland. Noi torniamo a Londra. Forse riusciremo ad evitare di farci lobotomizzare. Addio!” disse la sorella maggiore volando via insieme a Feleset e Camilla.
“Anche noi andiamo via Pan… meglio tornare a Londra!” esclamò Luk Tarenzi per tutti i Lost Writers che volarono via tutti insieme.
“Andate pure via, rimarrò io l’unico e vero padrone di quest’isola! AHAHAHAHAHAHAHAH” esclamò quindi il nostro caro protagonista che ormai era completamente fuori di testa. Come se un qualche demone cornuto l’avesse fatto impazzire… MUAHAHAHAHAHAHAHAHAH
Comunque il grande capo degli indiani altoatesini non era molto d’accordo con Dimitri Pan e, quindi, infuriò presto una nuova battaglia. La velocità era dalla sua e Pan riuscì ad evitare quasi tutte le frecce incendiare che gli stavano arrivando contro. Nello stesso momento nel veliero ormai deserto Spugna, nel suo bel barile vuoto, pensava ormai di essersi salvato. La sua speranza durò ben poco infatti una delle frecce infuocate penetrò nel sottile legno che lo divideva dalla nuova battaglia e lo colpì in pancia. Passarono i secondi ma per ora il caro Valberici era soltanto un po’ bruciacchiato.
“Beh almeno non sono esploso come quel mio parente che viveva ad Oz…”
Queste furono le sue ultime parole. Poi si sentì solo un “KABOOOMBUTUTUTUKENZOKEPUO’”. La gloriosa “Oricalco” esplose in una vampata di fuoco e fumo che formò una colonna in stile fungo atomico. Tipo quando i robot cattivi negli anime giapponesi esplodono.
E così ci allontaniamo da una Neverland ancora in subbuglio per tornare nelle strade fumose della capitale dell’Impero Britannico. Aislinn, Feleset, Camilla e i Lost Writers erano appena tornati, in piena notte, sulle strade di Londra. Erano tutti molto felici di essere tornati a casa, anche se forse li aspettava la lobotomia, ma almeno si erano allontanati da quel manicomio che era Neverland. La nebbia vorticando agli irti colli piovigginando sale. O qualcosa del genere. Insomma non si vedeva un cazzo. E dal banco nebbioso che era tutto intorno a loro sbucò una carrozza fantasma con quattro giganteschi frisoni neri i cui occhi erano rossi scarlatti. Nel mezzo c’era Valberici l’ambasciatore di Dakar che si doveva recare alla Torre di Londra per il ricevimento in onore dell’Ambasciatrice del Gran Ducato di Toscana Viola Vitalis. Portava un dono molto atteso, un frammento di una spada potentissima dai misteriosi poteri. Ed era ancora in ritardo. Purtroppo Aislinn non si spostò abbastanza in fretta e venne travolta. Vi vorrei dire che la sua fine fu indolore… beh ma non è stato così. Di lei non rimase poi molto per lo sconcerto delle sorelle e dei Lost Writers. E così finisce il racconto di Natale di quest’anno… beh vi auguro Buon quel che vi pare. MUAHAHAHAHAHAHAHAH

FINE

Personaggi ed interpreti

Manicomio “Arlecchino”

Aislinn Darling= Aislinn
Feleset Darling= Feleset
Camilla Darling= Camilla
Doctor Baron Adrian Von Rottermayer= Adriano Barone
Nana l’infermiera sadica= Mad Dog

Lost Writers

Dimitri Pan= Francesco Dimitri
Tootles= Luca Tarenzi
Nibs= Luca Azzolini
Slighty= Francesco Falconi
Curly= Leonardo Patrignani
Le Gemelle= Licia Troisi & Rossella Rasulo
Rufio= Francesco Barbi

Abitanti di Neverland e dintorni

Cat Lily= Valentina Graziani
Capo Indiano= GL D’Andrea
Tinker Bell= Mad Dog
Tinker Bell 2= Lillian
Le Fate= Pam, Odry, Dalila
La Regina della Fate= Liz Nemesi
Le Sirene= Giulia Astaroth, Marychan, Sbabby, Noy
Saw l’Enigmista e la sua aiutante= Kanon & Lilletta

Pirati

Capitan Uncino= Francesco Roghi aka me
Spugna= Valberici
Gentleman Starkey= Tanabrus
Cecco= Fabrizio Furchì
Il Borgo-Mastro= Borgo
Foggerty= Federica di Tizio
Noodler= Marco Varuzza
Skylights= Eleas

Special Guests Stars

Thirrin nella parte della Regina Thirrin

Viola Vitali nella parte dell’Ambasciatrice del Gran Ducato di Toscana Viola Vitalis

