Il racconto di Natale di Mad Dog: I Viaggi di Gulliver

Come ogni anno ecco qui il racconto di Natale made in Mad Dog (che brutta immagine sinceramente!). Questa volta il libro parodiato è “I Viaggi di Gulliver” di Jonathan Swift. Passo la parola, se così si può dire, al demone cornuto. Buona lettura!

MUAHAHAHAHAHAHAHAH Sono Mad Dog il demone ribelle, così ribelle che mi mangio il kebab con il cioccolato… bianco! Si quello più industriale e zozzo che c’è! Quest’anno vi voglio racconto una storia, la vera storia dei viaggi di Gulliver non quella scritta da Swift. Che, tra parentesi, non è che era molto sano di mente. Dovevate conoscerlo, era davvero un bel tipino eh… un vero rompicoglioni! Però non è mica colpa mia se poi è tipo impazzito, no, io non c’entro nulla mica gli ho fatto vedere in anteprima di qualche secolo una puntata del Grande Fratello, no, no, fossi matto! Comunque dicevo, ecco il racconto di quest’anno… dovete sapere che nella città toscana nota per un certo evento legato ai fumetti e a tutte le cose da nerd c’era un certo scrittore conosciuto come Luca Tarenzi…

Mad Dog presenta:

I Viaggi di Gulliver

 

Non ricordava cosa fosse successo, a momenti non ricordava nemmeno chi fosse, sapeva solo che dopo una lunga, o almeno gli sembrava così, dormita, ora non riusciva più ad alzarsi. C’erano come dei legacci, sottili e forti, che lo tenevano ancorato sulla spiaggia su cui era coricato. Sentiva le onde del mare che si frangevano sulla costa poco lontano e sentiva, distintamente, delle vocine che parlottavano. Non capiva nulla, era una lingua a lui sconosciuta. Man mano che si svegliava completamente iniziava a ricordarsi il suo nome. Si chiamava Luca Tarenzi ed era uno scrittore. Si trovava a Lucca ma non ricordava bene per quale motivo e non capiva assolutamente come era possibile che si trovasse, immobilizzato, su di una spiaggia. Le ultime ore della sua vita era confuse e nebulose. Cercò di parlare ma anche le sue labbra erano cucite. Rabbia, dolore e panico crescevano nel suo animo. Poi c’era anche il fatto che doveva andare urgentemente al bagno. Aveva deciso di provare a liberarsi quando sentì qualcosa camminargli sul corpo ed arrestarsi sul suo petto. Con tutte le forze che aveva riuscì a sollevare quel tanto che bastava la testa per vedere cosa c’era. Si aspettava qualche insetto ma invece quel che vide lo lasciò attonito. Erano delle persone, piccole, minuscole. C’era una donna, vestita alla moda, con un completo che avrebbe fatto invidia a molte ministre europee, dei soldati scortavano questa figura ed avevano le loro pistole spianate contro di lui. Capì di trovarsi nella mitica Lilliput. La sua mente vacillò ma riuscì comunque ad ascoltare quello che diceva la donna che guidava quella sorta di delegazione. All’inizio non capì nulla, poi dopo qualche secondo comprese le parole di questa persona evidentemente invitata da chi governava Lilliput.

“Ormai il traduttore universale che abbiamo iniettato un’ora fa dovrebbe aver fatto effetto. Chiuda una volta gli occhi se mi capisce” – disse la donna e Luca obbedì immediatamente – “Bene, vedo che ha un barlume di intelligenza e riesce a comprendere quello che dico. Le ripeto quello che avevo detto prima mi chiamo Fedred Des Tizios sono la Segretaria degli Affari Privati del Sommo Valberici, Imperatore di Lilliput. Sono qui a parlare con lei per ordine di Sua Maestà Imperiale. Come vede ho anche indossato questo bellissimo vestito creato partendo da un mio disegno. La prego anche di volersi appuntare mentalmente l’indirizzo del mio blog se avrà tempo e modo di seguirlo durante la sua breve permanenza da noi…. – e la donna diede l’indirizzo del suo spazio blog – Ora mi duole informarla che, e capirà perfettamente, la nostra economia è in recessione. Quei dannati social network hanno ucciso i blog. Il nostro paese vive di blog. Ormai molti nostri cittadini sono andati ad abitare a Blefuscu, il regno dei social network e il nostro paese, la povera Lilliput, ormai è declino. Ma tutti quei traditori moriranno presto, il nostro esimio sovrano ha escogitato un piano per sconfiggerli per sempre. Purtroppo questo piano, per riuscire a pieno, e sono sicura che capirà la nostra situazione e ci aiuterà nella nostra impresa, beh prevede la sua morte…”

Lo stress fu troppo. Luca con uno strattone si liberò di alcuni dei legacci che lo tenevano fermo riuscendo a liberare la mano destra e con molto dolore riuscì anche a liberare le labbra che erano state attaccate tra loro in maniera sommaria. Urlò con tutte le sue forze cercando nello stesso tempo di alzarsi. Non aveva considerato la natura assai particolare dei lillipuziani. Il suo urlo arrivando a coprire bande super-soniche causò un effetto indesiderato nella delegazione dell’Imperatore Valberici. Fece esplodere la testa a tutti anche alla Segretaria degli Affari Privati. Luca, schifato, con una mano cercò di togliersi i resti dei lillipuziani rimasti sul suo petto ma prima di riuscire a farlo cadde addormentato. L’esercito di Lilliput schierato poco lontano, vedendo la situazione, aveva sparato delle raffiche di missili con dentro così tanto sonnifero da stendere anche un gigante come quello che si erano ritrovati sulle loro coste.

Dopo un periodo di tempo che gli sembrava abbastanza lungo, si riprese dall’incoscienza. Ora si trovava al chiuso in quello che gli sembrava un grande hangar. Grande per gli standard di Lilliput, poteva a mala pena stare seduto senza toccare il soffitto. Aveva fame e trovò del cibo già pronto e bevande a volontà. Il sapore era abbastanza schifoso, ma almeno aveva lo stomaco pieno. I lillipuziani avevano pensato proprio a tutto e su di un lato dell’hangar c’era una latrina. Ora che ci pensava bene la sua situazione era molto strana e si sentiva un po’ in colpa per i piccoli abitanti di Lilliput che aveva, involontariamente, ucciso. Passò qualche ora, poi la porta dell’hangar venne aperta ed una immensa delegazione entrò. Erano tutti nobili, era evidente dai loro vestiti strambi e costosi. In testa al gruppo si trovava un individuo che, per quanto poteva vedere, aveva una folta barba grigia, portava un vestito riccamente decorato ed aveva uno scettro in mano. Dietro di lui c’erano altre due figure, uno che per stazza eguagliava quella del primo venuto, e l’altro che anche lui aveva un’aria un po’ pienotta ma non come gli altri due. Si mangiava bene a Lilliput. O almeno lo facevano i nobili.

“Io sono il Sommo Valberici, Imperatore di Lilliput!” esclamò il primo venuto e la sua voce Luca la poté sentire direttamente nella sua testa. “Per evitare incresciosi incidenti, ti è proibito parlare, comunicheremo telepaticamente. La nostra società o Gulliver”  – e a Luca questo termine veniva tradotto in italiano come “O tu che hai la barba lunga e la porti male” – “E’ molto avanzata, sicuramente più della tua rozza creatura. Devi sapere che abbiamo messo un dispositivo alla tua caviglia sinistra, se proverai a scappare o a fare del male a me o a qualunque abitante della mia terra, morirai in maniera atroce. Ti verrà iniettato un potente veleno. Ora che ho la tua attenzione ti vorrei parlare del mio paese Lilliput” – e questa parola lo scrittore la sentiva tradotta come “Bloglandia” – “Abbiamo alcuni problemi da un po’ di anni. Un tempo eravamo la nazione più forte del mondo. Un tempo grazie ai nostri blog controllavamo anche la ribelle Blefuscu. Poi quei dannati inventarono i social network ed iniziò il nostro rapido declino. Tutti i nostri più grandi ingegneri, scienziati, architetti, idraulici sono andati nell’isola di Blefuscu. Ormai qui rimaniamo solo noi, i nobili e i poveracci che non possono affrontare l’impresa di traversare il mare. Quindi ci serve il tuo aiuto. Pensavamo di ucciderti e utilizzare il tuo scheletro per farne un robot ma… dopo la tua dimostrazione di forza abbiamo pensato bene di costringerti ad esaudire i nostri desideri. Ho bevuto molta grappa stanotte prima di giungere a questa sacra decisione. Ora lascio la parola al Grande Tesoriere del regno Eleas Applenap e al Supremo Ammiraglio della Flotta Skyrim Tanabrus.”

I pensieri di Luca erano i più disparati, non sapeva cosa fare, se ridere o piangere. Questi omini erano fuori di melone come pochi.

“Purtroppo” iniziò il corpulento Eleas “le nostre finanze peggiorano sempre di più. Rimangano pochi blog attivi che possiamo tassare e pochi producono della vera ricchezza. Anzi molti di questi stanno pensando di passare al nemico! Tradimento!”  – ed indicò un altro dei nobili che venne prontamente preso dai soldati e giustiziato sul posto senza tanti complimenti – “Quell’uomo, era evidente un traditore, aveva un completo di Versacce che non si poteva permettere. Sicuro aveva imbrogliato sulle tasse. Nessuno può imbrogliare me! Comunque se non troviamo dei soldi al più presto non si potrà tenere la settimanale caccia alla cortigiana di corte che piace tanto al nostro Imperatore… – e la faccia del Sommo Imperatore si riempì di lacrime appena ebbe udito queste parole – e non si potrà più fare la leggiadra festa in maschera da maiali che teniamo mensilmente. Per non parlare del problema delle mutande d’oro. Se continua così il Sommo Imperatore ne dovrà comprare solo una nuova al giorno!” ed il povero Tesoriere si mise a piangere su un fazzoletto tempestato di diamanti.

“La nostra flotta purtroppo” – cominciò il Supremo Ammiraglio che indossava un impeccabile completo da ammiraglio con tanto di cappello strambo… si avete presente quelli da… ammiraglio ecco – “è in declino. Le spese militari sono state le ultime che il nostro Sommo Sovrano ha dovuto limitare. Prima abbiamo dovuto togliere tutti i servizi non essenziali a noi nobili come la Salute Pubblica, l’Istruzione, le Opere di Carità… ma ora anche noi militari soffriamo questa crisi. Quindi il mio consiglio è quello di distruggere Blefuscu e sottomettere i suoi abitanti al nostro volere. Distruggeremo la rete dei social network ed imporremo a tutto il mondo la nostra piattaforma di blog. Il Rimedio Universale sarà l’unica via di comunicazione mondiale! Tu Gulliver ti occuperai di attaccare il porto principale… noi staremo a distanza aspettando la tua vittoria!”

L’Imperatore, Eleas e Tanabrus si misero a ridere in una maniera che oserei definire… da scienziati pazzi dei film horror o per farvi capire meglio, stupidi umani, direi che risero come fa un certo demone cornuto molto sexy e lussurioso. MUAHAHAHAHAHAHAHAH. Alla risata dei tre si unirono anche tutti i nobili ed i soldati presenti nell’hangar.

“Gulliver – disse ora il Tesoriere – quelli che vedi qui sono tutti i veri nobili rimasti sull’isola, siamo noi che governiamo con il nostro pugno di ferro Lilliput. Tutti gli altri sono andati a Befuscu. Siamo rimasti solo noi qui. Siamo tutti delle Blogstar molto famose e ricche. E saremo noi a dominare il mondo… abbiamo anche progetti per il tuo di mondo. Secoli fa un altro della tua schietta arrivò sulla nostra terra e portò distruzione e morte. Questa volta useremo le tue doti per…”

Eleas non riuscì a finire il suo discorso che tutti i presenti sentirono nella loro mente la voce di Luca dire solamente un potente e deciso “No!”.

“Giammai vi aiuterò!” continuò lo scrittore di Godbreaker.

“Come osi ribellarti a me il Sommo Grappettomane di Lilliput! A morte, ritorneremo al piano del robot ci serve solo il suo scheletro, uccidetelo Supremo Ammiraglio!” esclamò Valberici arrabbiato come non mai da questa dimostrazione di libero arbitrio. Non era abituato al fatto che qualcuno disubbidisse ai suoi ordini diretti… beh tranne i traditori. Con quelli sapeva come trattare li costringeva a leggere tutti i suoi post filosofici (che tutti a Lilliput pretendevano di leggere ma nessuno lo faceva realmente) per ventiquattro ore di fila. Alla fine si uccidevano tutti! Però non aveva capito ancora perché.

Skyrim Tanabrus spinse il bottone che avrebbe attivato la loro arma e il veleno, veloce e silenzioso, entrò in circolo nel corpo di Luca che sentì solo una leggera puntura sulla caviglia. Lo scrittore si preparò ad una morte lenta e dolorosa… ma nulla accadde. Si sentiva bene. Anzi meglio di prima. Probabilmente, si disse, tutte le bevute con Adriano Barone l’avevano reso immune ai veleni. Resosi conto della situazione decise di passare all’azione. Si alzò in piedi e senza molto sforzo distrusse il tetto dell’hangar. Emettendo versi degni di Godzilla (almeno pensava che questo fosse l’atteggiamento migliore da utilizzare) si mise  a distruggere tutto quello che trovava. Il Supremo Ammiraglio non trovò scampo e venne schiacciato da una sua scarpa mentre l’opulento Eleas cercò di salvarsi usando il suo ultimo IMegaPod della Appule (che conteneva anche una macchina per fare il caffè e una spada laser), purtroppo il raggio laser era ben misera cosa per Luca che prese il Tesoriere e lo lanciò a chilometri di distanza. La mira di Luca (o la sfortuna di Eleas vedete voi) fu perfetta. Il nobile di Lilliput finì infilzato sulla guglia più alta della Basilica della Sacra Grappa. L’Imperatore ormai rimasto solo venne prontamente preso dallo scrittore che lo mangiò con un sol boccone. Il Sommo Valberici se ne andò postando grazie al suo smartphone un ultimo suo post filosofico che ovviamente non lesse nessuno. Il titolo era “Il Comunismo dell’Imperatore Valberici nell’era del declino post-social network a Lilliput. Considerazione sparse”. Dopo aver finito il suo sterminio di Lillipuziani, Luca si trovò in una situazione alquanto pericolosa. Cosa fare? Gli venne in mente sola una soluzione ai suoi problemi. Andare a Blefuscu e vedere se il sovrano di quel regno, visto il favore che gli aveva fatto sterminando la nobiltà di Lilliput, poteva aiutarlo a tornare a casa. Quindi si recò a Blefuscu, non gli servì nuotare, il fondale era così basso che riuscì a camminare e ad arrivare presto sull’isola vicina a Lilliput. Appena arrivato nel paese dei blefusciani di trovò circondato da gente festante, infatti tramite il web si era sparsa la voce della morte del governo di Lilliput e del malvagio dittatore Valberici. Tutta la gente che vide aveva almeno uno smartphone in mano, c’era chi lo filmava, chi faceva foto, chi postava qualcosa sui social network. Venne ricevuto dal sovrano di queste terra direttamente nel prato della Reggia di Faccia Libro. Il sovrano era un uomo magro, con una corta barbetta e gli occhiali. Indossava un abito nero elegante, giacca, cravatta e pantaloni con una camicia bianca. L’uomo prima di parlare usò uno dei suoi numerosi smartphone poi si rivolse verso Gulliver.

“Il sono il Grande Furchì, sovrano di Blefuscu e ti do il benvenuto a… scusa hanno commentato un mio status su Faccia Libro devo rispondere – e il sovrano si mise di nuovo ad usare uno degli smartphone poi continuò – ti do il benvenuto a Blefuscu e ti ringrazio per aver liberato Lilliput dal crudele governo di… ah, scusa devo fare almeno una foto all’ora per postarla su Istogramma fai cheese! – e il piccolo uomo scattò una foto al faccione di Luca – ci mettiamo l’effetto seppia che ci sta sempre bene e vai! Fatto. Dicevo. Bravo che hai sistemato Valberici e tutti i suoi nobili. Siamo fieri di te. Stiamo mandando aiuti ai nostri cugini lillipuziani e li aiuteremo nella transizione… devo assolutamente abbandonare i blog. Sono morti! Ma dimmi… cosa… oh scusa, ho avuto un cinguettio di rimando su Cinguettare, devo rispondere assolutamente! – dopo che il sovrano ebbe di nuovo usato uno dei suoi smartphone riprese a parlare – dicevo cosa ti serve? Ti possiamo aiutare in qualche modo? Per tornare a casa per esempio?”

“Si, avete un modo per farmi tornare a casa?” chiese, anzi pensò, speranzoso Luca che sinceramente trovava sia la società di Lilliput che quella di Blefuscu molto inquietanti.

“Forse i miei scienziati hanno qualcosa che ti può aiutare, tu aspetta qui io torno nella mia reggia…” – prima di rientrare il Grande Furchì aggiunse, rivolto a se stesso – “Mi stavo dimenticando di fare check-in sul parco della Reggia su Quattropiazze! Lo faccio subito!”

Il gigante che ormai era noto a tutti come Gulliver dovette aspettare qualche ora poi il sovrano tornò e gli disse che il giorno dopo sarebbe tornato a casa. Forse. I suoi scienziati avevano progettato un sistema per viaggiare tra mondi differenti. Pensavano infatti che Luca provenisse da un altro mondo, parallelo al loro e che con la loro macchina potevano farlo tornare a casa. Il giorno dopo di primo mattino tutto era pronto, in un grande campo fuori dalla capitale di Blefuscu era stato allestito quello che somigliava ad un gigantesco Stargate. Luca, che dopo aver passato ormai alcuni giorni in queste piccole isole e che le trovava davvero brutti posti dove vivere, senza pensarci troppo, si buttò nel portale. Non capì quanto durò il viaggio. Se furono pochi secondi o una lenta eternità. Sapeva solo che ora si trovava in un campo di grano. Il problema era che gli steli di grano erano alti come sequoie. Luca stava maledicendo la sfiga, era cascato dalla proverbiale padella alla brace. Non poteva andare peggio di così… la legge di Murphy però è chiara. Se qualcosa può andare peggio, andrà peggio. Ed infatti dal campo di grano sbucò una bambina occhialuta. La bambina, che era alta per Luca una ventina di metri, incuriosita da quello strano insetto lo prese delicatamente con una mano e lo portò vicino ai suoi occhi.

“Che carino!” esclamò la ragazzina assordando il povero scrittore italiano.

“Mettimi giù… ragazzina!” urlò Luca esasperato da tutti questi avvenimenti.

“Sai parlare! Che bello! Che strano animale che sei… io mi chiamo Glumdalclicia ma tutti mi chiamo Licia. Il signore dell’anagrafe era ubriaco quando scrisse il mio nome… tu come ti chiamo scricciolo d’uomo?”

“Lu… ehm volevo dire Gulliver” urlò il povero scrittore per farsi sentire da quella grande piccola bambina gigante.

“Ti porto subito a casa mia Gulliver!” esclamò contenta la ragazzina portandosi dietro quello strano essere che infilò prontamente nella tasca della sua blusa blu.

Il viaggio, assai breve, per Luca non fu molto traumatico e presto si trovò nuovamente alla luce del sole dentro una casa delle bambole. Il viso gioviale di Licia lo sovrastava, la ragazzina aveva preso una piccola spazzola da bambola ed iniziò a spazzolargli i capelli e la barba. Quando questa operazione fu finita, senza pensarci due volte, la carceriera di Luca lo denudò lasciandolo in mutande per poi mettergli dargli un vestito da nobile. Preso ovviamente da una bambola. Lo scrittore si guardò allo specchio e per poco non si riconobbe! Era davvero cambiato. Sembrava quasi un’altra persona. Tipo uno di quelli che poteva entrare senza problemi in un locale di Briatore. Preferiva di gran lunga il suo di look, ma pensava che fosse meglio assecondare la sua padrona. I giorni passarono e il nostro protagonista si adattò a vivere nella casa delle bambole. I suoi pasti gli venivano preparati dalla sua buona carceriera e la maggior parte del tempo lo passava con lei, di solito giocando a prendere il thè con i pupazzi della ragazzina. (Bisogna anche dire che una volta la bambina cercò, senza successo, di farlo accoppiare con una sua bambola. Non fu una bella esperienza, per nessuno.). Licia amava, soprattutto, creare storie usando il povero Luca come protagonista. In tutta la sua numerosa famiglia erano famosi gli spettacoli che metteva in scena la bambina usando i burattini e il suo nuovo e vivo giocattolo. Una delle storie più famose era “Nihal nella Terra di Mezzo”, “Dubhe contro Nyarlathotep” e soprattutto “Il Drago ragazza”. Tutte le protagoniste erano interpretate da Gulliver che indossava dei bellissimi completi creati dalle piccole mani di Licia. Lo scrittore dell’Età Sottile… ah no, quello è quell’altro. Che altro ha scritto Luca oltre a Godbreaker? Ah si, ecco, ora ricordo. Nessuno può dire che Mad Dog si scordi qualcosa! Allora dicevo, si, lo scrittore di Shining, il nostro caro Luca, non amava molto questi spettacoli. Soprattutto la scena dell’accoppiamento tra Nihal e Sennar. Quella se la sognava pure di notte… con orrore! La notizia di questo bizzarro e minuscolo essere umano arrivò fino alla corte del Re e della Regina di Brobdingnag che chiamarono a palazzo la bambina e il suo nuovo giocattolo. Bisogna dire che la bambina adorava Luca, lo abbigliava sempre con vestiti differenti, lo pettinava, lo lavava, lo nutriva. Sapeva come comportarsi con lui, evitava di urlare perché sapeva che poteva far scoppiare la testa al povero Gulliver-Luca. Il giorno solenne in cui il nostro scrittore (che aveva inculcato il pallino della scrittura anche alla sua padroncina) arrivò a corte, fu il giorno in cui la sua vita a Brobdingnag cambiò per sempre. Infatti conobbe il Re Falco e la sua regale sorella la Regina Ninna. Tutti e due i sovrano furono subito interessati a quel minuscolo esserino ma mentre il Re era più propenso a voler vedere come era fatto l’interno di questo Gulliver, la Regina invece voleva sapere se era un essere intelligente in grado di parlare e di comprendere la loro lingua. Per fortuna per Luca, riusciva a capire tutto benissimo grazie all’impianto che gli avevano messo a Lilliput. Il nostro protagonista riuscì a rispondere a tutte le annose domande che gli vennero fatte come “Quanto fa due per due?”, “E’ nato prima l’uovo o la gallina?”, “Se la risposta è 42 qual è la domanda?”. Il Re presto si dimenticò di questo esserino e del suo volerlo vivisezionare, almeno per il momento, e presto la sua massima attenzione al suo più annoso problema… restare giovane in eterno. Aveva provato varie soluzioni diverse, che si erano rivelate tutte fallimentari come bere sangue umano, farsi il bagno nel latte di capra, respirare con una sola narice. La Regina Ninna, invece dal canto suo, fu subito affascinato da Gulliver e lo fece sistemare, insieme alla ragazzina, in una stanza nello stesso piano del suo regale appartamento. Questa Regina era nota in tutta Brobdingnag per essere una delle cantanti migliori del regno. I suoi dischi andavano letteralmente a ruba… nel senso che erano gli oggetti più in voga da depredare per i ladri. Erano le merci più lautamente pagate e rare. Il giorno dopo della sua venuta a corte, Gulliver venne visitato dai tre Dotti della Corte, i dottori Patrignani, Pasqualotto e Azzolini. Dopo averlo lasciato in mutande, i tre anziani uomini dalla lunga barba, iniziano a visitarlo. Lo toccarono con stecchini di legno, palparono le sue membra, lo osservavano con lenti di ingrandimento. Questa visita durò varie ore, poi davanti alla stessa Regina e ad un Re particolarmente annoiato che voleva tornare alla stesura del suo ultimo capolavoro dal titolo “L’Aurora delle Muse dell’Estasia Prodigiosa”, vennero presentati i risultati. I tre saggi, come al solito, non concordavano affatto.

“Per me questo essere proviene da una realtà diversa dalla nostra! Un’altra dimensione del multiverso. Come ho già illustrato nel mio libro Omniverso che spero le nostre maestà abbiano letto. Per mia ferma convinzione ci sono infinite realtà e questo Gulliver ne è la prova. Vorrei squartarlo per scoprire di più da lui!” disse il sommo Dottor Patrignani.

“Il mio esimio collega si sbaglia di grosso!” – esclamò l’egregio Dottor Pasqualotto – “E’ evidente che questa persona è vittima di un restringimento alcolico. Si vede dalla lunga barba e dai lunghi capelli, nonché dalla pelle del viso assai brutta che è un grande bevitore. Evidentemente ha bevuto troppo e si è ristretto di dimensioni. Anche se non concordo con il mio collega, appoggio la sua mozione di squartamento. Sicuramente così sapremo chi ha ragione!”

“Vi sbagliate entrambi carissimi colleghi. La verità è sotto i vostri occhi anche se non la vedete. Questo Gulliver è una pixie. E’ da anni che vado dicendo dell’esistenza di un Minuscolo Popolo che abita la nostra terra ma che è solo relegato alle leggende. Come vedete invece, e come ho scritto nella mia più famosa opera La Stella Evelina, questo esserino fa parte del mondo fatato. Comunque anche se non concordo con loro appoggio la loro mozione per saperne di più da lui dobbiamo squartarlo!” disse, enfaticamente, il dottissimo Dottor Azzolini.

Il Re Falco era molto propenso all’ipotesi dello squartamento, anzi avrebbe voluto curare lui stesso l’operazione anche perché era molto attirato dall’ultima delle ipotesi quella del Dottor Azzolini. Infatti il Re aveva aiutato il sommo Dottor nella stesura del suo libro essendo lui stesso un appassionato di mitologia e creature fantastiche. Per fortuna Gulliver venne salvato dall’intervento della Regina Ninna che voleva conservare e scoprire qualcosa di più di questo strano essere. Furono giorni lieti a corte… non per Gulliver ovviamente. Per tutti gli altri che si crogiolavano di vedere gli spettacoli messi insieme da Licia, il cui futuro come scrittrice sembrava ormai assicurato. La Regina era compiaciuta del suo nuovo acquisto nella corte ed aveva già dimenticato il suo nano e giullare di corte. L’aspetto di questo personaggio è quanto di più regale Luca poté mai vedere in vita sua. Le corna nere e ricurve, i muscolo scattanti, le ali tozze ma nobili, gli artigli affilati. Mad Dog era proprio gnocco, stupendo. E prima dell’arrivo di questo Gulliver era la miglior attrazione che la corte poteva offrire. Negli ambienti intorno alla Regina e al Re si sussurrava che il nano di corte, che era arrivato misteriosamente come Luca nella loro terra mesi prima, odiava il nuovo arrivato. Erano passate due settimane e ancora il nostro protagonista non aveva mai visto questo giullare ma ne aveva solo sentito parlare e aveva molto paura di lui. Poi un giorno mentre stava riposando nella sua casa delle bambole, un puzzo di zolfo raggiunse improvvisamente il suo naso. Aprì la porta della casettina e si trovò davanti il supremo Mad Dog. Il demone ribelle era decisamente più alto di lui ma in confronto ai giganti che abitavano questi paesi era davvero un nano.

“Mad Dog sei tu! Che bello! Sei venuto a salvarmi?” esclamò Luca al colmo della gioia.

“Si… certo!” disse il bellissimo e sexy demone cornuto che poi continuò “Anch’io sono intrappolato in questa topaia. Ormai è questione di tempo prima che ci facciano fuori entrambi. La Regina Ninna si stufa facilmente, ormai ti sta ricevendo meno spesso del solito… presto perderà interesse verso di te e ti darà al Re Falco. E sai cosa ti farà lui!” e Mad Dog mimò un gesto molto eloquente che indicava un dolore lancinante in una certa parte del corpo. Ed in effetti Luca si rendeva conto che le ultime volte che era stato davanti al cospetto della bellissima Regina di questo paese aveva notato la sua noia. Ormai non sapeva cosa inventarsi per farla divertire e aveva ascoltato, anche lui, delle voci preoccupanti per quanto riguardava gli interessi del Re Falco.

“Gnomico uomo non ti preoccupare. Nel periodo in cui nessuno mi osservava, grazie al tuo arrivo, ho creato questo dispositivo” – E il demone ribelle tirò fuori una sorta di piccolo telecomando – “Ancora non l’ho settato per bene però quando l’avrò fatto potremo tornare da dove proveniamo… Un minuto e ho fatto!”

“Dammi il tempo di cambiarmi, ho ancora questo vestito da ragazza…” esclamò sconsolato il povero Luca.

“Non c’è bisogno che ti cambi. Non ti porto con me per farti una favore ma sai… non so quanto durerà il viaggio dovrò pur mangiare qualcosa!” disse Mad Dog tronfio come un tronista di Uomini e Donne.

“Guarda Mad Dog un passerotto, prendilo!” urlò Luca indicando la finestra.

Il demone cornuto scattante quanto un acquirente della Playstation 4 nel primo giorno di vendite, lanciò il piccolo telecomando nella mani del nostro Gulliver, per saltare poi verso la finestra aperta al grido “Vieni da paparino!”.

“Come rubare un lecca-lecca ad un bambino!” disse soddisfatto Luca spingendo l’unico grande bottone rosso del telecomando. Dimenticandosi ovviamente di regolare l’altra manopola. Anche perché non sapeva come farlo. Il nostro eroe scomparve in un lampo di luce lasciando il povero Mad Dog interdetto e urlante di furia. Purtroppo non posso riportare qui quelle parole. Poi vi dovrei venire a cercarvi e dovrei uccidervi tutti. Non sarebbe un bel modo, per voi, di passare il Natale vero? MUAHAHAHAHAHAHAHAHAH

Luca si trovava adesso, vestito da ragazzina con annesse treccine, in un vicolo oscuro abbastanza puzzolente. Dall’odore capì di essere a Londra, c’era la puzza giusta un misto di fiume, pesce e patatine. Aveva davanti ai propri occhi uno strano manifesto c’era scritto, ovviamente in inglese, “Strength Through Unity, Unity Through Faith”. Non ricordava questi strani slogan l’ultima volta che era stato nella capitale britannica. All’improvviso, da uno dei vicini edifici, dal tetto, balzò un uomo interamente vestito di nero, con uno strano cappello e una maschera di Guy Fawkes.

“E’ pericoloso andare in giro dopo il coprifuoco ragazza…” disse l’uomo misterioso che non riuscì a finire la sua frase. Si sentì quel tipico rumore di… beh qualcuno che vomita, infatti l’uomo aveva visto per bene Luca. Il nostro eroe non era proprio il più bello spettacolo da vedere in un vicolo buio di notte, ecco. Il vestito rosa confetto, le treccine, la barba lunga, le gambe villose come le zampe di un ghiottone. Luca comunque aveva capito che questa non era la sua realtà, quindi spinse di nuovo il bottone rosso e scomparve. Prima però riuscì a dire sorpreso:

“Ma tu guarda… il Movimento Cinque Stelle è arrivato pure qui!”

Gulliver-Luca a questo punto si trovò in una landa desertica, butterata da qualche cespuglio rachidico e da un vento sprezzante. Stava quasi per spingere nuovamente il bottone per andare via quando un’ombra gigantesca oscurò il paesaggio. Dalla paura lo scrittore di Godbreaker e di quell’altra cosa su Pinocchio fece cadere il prezioso telecomando che andò in mille pazzi. Si girò e vide un gigantesca isola volante simile a quella del film Laputa dello Studio Ghibli. Presto sentì che un raggio traente lo prendeva e lo portava su su, fino alla guglia di questa gigantesca isola volante. Venne trasportato in un bellissimo giardino, ricco di piante aromatiche e di fiori. Un uomo, insieme ad un esercito di servi e guardie, lo stava attendendo. Era vestito all’orientale, con un grande turbante arancione e viola. Soprattutto la cosa più bella per Luca era che le persone in questo mondo avevano una dimensione normale.

“Il mio nome è Lord Barbidi, straniero. Abbiamo visto che eri perduto nel Grande Deserto Orientale e il nostro sovrano, il magnanimo e sapiente Adriano Magno. Ti trovi nell’isola volante di Laputa da dove sua maestà amministra il suo immenso regno. Qui troverai studiosi e letterati tra i più dotti al mondo. Purtroppo non posso annoverarmi tra loro, io amministro solo i beni materiali del nostro stupendo monarca. Ora seguimi, ti accompagno da Sua eccellenza, che sarà sicuramente curioso di vedere… ehm, una persona particolare come te!”

Attraversarono immensi corridoi, archi, affreschi, mosaici tutto in stile orientaleggiante. Venne finalmente condotto nella grandissima sala del trono di Adriano Magno. L’Imperatore-Padishà (questo era il suo titolo onorifico esatto) era circondato dalle sei delle sue cento concubine e riposava su alcuni cuscini assiso sul suo trono. Come tutti gli studiosi dell’isola il monarca stava pensando ad un argomento di vitale importanza. Questa volta era l’incidenza della scomparsa dei blog (era giunta notizia a Laputa della tragica morte dell’Imperatore Valberici e di tutti i suoi nobili) sull’editoria del sua paese. Sarebbe cambiato qualcosa? I blog influenzavano le vendite dei libri e il loro successo? Dopo ben tre ore di elucubrazioni, il sovrano giunse ad una risposta e disse:

“Nahhhhhhh!”

Poi si accorse dell’orrore che aveva davanti e per poco non morì di infarto. Infatti bisogna ricordare al caro lettore che Luca non si era ancora cambiato dalla sua fuga dai giganti ed era ancora vestito con l’abito rosa pastello.

“Sei la donna più brutta che abbia mai visto… o l’uomo più brutto. Comunque sei un orrore. Cosa vuoi?” esclamò il magnanimo Re che stava pensando di buttare fuori quel coso dalla sua bella isola.

“Mi chiamo Gulliver e vengo da un posto lontano. Sono scappato dai miei carcerieri, che mi hanno abbigliato in questo modo e… mi chiedevo se sua maestà potesse prestarmi un vestito e potesse indicarmi un modo per tornare da dove vengo…”

“Lord Barbidi dia tutto l’occorrente a questo nostro ospite, poi lo faccia portare alla nostra Accademia sicuramente qualcuno dei nostri studiosi potrà aiutarlo. Ora toglietelo dalla mia vista che ho perso tutta la mia libido almeno per una settimana! E fammi portare un po’ di polvere di corno dell’Unicorno così che possa farmi tornare la voglia…” disse il Re che non era proprio molto contento di questo nuovo e brutto venuto.

Appena si fu cambiato d’abito, ora indossava anche lui una tunica ed un turbante ma di colore blu elettrico, Gulliver si mise a girare per questa misteriosa isola volante. Scoprì che i suoi motori non erano tanto diversi da quelli di un aereo di linea del suo mondo ma che erano atomici.  Incontrò molti studiosi ma nessuno gli fu d’aiuto erano tutti impegnati in pensieri importanti e non potevano essere disturbati. Anzi proprio non lo ascoltavano. Accanto a loro c’era sempre uno o più servi con una bastone nodoso nelle mani quando gli eruditi, sovrappensiero, stavano in pericolo, come scendere le scale o stare troppo tempo sulla tazza del cesso, venivano percossi con questi bastoni. E date che questi filosofi erano anche i nobili, la gente più ricca del regno, non bisogna stupirsi se la carina di scuotitore di menti era la più ambita del regno. Cioè ti pagano per menare uno ricco sfondato, meglio di così si muore! Durante questo suo giro di esplorazione, prima di essere scaricato all’Accademia di Laputa, Gulliver incontrò una persona normale… o quasi. Quest’uomo si faceva chiamare il Borgo-Mastro e diceva di provenire dal mitico Mondo di Oz. Un anno prima lui era colui che gestiva la ridente comunità dei cosplayers di quel lontano paese… purtroppo dopo la sconfitta del malvagio Stregone dell’Ovest, una razza di cosplayers immortali, dei vips in pratica, avevano preso il potere e l’avevano scacciato. Il Borgo-mastro si era vendicato e prima di andare via, oltre a strappare un bacio a tradimento alla Strega del Nord, aveva rubato centinaia di lingotti che formavano la strada d’oro che portava alla Città di Smeraldo. Ormai da qualche mese abitava a Laputa ed era stato accettato da Adriano Magno perché era diventato, in pratica, il più ricco che ci fosse nell’isola. Le finanze di Laputa, all’epoca, dopo una cruenta guerra civile non erano molto buone e il Borgo-Mastro si era accordato per vere sei concubine del sommo Re e la possibilità di vivere per sempre nello sfarzo e nell’ozio.

“Il migliore affare della mia vita!” – gli disse l’uomo dagli occhiali assai trendy a Luca mentre veniva circondato dalle sue concubine assai procaci. Poi il Borgo-Mastro continuò – “Ho capito da dove vieni… è una realtà parallela alla nostra, qualcuno del tuo mondo negli anni è venuto pure ad Oz. La Strega del Nord forse ti potrebbe aiutare ma qui… beh questi che si dicono studiosi sono solo una manica di deficienti!”

Per quanto le parole del Borgo-Mastro avessero un po’ abbattuto le speranze di Luca, andò, accompagnato da Lord Barbidi all’Accademia di Laputa. Vennero trasportati davanti al maestoso edificio dal raggio traente e Gulliver poté vedere lo stato di abbandono in cui versava la terra di Laputa. La sua guida gli spiegò che Adriano Magno regnava solo sull’isola, nominalmente era il re di tutto il paese ma in realtà il regno “terrestre” era amministrato da dei ministri scelti dal popolo. Purtroppo le ultime scelte avevano lasciato molto a desiderare, per vent’anni aveva regnato uno strano nano che era scomparso qualche mese prima adesso regnava il giullare di corte. Lord Barbidi aveva cercato più volte di essere eletto, ma lui era una persona onesta e non voleva illudere i suoi concittadini che quindi votavano sempre per quello che gli proponeva la panzana migliore. I due vennero accolti all’Accademia dal Grande Maestro Markus Varuzza che li accolse con questo grido sconsolato:

“Che amarezza!”

Dopo aver spiegato al dottissimo Dottore in Letteratura da Spazzatura e in Amarezza Conclamata la sua situazione, Gulliver venne condotto nello studio di questo luminare. Questa grande stanza era tappezzata da poster di ragazze in bikini, calendari di ragazze poco vestite, libri della peggiore risma come “Fulmine vampirico” o “Amarezza – Secondo Capitolo” scritto dallo stesso Varuzza.

“Il suo problema è noto come Amarezza da trapasso compulsivo-leninista. Purtroppo non posso aiutarla più di tanto ma lei si deve aiutare da solo. Non è questione dell’io ma del SO che adopera. Dovrà usare Linux perché il Viagra non funziona. Mi spiace ma se il cane non va tanto al lardo se non ci metti i croccantini! La prego di leggere questo mio scritto dal titolo Team Sportivo, l’unica possibilità per l’umanità. Sarà di conforto quando morirà investito da un carro. Ma la prego di pensare che forse l’unico rimedio per la sua soluzione sia un problema di carattere empirico-gallico-nebbioso se pensa che…”

Lo studioso stava ancora parlando quando i due erano già andati via da un bel pezzo. Avevano capito quasi subito che questo Gran Maestro parlava a vanvera. Quindi si inoltrarono per l’Accademia alla ricerca di qualcuno che potesse aiutare Gulliver.

In una stanza assai puzzolente incontrarono una donna alta, giunonica, vestita di una tunica nera che mischiava in un pentolino della terra, delle radici, dei vermi e della corteccia d’albero, per poi scaldare il tutto sopra un fuocherello di un fornello elettrico.

“Spero di riuscire ad arrivare in contatto con la mitica Ecate, la divinità triplice perché voglio chiederle qualcosa di molto importante!” esclamò la studiosa che disse di chiamarsi Aislinn che significava semplicemente Aislinn. Era una parola a caso che si era inventata una mattina dopo una sbornia colossale. Gulliver e il Lord lasciarono parlare questa erudita ma non perché fossero davvero interessati alle sue farneticazioni ma perché questa donna aveva in mano una mannaia. E sembrava avere tutta l’intenzione e la pazzia di usarla.

“Quello che voglio chiedere alla divina Ecate è un quesito che si pone l’umanità dalla notte dei tempi. Non parlo di cosa c’è dopo la morte o del significato della vita e nemmeno di cosa significa avere come risposta quarantadue. No. La domanda che voglio porre io è di chi sesso sono gli angeli? Sono sicura che anche voi vi siete posti questa mia identica domanda, lo vedo dalle vostre facce stupite!” disse la studiosa tagliandosi il palmo della mano e facendo gocciolare alcune stille di sangue nell’intruglio per poi berlo tutto in un sorso. Il nostro dinamico duo (ma de che!) era intanto andato via quatto quatto da questa stanza per capitare in un’altra in cui si trovavano due ragazze. Una era alta e l’altra era bassa, una aveva una carnagione più scura e l’altra una carnagione più, una era vestita tutta di nero… e l’altra pure. I loro vestiti,ricordarono a Luca quelli delle classiche streghe dell’iconografia medievale. Avevano persino il porro sul naso adunco e il capello strambo. Quella alta, che scoprirono chiamarsi Odry da una targhetta che aveva sul collo, stava buttando vari ingredienti in un calderone. L’altra invece stava creando una bambola vudù. Si, lo so, il vudù e le streghe europee sono un po’ come la maionese sul cioccolato, ma queste due studiose, come tutti in quest’Accademia, per quanto si professassero eruditi erano più ignoranti persino di certi parlamentari leghisti! Lord Barbidi interpellò le due studiose chiedendo cosa stessero studiando.

“Io sto creando una bambola vudù, è il mio ennesimo tentativo ma sono sicura che questa volta ci riuscirò! Grazie a questa bambola riuscirò a controllare le persone, perché la mia teoria, e ricordatevi il mio nome Princess Pamela, perché questo nome risuonerà in tutto l’universo! AHAHAHAHAHAH Si, la mia teoria è che tutti noi siamo in realtà bambole… dei giocattoli di un bambino e tutto il nostro mondo è il suo parco giochi. Così creando e facendo funzionare una di queste bambole avrò la conferma di quanto affermo. La mia compagna ha fatto voto di silenzio… cioè gli altri accademici gli hanno cucito la bocca perché parlava troppo. Sta facendo un minestrone da mangiare partendo da ingredienti quali scaglie di drago, naso di talpa, dito indice di nerd, alluce di Martin e cose del genere. Pensa che anche questi ingredienti tutti mischiati insieme facciano un minestrone nutriente e sano. Volete provarlo?” disse tutto d’un fiato la strega che era intenta nella creazione delle bamboline. A quel punto Gulliver era già scappato via, rincorso da Lord Barbidi che gli doveva ancora consegnare una copia del suo ultimo libro dal titolo “L’Acciuffaragni di Talos”. Era la biografia del Lord, la sua infanzia passata nella città ricca di studiosi eccentrici e disattenti. Uno dei best seller di questo particolare paese. Luca stava correndo con tutte le sue forze, iniziava seriamente ad odiare tutti questi strani posti dove capitava, stava iniziando anche ad odiare il fantasy e se fosse riuscito a tornare a casa aveva deciso di diventare uno scrittore di Harmony. Stava scappando come un forsennato quando non si accorse che era entrato in una stanza che aveva un pentacolo sul pavimento. Fu un momento. Entro nel simbolo esoterico tracciato con il gesso per un attimo proprio quando uno studioso stava leggendo delle parole da un libro molto antico, che pensava essere un trattato di cucina, il libro si intitolava “Necronomicon”. Luca sparì in un lampo di luce rossastra e una puzza di zolfo aleggiò tutto intorno. Lo studioso impazzì del tutto dopo aver letto quel famoso ed antico tomo e venne eletto quindi Grande Maestro dell’Accademica di Laputa. Ormai il nostro eroe non ci faceva più caso, portali, teletrasporto, magia. Era abituato. Niente poteva più sconvolgerlo. O almeno era questo che pensava. Ora si trovava in un grande palazzo silenzioso, pieno di servi muti, incappucciati che gli indicavano solo una porta lontana. Questo edificio, dove ora si trovava, sembrava un grande palazzo della Chiesa di Roma, dove avrebbe potuto alloggiare un Papa o un importante Cardinale. C’erano grandi vetrate istoriate, statue, arazzi, affreschi. E poi c’era quella porta lignea che rappresentava il giudizio universale così come l’aveva ricreato Michelangelo nella Cappella Sistina. L’immenso portone si aprì da solo per rivelare una grande stanza in penombra con un unico punto interamente illuminato, un trono che sembrava fatto di agata verde e di alabastro. Sopra questo bellissimo trono si librava, di qualche centimetro in aria, un uomo che vestiva con un completo nero e con un mantello rosso svolazzante. Nella sua mente Luca sentì la voce di quest’uomo che lo invitava ad avanzare.

“Luca Tarenzi noto come Gulliver io sono il Dimitri Supremo di questa realtà. Sono il più grande stregone che esista e sei stato mandato qui per un motivo preciso. Vieni avanti, grazie alle mie abilità negromantiche chiameremo gli spiriti dei defunti così che tu possa capire cosa ti sta succedendo.” esclamò questo sapiente mago con dei baffetti davvero ridicoli.

Gulliver si avvicinò titubante a questo strano uomo e gli chiese di conoscere e far venire tutte figure molto importanti nella storia dell’umanità. Rimase per giorni e giorni a discutere con Walt Disney, Frank Herbert, Edgar Allan Poe, William Hartnell e Bram Stoker, tra i tanti. Poi un giorno, l’ultimo giorno in cui Luca sapeva di poter restare in questo mitico regno dei Glubbdubrid (cioè degli Stregoni. Era una sorta di parolaccia che la gente normale usava per indicare gli stregoni. Perché per quanto potenti e saggi se c’era qualcosa che non andava con il tempo atmosferico o con il tempo temporale… sapevi che era colpa di quei coglioni di stregoni. Ecco cosa significava esattamente Glubbdubrid proprio coglioni di stregoni!), il Dimitri Supremo convocò… la Morte stessa! L’Eterna Falce aveva l’aspetto di una bellissima ed algida ragazza, con la pelle bianca come l’avorio e i capelli lunghi e neri come l’ebano. Aveva delle stupende ali nere come un angelo ed indossava un completo anch’esso nero. La luce rifuggiva questa creatura mitica che era accolta  nel buio ma che ugualmente rifulgeva di una sinistra luminosità oscurità. Questa creatura mitologica era la gnoc… ehm, era la nemesi della vita, l’annullamento dell’esistenza, la Playstation 4 nuova che ti si rompe al primo utilizzo. Era tutte queste cose messe insieme e anche di più. La sua presenza era spettrale e stupenda allo stesso tempo.

“Luca Tarenzi detto Gulliver tu… mi rivedrai!” fu l’unica cosa che disse prima di sparire in una nuvola di fumo nerastro.

“E per dirmi questo dovevo sopportare tutto quello che mi è successo?” disse arrabbiato il nostro eroe. In effetti non aveva tutti i torti eh. Comunque il Dimitri Supremo si accorse che ormai la moglie era quasi tornato a casa, aveva giocato abbastanza con questo nuovo animaletto ed era ora di riportarlo a casa sua. Infatti la sua compagna non amava questi ospiti particolari e il marito poteva invitarli nella loro dimora sono quando lei non era presente. Tutto di fretta pronunciò un incantesimo di teletrasporto ma si sbaglio e mandò il povero scrittore di Godbreaker in un altro posto da favola. Dove il livello di gnoccanza era assai alto. Sto parlando del mitico Cosplayland del Mondo di Oz. Ora Luca poteva vedere vicino a lui solo figoni e figone vestiti con i cosplay più belli e particolari del mondo. C’era ragazze vestite da Lamù altre da Lara Croft, ragazzi che avevano il cosplay degli spartani di 300 e altri che erano tratti da Ken il Guerriro. Insomma c’era per tutti i gusti. Ora Gulliver si ricordò che il Borgo-Mastro gli aveva parlato di questa mitica terra dove tutti si vestivano in questo modo strambo e che ora era governata dai Cosplayers Immortali una sorta di vips del cosplay. Presiedevano alla giurie del cosplay, vincevano le gare, avevano coppe e coppette che facevano invidia agli attori di Hollywood, avevano stuoli adoranti di fans e… beh erano immortali. Luca venne prontamente vestito da Radagast dai film dello Hobbit di Peter Jackson e venne presentato alle sovrano di questa mitica terra. Davanti ad un triplice trono che si trovava davanti ad un albero immenso che sembrava arrivare fino alle stelle si trovavano le Madri di Tutto. A sinistra c’era Sbabby, una ragazza bellissima che aveva… occhi… si, occhi, molto belli e che indossava un costume di Ms Marvel l’eroina della Casa delle Idee. Ai suoi piedi c’era un gatto gigante con il cosplay di Chewbecca da Star Wars. In mezzo invece si trovava una formosa ragazza che si chiamava Mary ed indossava un costume di Harley Quinn, la compagna del Joker. Il suo sorriso sogghignante avrebbe fatto sciogliere pure il più algido degli uomini (dalla paura, dalla lussuria, dalla pazzia, fate voi!). A destra invece si trovava la leggiadra e avvenente Noy che invece portava una parrucca verde e un cosplay tutto nero, sembrava un abito da balla di quelli che si usavano un tempo nella nobile Europa. Ed in effetti questa ragazza, forse più delle altre due, aveva un portamento nobiliare, da aristocratica. Comunque questo costume era del personaggio noto come C.C. da Code Geass. Ai piedi di questa ragazza c’era un gatto gigante con il cosplay della pantera viola di Skeletor. Le Madri di Tutto parlavano l’una dopo l’altra concludendosi le frasi a vicenda, in maniera sinceramente un po’ paurosa, pensavano anche tutte e tre insieme, era no quasi un’unica mente. Ed erano bellissime oltre ogni dire.

“Non sei il primo straniero che giunge nella nostra terra. Purtroppo l’Imperatore di Oz è scomparso un anno fa e l’unica che forse ti può aiutare è la Strega del Nord, che abbiamo appena chiamato. Ci scuserai Gulliver della Terra ma abbiamo molte questioni da affrontare.” e con questo le Madri di Tutto lo congedarono. Il nostro Luca non disse nulla perché era abbagliato dalla bellezza di questa cosplayers e ancora di più lo fu quando arrivò la Strega del Nord che aveva cambiato cosplay. Quest’anno indossava un completo nero e gotico, in cui risaltava il corsetto, gli stivaloni e il mantello con annesso cappuccio. Senza contare il fisico, oh, si quello si che risaltava. Uno stuolo di gatti randagi circondava questa figura che emanava una grande gnoccanza. L’unica cosa che sussurrò la Strega del Nord fu:

“Avvicinati!” una sorta di comando morale-imperiale-sacro-profano. Ecco pure Mad Dog avrebbe ubbidito. Forse. Non lo so. Penso di si. Vedremo! Però il nostro Luca si avvicinò subito, subito, obbediente, come un cagnolino. Appena fu vicino a questa bellissima figura, Gulliver venne baciato in fronte e partì per un reame fatato. Nel senso che ci rimase quasi secco. Perse i sensi di colpa e si risvegliò in un luogo molto strano. Almeno per i suoi attuali standard. In questa regione, come ebbe modo di scoprire nel corso dei giorni in cui ci abitò, ci vivevano principalmente due razze di esseri. I Centauri, saggi, eloquenti, compassionevoli che governavano questo regno chiamato Fantasy Kingdom e un’altra razza, assai abbietta, che assomigliava incredibilmente agli esseri umani ma che non poteva parlare ed era usata solo per i lavoro di fatica perché non era per niente intelligente. Questi esseri chiamati Nerd erano solo in grado di parlare una propria lingua orrenda e gutturale, erano avidi di ninnoli senza senso, litigavano di continuo con i propri simili per delle stupidaggini e potevano essere facilmente beffati dai centauri se questi usavano alcuni accorgimenti psicologici molto semplici. In questa landa da favole, in cui tutto era perfetto, pulito, in ordine, quasi militaresco (tranne ovviamente le tane dei Nerd), il nostro Gulliver venne accolto da un centauro famoso per la sua eloquenza, che veniva chiamato lo Zarbo. Lo scrittore dei libri che ormai conoscete solo di titolo restò molto impressionato dall’intelligenza dei centauri e anzi si sentì svilito perché erano molto più dotti e saggi degli esseri umani suoi simili e degli abietti Nerd che erano, probabilmente, una versione degradata degli homo sapiens. (Sta a voi decidere quanto degradata). Comunque Luca passò molto tempo a parlare della vasta letteratura orale, della società e dei costumi dei Centauri con il suo Giusto Padrone, come chiamava lo Zarbo. Scoprì che il suo padrone di casa era un grandissimo erudito in discipline e aveva composto, ovviamente oralmente,  molti trattati quali “Sopravvivenza alle fiere dei fumetti”, “Essere centauri nell’era di internet”, “Evitare di morire schiacciato da una folla di Nerd assatanati” e soprattutto “Gestire una conferenza di Nerd che non ti aspettavi di gestire”. Anche lo Zarbo e gli altri della razza dei Centauri furono contenti di conoscere Luca e sorpresi perché vedevano che era molto simile alla razza dei Nerd. Anche perché Luca era riuscito a recuperare a Cosplayland una maglietta di Avril Lavigne e la portava tutto fiero senza sapere che proprio la nota cantante era una degli idoli dei Nerd. Però i Centauri videro che questo Gulliver era un po’ più intelligente della razza che loro dominavano, anche se aveva qualche pelo in più. Comunque la notizia dell’arrivo di questo inatteso ospite arrivò fino alle fine orecchie equine del Padrone Supremo anche chiamato Potente Padrone, un Centauro che era al di sopra degli altri per la potenza del suo sangue metallaro, questo Centauro era nome con il nome di il D’Andrea. Appena questo superbo esemplare della razza dei centauri ebbe saputo della esistenza di Luca, lo mandò a chiamare. Si incontrarono in una brulla pianura in cui erano stati convocati anche molti altri centauri e Nerd per assistere… alla morte di Gulliver. Infatti il Padrone Supremo temeva che questo inaspettato arrivo avrebbe potuto risvegliare lo spirito di libertà dei Nerd portandoli alla rivolta. Questo non doveva capitare infatti i Centauri erano molti meno della razza abbietta e li controllavano con il pugno di ferro che conveniva ad una razza più forte come la loro. Luca stava iniziando a sospettare qualcosa quando vide che alcuni centauri giovani gli facevano segno di volergli fare un sorriso sulla gola. Il Padrone Supremo, fumando una sigaretta e guardandolo attraverso i suoi occhiali alla moda, gli disse:

“Sei decisamente un esemplare interessante ma ora muori. Ciao.”

Era stato di poche parole perché… beh, uno come lui aveva molte centauree a cui… badare, e c’era poco tempo per altre cose. Ecco. Poi oh l’avevo pagato per ammazzare Luca. E che cavolo mi ha fatto restare per altri due mesi in quel posto con i giganti, certe cose non si perdonano! Purtroppo appena il D’Andrea ebbe pronunciato la sua sentenza, tutti i Nerd insorsero. Infatti questa schietta abbietta aveva visto come veniva trattato bene Gulliver, l’aveva eletto a suo modello, eroe, ed ora che sentivano che veniva messo a morte si ribellavano contro i proprio padroni. I Centauri non ebbero scampo contro il numero sovrastante e schiacciante di questi esseri assatanati che in poco tempo li trucidarono tutti. La cosa più inquietante, per Luca, oltre a vedere la testa del suo Giusto Padrone, lo Zarbo su una picca, fu di notare che tutti i Nerd ora avevano il suo aspetto. Infatti questi esseri, ma nessuno l’aveva mai saputo prima, avevano proprietà camaleontiche e riuscivano anche ad imitare, un minimo, il linguaggio di un essere simile a loro. I Centauri erano troppo diversi per essere imitati ma l’home sapiens e l’home nerdarensis sono assai simili avendo un progenitore comune l’home idiotus. Nel mentre il Padrone Supremo girava allegramente, ma non per lui, su un immenso spiedo. Gulliver decise di fuggire da quello che era ora diventato un lungo infernale dal paradiso quale era, purtroppo non vedeva molte alternative. Sapeva bene che questi esseri, questi Nerd, presto si sarebbero rivoltati contro di lui. E l’avrebbero ucciso in maniera… molto cruenta. (Anche perché un certo demone cornuto li avrebbe incitati a farlo, sappiatelo). La salvezza, diciamo un deux ex machina, arrivò dall’Imperatore di Oz. Questo essere che viaggiava per le diverse dimensioni con un completo bianco ancora intonso anche se era passato già per la pantagruelica cena della Vigilia di Natale, apparve dal nulla per salvare Luca.

“Vieni qui Luca, ti ho creato un portale che ti porterà a Lucca, dove tutto è iniziato!” esclamò l’enigmatica figura che indossava anche una maschera d’avorio bianco. Bastardo! Poveri Elefanti!!111 Uccidiamolo! Viva il Movimento del Pentacolo! Dicevo, ecco, che il nostro eroe riuscì ad attraversare il portale ma subito dopo lui, prima che si chiudesse, passò anche uno dei Nerd che aveva il suo aspetto. Luca pensava di essere salvo, ah che bello assaporare di nuovo l’aria di Lucca, che bello vedere le pantegane che nuotavano felici nei canali della cinta muraria, che bello vedere le stelle che si conoscono. Era arrivato alla piazza del Duomo e vedeva i suoi amici, li salutò calorosamente dicendo:

“Non potete immaginare cosa mi è successo!”

Poi venne falciato da una carrozza fantasma, la sua vita si spense sotto gli zoccoli di ronzini dagli occhi di fuoco e il corpo maciullato venne lasciato a quelle stesse stelle che stava osservando con amore e delizia. I suoi amici erano sconvolti ma vennero rallegrati quando videro un altro Luca emergere dalle nebbie del tempo. Era il Nerd che l’aveva seguito e che da allora ha preso il posto del vero Luca Tarenzi. Anche se parla in maniera un po’ meno… sapiente e non usa molti verbi. Poi è pure meno villoso! Insomma tutti ci hanno guadagnato. Bisogna anche aggiungere per essere pignoli che la carrozza che trasportava l’Ambasciatore di Dakar alla reggia londinese della Regina Thirrin per il ricevimento dell’Ambasciatrice del Gran Ducato di Toscana Viola Vitalis era in ritardo e per questo correva. Era solo in ritardo di qualche secolo. La sovrana illuminata (nel senso che aveva sopra un lampadario) quando seppe che l’Ambasciatore di Dakar avrebbe ritardato per qualche altro anno disse soltanto:

“Tagliategli la testa!”

E con questa bella frase, degna dello spirito natalizio finisce il racconto di Natale di quest’anno. Cosa vi ha insegnato? Mah sinceramente non so voi a me Mad Dog il demone cornuto ha insegnato a non fidarmi mai degli scrittori fantasy. Cattivi! E’ giusta l’ora di salutarvi con queste canzone che vi esorto a comprare. Buon Sol Invictus a Tutti!

Personaggi

Luca Tarenzi-Gulliver: Luca Tarenzi

L’Imperatore di Lilluput: Valberici

Il Grande Tesoriere del regno Eleas Applenap: Gianrico Gambino

Il Supremo Ammiraglio della Flotta Skyrim Tanabrus: Gianluca Ninci

La Segretaria degli Affari Privati Fedred Des Tizios: Federica Di Tizio

L’Imperatore di Blefuscu il Furchì Supremo: Fabrizio Furchì

Glumdalclicia: Licia Troisi

La Regina di Brobdingnag, Ninna: Rossella Rasulo

Il Re di Brobdingnag, il Falco : Francesco Falconi

I Tre Dotti di Corte: Leonardo Patrignani, Mario Pasqualotto, Luca Azzolini

Il Nano di Corte: Mad Dog

Il Re di Laputa Adriano Magno: Adriano Barone

Il Borgo-Mastro: Borgo

Lord Barbidi: Francesco Barbi

Gli Accademici di Laputa: Marco Varuzza, Aislinn, Pam, Odry.

Il Re dei Glubbdubrid aka Stregoni: Francesco Dimitri

Morte: Liz Nemesi Biella

Le Madri di Tutto: Sbabby, Noy e Marychan.

La Strega del Nord: Giulia G. Astaroth

Lo Zarbo: Alfonso Zarbo

Il Potente Padrone, Signore dei Centauri: Gl D’Andrea

L’Imperatore di Oz: Francesco Roghi

Thirrin nella parte della Regina Thirrin

Viola Vitali nella parte dell’Ambasciatrice del Gran Ducato di Toscana Viola Vitalis