Epilogo 1

Pensavate che fosse finito? Eh no, qui è come nei film della Marvel ci sono le scene dopo i titoli di coda! Ci troviamo in una stanza dimenticata in alto nella Torre di Londra. Da un trono istoriato d’oro e diamanti regna la benevolmente dittatoriale Regina Thirrin. In questo momento la bella regnante sta parlando ad un specchio. No, non è fuori di zucca… beh si in realtà è fuori di testa ma non perché sta parlando allo specchio. Ecco vedete il problema è che lo specchio le sta rispondendo e non è quello di Biancaneve…
“Grazie al nostro agitatore Neverland è nel caos, proprio come avevi pronosticato!” disse l’austericamente nobile donna.
“Ormai dovresti sapere, Regina Thirrin, che io Agatos di Atlantide non mento mai. Sei senza oppositori nel tuo paese senza più quello Scrooge di mezzo. Oz, Wonderland, Laputa, Lilluput ed ora anche Neverland sono pronte per essere conquistate. Porteremo in quelle realtà l’ordine e la normalità come è giusto. E anche se sono ancora rinchiuso nel Tartaro sto già portando il nostro verbo in altre realtà. Chi non l’accetta viene distrutto, come è giusto che sia!” disse il saggio e anziano atlantideo.
“Presto sarai libero… appena arriva quell’idiota dell’Ambasciatore di Dakar! Ha un frammento della Spada di Ade! AHAHAHAHAHAHAHAH!” rise la regina. Agatos non rideva. La sua bocca mostrava soltanto un timido sorriso. Non si poteva pretendere di più da uno che aveva un bastone piantato su per il fondo schiena no?
“E quando sarò libero mi vendicherò finalmente dei miei figli, l’Imperatore Bianco e l’Imperatore Nero…” ecco, ora, la faccia di Agatos stava mostrando il massimo dell’espressione possibile. Un sorriso maligno che avrebbe fatto appassire anche la pianta più caparbia del mondo.
“Ma ecco il fido aiutante, il nostro agitatore!” Esclamò contenta la Regina Thirrin. E nella stanza entrò, ovviamente, il più bello e sexy demone cornuto che possa esistere. Io. Mad Dog il demone ribelle! Dai questa non ve l’aspettavate! Eheh! Si sto tramando da anni alle vostre spalle per conquistare il mondo insieme ai miei degni compari.
“MUAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH non vedo l’ora che conquistiamo tutte le realtà dell’Omniverso così, finalmente, il caos regnerà, come è giusto, in ogni dove!” dissi\disse il demone cornuto più gnocco di tutta la realtà. Anche la Regina Thirrin si mise a ridere e Agatos abbozzò un altro sorriso. Un giorno da ricordare per l’atlantideo! Presto però i due tornarono subito seri.
“Caos? Ma noi siamo per l’ordine estremo… tutto un’altra cosa!” disse contrariata la sovrana inglese. Ecco non era bella farla contrariare. Ve l’assicuro.
“Ah… devo far letto male la vostra brochure allora quando mi avete assunto… oh, beh, buone cose eh… e se vi blocco su Facebook non ve la prendete!” disse il demone ribella che intanto stava indietreggiando piano piano verso l’uscita.
“Caro Mad Dog, io ti conosco, sapevo che ci avresti tradito…” disse sibillinamente il sibillino Agatos. E così il demone cornuto si trovò intrappolato in un incantesimo contenitivo così potente che non poté far altro che guaire e infine dire:
“Che cazzo ho fatto?”

Epilogo 2

Aislinn si risvegliò in una stanza bellissima, ricca di broccati, mobili stupendi e antichi, con un soffitto a cassettoni decorato con l’oro e l’avorio. Sembrava di stare in un castello. Si rialzò dal letto dove era distesa e si ritrovò davanti un uomo che indossava solo un gonnellino azzurro ed aveva la testa di uno sciacallo. Beh a Neverland aveva già visto cose strane, ormai si era abituata.
“Mi chiamo Anubis. Mi dispiace per come ti abbiamo prelevato ma dovevamo evitare che i nostri nemici potessero individuarci. Seguimi.” disse la divinità dell’antico Egitto con la sua voce fredda.
“Dove siamo?” chiese la ragazza mentre veniva portata tra corridoi interminabili, a stanze immense, ricche di vetrate gigantesche su una città che sicuramente non era la sua Londra.
“Questo è Castel Oricalco e ci troviamo, attualmente, a Lucca. Per il quando siamo alla fine dell’ottobre 2015. Domani mattina inizia il Lucca Comics & Games 2015.” le disse l’algido dio che poi la condusse in una stanza in cui si trovavano altre strane persone, come lei disorientate. Aislinn a questo punto non ci capiva proprio niente.
“Ti presento i tuoi compagni d’avventura: Luca Tarenzi detto Gulliver, Laura che è stata la nostra Dorothy, Alice Elizabeth Nemesi e per finire Frankezer Scrooge. Abbiamo pensato di riunirvi per lottare contro il misterioso nemico che minaccia l’Omniverso e che siamo sicuri colpirà a Lucca nei prossimi giorni. Noi non possiamo ancora intervenire ma vi aiuteremo quando la minaccia sarà chiaramente identificata. Siete la nostra sola speranza per combattere il nemico che nessuno di voi da solo è riuscito sconfiggere.”
A questo punto Aislinn e tutti gli altri erano svenuti nuovamente… ma questa, come si dice, è un’altra storia… MUAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH